Volano tutti tranne Alitalia

Faccio notare che mentre il titolo Alitalia ritocca i minimi storici bruciando l’ennesimo aumento di capitale sottoscritto solo qualche mese fa anche con i soldi delle tue tasse, il sistema aeroportuale italiano registra nei primi quattro mesi il numero record di 34,6 milioni di passeggeri.

Nonostante il suo passato da Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato, direi proprio che Cimoli abbia perso il treno ;-). Se Alitalia riesce a presentare pessimi conti con il traffico passeggeri italiani a livelli record, figuriamoci cosa sarebbe successo in una fase negativa.

E adesso quel canuto ministro che mi ricorda tanto il mago Gandalf farebbe bene a mandare a casetta Cimoli e i costosissimi manager McKinsey, che in un anno e mezzo sono riusciti a chiedere un miliardo di euro per l’aumento di capitale senza risolvere uno, dico solo uno, dei mille problemi che affliggono la compagnia di bandiera.

Performance a un anno delle principali compagnie europee:

AirFrance-KLM: +31%
British Airways: +28%
Iberia: -24%
Ryanair: +8%
Easyjet: +41%
Lufthansa: +37%
Alitalia: -61%

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3 commenti su “Volano tutti tranne Alitalia

  1. Chiedo a te perché sei l’esperto 🙂 Perché non fanno fallire Alitalia per poi ricostruire una compagnia di bandiera nuova, più snella, più competitiva e soprattutto non in mano a politici e sindacati? In Svizzera e Belgio dopotutto han fatto così…

  2. Io esperto? Nahhh…

    Al tuo quesito si potrebbe rispondere: “Perché siamo in Italia”. Ma sarebbe troppo sbrigattivo e riduttivo, per quanto pienamente esplicativo dell’idrovora Alitalia.

    Proviamo comunque a fare qualche rapida considerazione. E’ sempre brutto far fallire la compagnia di bandiera e licenziare, ma per il caso Alitalia è ancora più brutto essendo un datore di lavoro molto più grande di Sabena e SwissAir. Non solo per le dimensioni del paese Italia (10 volte più grande del Belgio), ma soprattutto per alcune scelte strategiche come quella di operare nei servizi di Handling e di servizi di manutenzione in proprio. Mentre tutte le compagnie di questo mondo quando atterrano in aeroporto pagano un quid alle società di handling per smistare i bagagli, stampare le carte di imbarco e gestire il flusso passeggeri, in molti aeroporti italiani Alitalia fa queste operazioni internamente tramite la propria controllata Alitalia Airport (prima nota come AZ SERVIZI). L’attività di handling è un’attività che richiede notoriamente un casino di manodopera e non rende una sega. Basta vedere i bilanci di SEA handling e ADr Handling: i rispettiivi scali aeroportuali pagherebbero oro per riuscire a fare quello che ha fatto l’Aeroporto di Venezia (cioè uscire compeltamente dall’attività di handling e far scannare concorrenti terzi), invece Alitalia si inventa questa proficua attività, fondamentalmente per assumere sul territorio e far qualche favore a chissà quale politico.

    Sulla necessità imeprativa di evitare il fallimento Alitalia c’è un consenso bipartisan che non si riesce a vedere neanche quando l’Italia subisce perdite in guerra. Quale governo vuoi che si renda responsabile del licenziamento di migliaia di dipendenti e del fallimento della mitica Compagnia di Bandiera? Considera che poi c’è il rischio che la compagnia aerea che rinasce dalle ceneri del fallimento finisca in mano ai capitali esteri (Swiss è di Lufthansa).

    Non mi va di cercare numeri precisi, perché sono reduce da 7 ore di assemblea degli azionisti ENEL (un’esperienza provante che non consiglio a nessuno), ma un fallimento è del tutto improbabile, ancor di più adesso che c’è un “comunista” al ministero dei trasporti (non che il liberalissimo governo Berlusconi abbia fatto di meglio, anzi andrebbero fucilati solo per la nomina di Cimoli).

  3. Il punto è proprio questo: il consenso politico necessita costi. E quale governo neoeletto, e per giunta con una maggioranza così esigua e risicata come quello di Mortadella si prenderebbe la briga di mandare a casa più 20.000 dipendenti fortemente sindacalizzati? Faccio 2 considerazioni.

    1) Se in questo momento, con lo stress dei conti pubblici e la spada di Damocle delle rating actions sul nostro Paese, l’azione Alitalia quotasse attorno ai 15 euro, credo che il Viceministero dell’ Economia (a buon intenditor poche parole) non esiterebbe troppo a disfarsi di una parte della propria partecipazione (49.90%)ad un operatore magari più efficiente. In altre parole, vendere a 0.78 euro significherebbe congelare una perdita (anche se immagino la partecipazione sia già stata svalutata) e perderci la faccia.

    2) Da un punto di vista tecnico, Alitalia è tecnicamente una società fallità. L’azione quota a 0.78 euro (massimi 15 euro inizio 1998), gli utili attessi sono in rosso fino al 2009.

    Up!

I commenti sono chiusi.

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