T-Day

Ho fatto un piccolo sacrificio e sono restato in ufficio fino alle 21:00 per partecipare alla conference call indetta da Telecom Italia subito dopo il CdA della svolta che, come tutti ormai sanno, ha deliberato in due distinte società delle rete mobile e del cosiddetto ultimo miglio. Al termine del processo il Gruppo Telecom sarà formato da tre centri societari: TI SPA (internet, clienti fissi, contenuti), TIM (rete mobile, clienti mobile); TI RETE (Infrastruttura di rete).

Non è successo niente di tutto ciò che si paventava. Nessuna vendita del mobile a soci esteri o fondi di private equity; nessuna vendita della rete alla Cassa Depositi e Prestiti. Da queste parti d’altronde si era un po’ scettici sulle voci che si aspettavano annunci clamorosi nell’11 settembre di Telecom Italia. Incalzato dalle domande di alcuni analisti di UBS e JP Morgan Tronchetti ha ribadito più di una volta che il debito resterà interamente su Telecom SPA e che i target di riduzione restano invariati. Insomma, nulla di nuovo. Semplicemente uno scorporo societario che vede Telecom Italia proprietaria al 100% delle due società che verranno create dalle operazioni di scorporo

Perché ora? Tronchetti spiega che l’integrazione delle tre entità in un’unica società era diventata impraticabile per il broncio dell’authority che aveva più di una volta dato il suo “niet” ad offerte commerciali sulle quali Telecom Italia aveva puntato molto (ADSL2+, offerte integrate adsl+mobile+fisso). Con questo nuovo cappello societario Telecom Italia conta di dare un’accelerazione al varo di offerte integrate e distribuzione di contenuti.

La cosa ha molto senso, ma gli analisti ne sono rimasti un pochino frustrati e non l’hanno bevuta del tutto. Molti hanno incalzato Tronchetti su una possibile vendita di asset. Certo è che lo scorporo è un’operazione propedeutica alla vendita seppur non direttamente mirata a quello scopo. Tronchetti non ha d’altronde escluso di esaminare eventuali offerte che valorizzino quegli asset, ma non sembrava che ci fosse qualcosa di concreto all’orizzonte.

Mentre i blogger italiani, capitanati dal buon Grillo, non fanno che gridare allo scandalo demonizzando l’altissimo debito di Telecom Italia, a mio avviso di questa mossa dovranno preoccuparsi soprattutto operatori alternativi come Tele2, Fastweb e Wind che adesso non potranno più godere della protezione, seppur blanda, dell’authority.

A proposito del debito. Ho fatto un giochino con il foglio elettronico di Google inserendo le stime di Net Debt ed Ebitda di alcune società europee. Per i non addetti al settore il “Net Debt” è una misura dell’indebitamento di una società al netto delle disponibilità di cassa, mentre l’Ebitda (Earning before interest, taxes, depreciation and ammortization) è una misura grezza della differenza tra ricavi e costi della produzione prima del pagamento degli interessi. In genere, quando il NetDebt supera di quattro volta l’ebitda ci si può cominciare a preoccupare della sostenibilità dell’indebitamento.

debitixls.png

Come si vede dalla tabella, Telecom Italia non versa poi in questa tragica situazione. C’è di peggio sia in valore assoluto (Telefonica, France Telecom) sia come rapporto tra NetDebt ed Ebitda (Seat, Autotrade, Eutelsat, Snam).

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3 commenti su “T-Day

  1. Molto interessante. Note minime: il debito che ho visto riportato quasi ovunque (e soprattutto sul comunicato stampa pubblicato) parrebbe essere sui 41,3 Mld (non cambia il ragionamento direi); con Google Spreadsheet puoi “pubblicare” il foglio al volo, sarebbe comodo o del tutto inutile?

  2. Le cifre che ho riportato io su debito ed ebitda sono una media delle stime di una ventina di analisti a fine 2006. Il debito riportato dai giornali si riferisce invece a fine 2005.

    Effettivamente sarebbe stato carino e “collaborativo” da parte mia condividere il file di Google spreadsheet, ma distrattamente ho buttato il file dopo averne fotto uno screeshot. La prossima volta condivido.

    Bye!

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