Santa Intesa

Finalmente si torna a parlare di risiko bancario: pare che il “liberi tutti” di Draghi cominci ad avere qualche effetto. Alla fine di questa settimana settimana i CdA di Sanpaolo e Banca Intesa esamineranno una proposta di fusione tra i due gruppi bancari italiani.

Al di là delle analisi finanziarie che si possono fare, a cui Citigroup deve aver già lavorato alacremente, si può prevedere una bagarre senza precedenti sulla governance della società risultante dall’operazione. Se dovesse infatti esser proposta una fusione alla pari, l’assetto azionario di Santa Intesa sarà il seguente:

Credit Agricole 7,5%
Compagnia di Sanpaolo 7,2%
Fondazione Cariplo 5%
Generali 4,8%
Santender 3,9%
Fondazione Padova Rovigo 3,5%
Fondazione Bologna 2,8%
IFIL 2,5%
Fondazione Parma 2,5%
Banca Lombarda 1,3%
Capitalia 1%
Caisse Nationale des Depots 0,8%

Il Credit Agricole diventerebbe il primo socio della Santa Intesa, mentre le fondazioni italiane arriverebbero a detenere complessivamente il 27% della nuova entità: non abbastanza da garantir loro il controllo. E’ probabile l’uscita di Santander e di IFIL che potrebbero far da ago della bilancia.

La caccia ai titoli Sanpaolo è già cominciata: se ne sono scambiati già 14 milioni adesso con un rialzo del 4,5%.
Certo che se Santander non dovesse gradire la fusione, o se i francesi volessero maggiore influenza, adesso è il caso che si diano una mossa prima che i giochi vengano chiusi con la fusione.

L’investimento fatto un anno fa comincia a dare i suoi frutti.

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