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Collettivo

Inserito da danybus | maggio 31, 2006

Immag188Venerdì scorso sono stato inviato presso la sede sociale dell’Enel per partecipare all’assemblea degli azionisti come delegato di 1.650.000 azioni. Era il mio primo intervento ad un’assemblea di una società quotata ad azionariato diffuso come Enel: è stata una delle esperienze più istruttive (e fiaccanti) che si possano ricevere sullo stato della governance societaria in Italia. Se avete qualche azione di una società quotata nel vostro dossier titoli, vi consiglio caldamente di partecipare anche voi (basta anche una singola azione per ottenere il biglietto di presenza all’assemblea, un buffet gratis e la soddisfazione di prendere a male parole i top manager delle più grandi società italiane davanti alla stampa).

All’assemblea Enel del 26 maggio erano in discussione i classici argomenti di tutte le assemblee primaverili: approvazione del bilancio, destinazione dell’utile, approvazione dei piani di stock option, etc.

Arrivato nella sede sociale di Viale Regina Margherita, vengo invitato a presentare i certificati azionari. L’hostess è rimasta un po’ incredula e guardinga nel vedere uno sbarbatello – la bocca ancora sporca di latte e i bianchi auricolari dell’iPod che facevano capolino davanti alla cravatta – presentarsi con azioni per un controvalore di 11 milioni di euro. Verificata l’autenticità del biglietto di partecipazione e delle deleghe, mi molla un telecomando per il televoto che mostrava sul dispaly “DELLA SETA DANIE – 1.650.000 Azioni“. Dopo aver ritirato la documentazione (una tonnellata di bilanci), mi accomodo in assemblea in una sala dove ci saranno state complessivamente una quarantina di persone che rappresentavano il 31% del capitale di ENEL così distribuito: 20% Ministero del Tesoro (che ha delegato per l’incombenza il prof. Stella-Richter), 10% Cassa Depositi e Prestiti (nella leggiadra veste delle Dott.sa Clara), il Sottoscritto che portava lo 0,03% ed altri piccolissimi risparmiatori (il più ricco era un pensionato che portava 20.000 azioni).

Immag187Per capire l’atmosfera dell’assemblea Enel è bene fare un brevissimo ripasso di diritto societario. Essendo andate deserte le prime due convocazioni dell’assemblea, è noto che in terza convocazione le deliberazioni assembleari vengono approvate con la maggioranza dei voti presenti e con la maggioranza del capitale sociale. Dal momento che il Tesoro rappresentava il 99% dei voti presenti in assemblea (30% su 31% presenti) è evidente che il prof. Stella-Richter era il dominus assoluto del consesso rendendo un puro pro-forma il voto degli altri azionisti (il mio compreso).

Mi aspettavo, dunque, una votazione veloce e snella. Niente di più sbagliato. Già nel momento in cui l’anziano presidente Gnudi (che nell’occasione mi ricordava per rincoglionimento la presidenza ad intermin di Scalfaro, per accento Francesco Amadori) nomina il notaio a redigere il verbale, si alza un pazzo che richiama l’art. 12 del regolamento assembleare e pretende che siano gli azionisti ad approvare la proposta del presidente: era il primo di una lunga serie di disturbatori. Nelle ore successive si sarebbero fatti avanti una trentina di persone (chi con 100 azioni, chi con 10 azioni) che salivano sul podio per rivolgere le domande più disparate all’amministratore delegato Conti e agli altri membri del CdA. C’è chi ne ha approfittato per fare filippiche sul protocollo di Kyoto, chi si è lamentato della campagna pubblicitaria, chi ha proposto sconti in bolletta agli azionisti ENEL. Arrivati all’approvazione del piano di stock option si è levato lo sdegno dei pensionati che dovevano esser chiamati ad approvare ricompensi a sei zeri per l’amministratore Conti. C’era qualcosa di tenero in quei signor Rossi che vivevano nel cerimoniale assembleare il loro piccolo momento di gloria; c’era qualcosa di frustrante nel dover restare incollato ad una sedia per sette ore a sentire chi interveniva ponendo interrogativi del tipo: “ma perché non sale l’azione?”. Fortunatamente (e per mia disgrazia) non si può negare agli azionisti, neanche a quelli portatori di una sola azione, il diritto ad almeno un intervento su ognuno dei punto in discussione.

Il Prof. Stella-Richter verso le 18:00 era stravolto e bisognava ancora discutere l’ultimo punto. Schiaccio l’ultimo “SI” sul telecomando del televoto verso le 18:45 ed esco stremato ma ben istruito su un istituto della vita societaria che conoscevo solo dai libri. Mi riprometto di comprare un’azione Alitalia per poter smerdare Cimoli alla prossima assemblea (se ancora sarà lì), un’azione Telecom per rompere le scatole a Tronchetti sui costi dell’ADSL in Italia, un’azione Mediaset semplicemente per il gusto di poterne dire quattro a Piersilvio Berlusconi.

Voi fate altrettanto e siate sempre azionisti attivi!

1 Comment »

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One Response to “Collettivo”

  1. Daniele Says:
    giugno 1st, 2006 at 10:51 am

    Ma dai!? E’ così spettacolare?!
    Non conoscevo questa cosa (vista la mia risaputa ignoranza in materia). Ma se all’assemblea di Mediaset vedi un pazzo sbraitare e chiedere spiegazioni sulla qualità dei programmi trasmessi aspettati di vedermi!! 😉