I saw you crying at the discoteque

Davvero mi stupisco della noncuranza con cui categorie del tutto invise all’intera popolazione, i tassinari ad esempio, protestino sguaiatamente ogni qualvolta si cerchi di toccare il loro interesse particolare per tutelare il consumatore generale.

Adesso ci si mettono anche i gestori delle discoteche: quei posti dove ti tolgono dai 20 ai 40 euro per un superalcolico annacquato, tanti decibel ed una serata vuota.

Conosciamo tutti la gherminella della consumazione obbligatoria: l’ingresso in discoteca è gratuito, ma poi sei obbligato a pagare 20 euro anche per la bibita più semplice. Guai a non consumare altrimenti, non ti fanno uscire. Non si tratta di un escamotage commerciale per attrarre il consumatore con l’entrata gratuita, c’è un importante criterio fiscale dietro questo giochino. Le consumazioni al BAR, in quanto vendita di generi alimentari, godono di un regime IVA agevolato del 10% anziché del 20% e così i gestori delle discoteche hanno trovato un modo astuto e subdolo di eludere il pagamento pieno dell’IVA scaricando tutto il costo dell’ingresso su una consumazione obbligatoria. Che poi sarebbe come se in un negozio di vestiti ti offrissero un maglione gratis, salvo poi obbligarti a comprare una lattina di Coca Cola per 90 euro.

Dal momento che il debito pubblico continua a galoppare, che i soldi non ci sono e che da qualche parti bisognerà pur prenderli, si era pensato di assoggettare la consumazione obbligatoria al 20%. Mi sembra una cosa corretta: da una parte si evita una forma di elusione, dall’altra si elimina una forma di tutela per un genere di consumo voluttuoso (lo sballo in discoteca) non paragonabile di certo alla rosetta di pane che compriamo dal panettiere.

E no: ai gestori delle discoteche non va:

E’ un momento critico per il nostro settore – commenta il vicepresidente del Silb-Fipe, Associazione che riunisce le discoteche – in quanto le persone, avendo meno soldi, frequentano di meno proprio i locali da ballo. E’ un duro colpo’. Gli operatori valutano se mettere in atto azioni di protesta ‘di fronte a questo improvviso raddoppio dell’Iva

Prescindiamo solo un momento “dall’improvviso raddoppio dell’IVA”: si tratterebbe della fine di un elusivo dimezzamento, ma comunque. Si parla di “momento critico per il settore”. Voi siete mai stati in una discoteca? Giudichereste in crisi un locale dove non ti fanno entrare se non hai la scarpetta firmata ed una gnocca al seguito e dove c’è sempre la ressa per entrare? Mi sembra invero che i locali continuino ad essere ben frequentati, almeno a Roma. Giudicate voi.

Farmacisti, notai, tassinari, avvocati ed ora i gestori di locali. Di quale altra sanguisuga dovremo sopportare le lagne domani?

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