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Un romantico alla Palma (recensione)
Inserito da danybus | giugno 27, 2006
L’aria del Palma Club era insopportabile e collosa come solo una normale serata estiva nella semi-periferia romana può essere. Gli azzurri avevano appena vinto di rapina contro gli australiani, con molto gusto, ma ciò non rendeva la notte più leggera. Brezza e ponentino latitavano lì nei pressi della Tiburtina. Latitanti sono stati anche i “Non Voglio Che Clara” che dovevano far da spalla ai Baustelle e che invece non si sono né sentiti né visti. Poco male: le cinquecento persone che erano lì al Palma Club (poche, devo ammettere che mi aspettavo un po’ di partecipazione) attendevano tutte il gruppo di Montepulciano piuttosto che i Bellunesi di Non Voglio che Clara.
Mentre un po’ annoiato e molto accaldato discutevo amabilmente di argomenti ameni come il caso Gregoriaci, il mondiale e il referendum seduto per terra in un angoletto del parterre, ecco che si materializza a due metri dal mio angolino il bianchissimo Bianconi avvolto in un abito tetro. Foto di rito con i fan (a cui Valeria mi ha vietato di partecipare con uno sguardo severo e parlante) e cinque minuti dopo la band era al completo sul palco.
I Provinciali (Morire la domenica / chiesa cattolica / estetica anestetica / provincia cronica) dà il via al concerto con un tono appropriatamente dimesso per un incipit. Dalla palma non ci aspettiamo certo l’acustica di un auditorium per musica da camera, ma le condizioni mediocri erano tra l’altro aggravate da un mixer non proprio equilibrato: la voce di Bianconi era totalmente annacquata nelle chitarre e le parole erano pressoché incomprensibili, il ché è davvero un peccato per un gruppo come i Baustelle che punta molto sui testi.
Si prosegue con Sergio (Mica faccio scandalo / se si drizza in pubblico) con cui i Baustelle riescono a scaldare il pubblico che saltella allegramente e canticchia il ritornello. Francesco Bianconi si toglie la giacca nera e resta con una camicia invereconda e sbottonata. Rachele Bastreghi, in un decoltè degno di nota e la solita aria a metà tra la sbarazzina inebriata e la fémme fatale, è alla tastiera e fa smorfie ad un bimbo paffuto in seconda fila.
Rachele smette di far smorfie e inizia anche lei a cantare arrivati al terzo brano del concerto, anche questo tratto da La Malavita. Si tratta di A Vita Bassa, interpretata magistralmente in duetto con Bianconi (E l’antidoto che ho / al futuro anonimo / è la scritta Calvin Klein / è la firma D&G /tatuata sugli slip). I fonici nel tentativo di valorizzare le voci, creano fastidiosissimi feedback che rovinano la performance di Rachele davvero degna di nota (secondo me se la cava meglio di Bianconi).
Finalmente arriva anche un brano dei vecchi album. E’ l’ormonale Love Affair (Nudi sull’erba / Nudi sull’erba / Il fumo ce l’ho /Coraggio ce l’hai?) rielaborata in uno stile un po’ più rock e meno sintetico rispetto alla versione dell’album. L’accompagnamento vocale di Rachele è perfetto e cullante (tu-tu-tu-tu), mentre la voce di Francesco è come al solito ovattata. Tutto sommato mi sarei risparmiato questo brano per un concerto.
Si riprende con La Guerra è Finita (Vagamente psichedelica / la sua t-shirt all’epoca / prima di perdersi nel punk / prima di perdersi nel crack) che sveglia il pubblico dal tepore di Love Affair. Come al concerto del Primo Maggio i Baustelle hanno i arrangiato un po’ diversamente la canzone per far sentire di più le chitarre. Risultato discreto e coinvolgente con il pubblico che canta a squarciagola il ritornello (e nonostante…).
Arriva anche un brano tratto dal primo album dei Baustelle, Il Musichiere 999 tratto da Sussidiario Illustrato della Gioventù (Voglio essere Gainsbourg / Voglio una lolita al). Qui il concerto tocca uno dei momenti più alti. L’arrangiamento molto leggero mette in risalto i vocalismi di Rachele e le parole cantate da Francesco. Sul finale i due improvvisano un duetto in versione rock di Je T’aime Moi Non Plus (brano storico di Gainsbourg). Diciamo che Brigitte Bardot è più credibile di Rachele nel cantare un amplesso assieme a Gaisbourg, comunque l’effetto sorpresa è ben riuscito e piacevole.
Come in ogni concerto dei Baustelle, arriva immancabile la cover di un brano di Patty Pravo, Per una bambola. Qui Rachele dà il meglio di sé e mette del tutto in ombra Francesco relegato dietro alla tastiera. Gli arrangiamenti del brano sono molto aspri rispetto all’originale e la voce di Rachele, pur non essendo propriamente all’altezza di quella di Patty Pravo, riesce a dare qualcosa di molto originale alla canzone.
Rachele resta protagonista con la Canzone del Parco, altro brano tratto da Sussidiario Illustrato della Gioventù (lui e lei ridono / umidi baciano / parole lievi / leggere le piume). La scenografia suggestiva e scontata che si tinge di verde non riesce a rivitalizzare il pubblico in questo brano forse troppo lungo, triste e lento per un concerto all’aperto.
Arriva finalmente Un Romantico a Milano, l’ultimo singolo tratto da La Malavita, ed il pubblico si rianima. Esecuzione come al solito un po’ più rockettaria rispetto alla versione dell’album e finalmente i fonici sembrano aver risulto il problema della voce di Bianconi. Dopo aver fatto gridare al pubblico la frasetta provocatoria che chiude la canzone (L’erba / ti fa male se la fumi senza stile), i Baustelle si congedano.
Qui va in scena la solita e noiosa pantomima del gruppo che fa finta di terminare il concerto per tornare due minuti in scena acclamato dal pubblico. Quando la smetteranno di montarsi la testa questi artisti?
Eccoli che ritornano con una canzone d’accendino (ogni concerto deve averne una). E’ lo struggente brano sul Corvo Joe (Io sono il corvo Joe / faccio spavento / state attenti, lasciatemi stare / solo certi poeti del male mi sanno cantare). Gli accendini si accendono ed il coro parte puntuale, anche se secondo me questo brano è un pochino sopravvalutato.
Si continua con La Gomma ed il suo battibecco adolescenziale tra Rachele e Francesco accompagnati da chitarre dalle tonalità un po’ psichedeliche (e fantascienza ed erezioni / che mi sfioravano le dita / tasche sfondate e pungi chiusi / avrei bisogno di scopare con te).
Si conclude con la violenta e stupefacente Canzone del riformatorio (e dolcemente ti ho regalato / la mia violenza / il mio attimo di gloria) con un Bianconi un po’ stanco e sfatto.
Il pubblico reclama grandi assenti come Martina e Sadi, Valeria reclama Arriva lo ye-ye, ma i Baustelle lasciano il palco sul serio.
Tutto sommato i Baustelle non danno il meglio di loro quando suonano dal vivo: manca un po’ di tecnica e c’è il grosso problema dei testi poco intelligibili.
Quell’atteggiamento indifferente e flemmatico di Bianconi all’inizio è intrigante, ma alla lunga risulta indisponente. Insomma, va bene atteggiarsi alla De Andre’, ma bisogna anche ricordarsi di non essere ne’ De Andre’ ne’ Gaisbourg. Ci pensa Rachele a salvare un po’ il rapporto con il pubblico con qualche interazione clandestina.
Tutto sommato, però, la qualità di scrittura dei Baustelle mi farà dimenticare le performance live non esaltanti e tornerò senz’altro al prossimo concerto.
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