L’appartamento francese \1

Oggi ascoltavo Brassens sull’iPod (bisogna ascoltare intensamente un album di Brassens almeno una volta ogni tre mesi) e mi è tornato prepotentemente in mente qualche ricordo di Parigi che vi ripropongo su queste pagine

E-mail inviata agli amici dopo tre giorni che ero a Parigi (18 settembre 2003)

chaptal18.jpg18 Rue Chaptal (si pronuncia “sciaptàl”, non cominciate a dire “Kàptal” o cose del genere!!), qui comincia la mia avventura parigina. E’ una viuzza che a prima vista sembrerebbe uno dei tanti vicoletti anonimi del nono arrondissement, ma invece ha qualcosa di speciale. E’ una sorta di ossimoro topografico. Ospita il “Musée de la vie Romantique” (Museo della vita romantica), ma girato l’angolo potrete entrare anche nella “Taverne du Bar”, una bettola sulfurea sempre piena di donnine facili con annessi protettori. Ci sono due Ecoles Materneles (Asili), ma sulla via parallela si possono ammirare le pale del Moulin Rouge! Girando a sinistra c’è Rue de Montmartre (simbolo della Parigi bohemienne), mentre scendendo per Rue Blanche si arriva alla “Trinité”, un’imponente chiesa in stile gotico. Non mi poteva capitare luogo più strano per il mio soggiorno all’estero.

La mia casetta si trova al numero 18 ed è circondata a sinistra dal Musée de la vie romantique, a destra da un asilo nido che ospita marmocchi francesi facenti funzione di molesta sveglia indesiderata! Anche a Roma il balcone della mia camera dà sul cortile di un asilo i cui bambini chiassosi mi danno abbastanza sui nervi. Sarà destino: io che odio i marmocchi urlanti alla fine finisco sempre per essere svegliato da loro! La casetta ad ogni modo è molto carina. Entrati dal portone sarete accolti da un giardinetto con tanto di lampioncini in stile Montmartre vi troverete poi davanti alla palazzina “B” dove attraverso una porticina che sembra stata concepita per la casa degli Hobit (se siete più alti di 1.70 rinunciate pure a farmi una visitina) si accede a delle scale strettissime: al primo piano, porta di destra, c’è un miniappartamento di 60 metri quadrati (scarsissimi e carissimi) che ospita me e Carlo, il mio coinquilino. Lo spazio è limitato ma sfruttato molto bene; la proprietaria della casa ha poi avuto molto ben gusto nell’arredarla con mobili ottoncenteschi. Abbiamo tutte le comodità che si potrebbero desiderare: Tv via cavo, Lettore DVD, telefono, impianto Hi-Fi, due computer poratili, Playstation, lavastoviglie, microonde ed una donna di servizio che viene a lavare la biancheria e a sistemare il porcile che creiamo in casa. Non fate prediche sullo stile ma-che- cavolo-di-erasmus-è-mai-questo perché io sono venuto a Parigi anzitutto per farmi una bella e lunga vacanza. Se avessi voluto stare scomodo avrei evitato di rinviare il mio servizio militare e mi sarei arruolato in marina! E comunque a 22 anni finalmente sto acquisendo diverse abitudini da persona adulta, indipendente e meno vizziata: mi rifaccio il letto tutte le mattine, ho imparato a caricare la lavastoviglie, vado a fare la spesa (ancora devo trovare un macellaio buono); oggi ho pelato le patate e le ho saltate in padella, ieri ho preparato pasta con melanzane per tre persone. Non muoio certo di fame come alcuni di voi temevano.

Tutto va bene insomma. Mi sono ambientato alla grande per il momento. Ho aperto un conto corrente in banca alla BNP Paribas, mi sono iscritto al ClubMed Gym per la modica cifra di (omissis), ho un numero di telefono fisso francese a mio nome ed un numero “Orange” (un operatore di telefonia mobile francese); la mia macchinetta dopo essersi fatta 1450 km è parcheggiata qui vicino sulle strisce blu (qui sono bianche e c’è scritto “Payant”) di Rue Blanche senza aver pagato il parcometro: probabilmente i vigili del quartiere già conoscono a memoria la targa, speriamo che non arrivino le multe! Fa un certo effetto vedere il proprio nome su un citofono parigino e sulla cassetta delle lettere accanto a tanti nomi francesi. Se non dovessi tornare fra 6 mesi già farei stampare nuovi bigliettini da visita con il mio nuovo domicilio ed i miei nuovi numeri, ma per il momento è un po’ presto: quello è un sogno che rimandiamo un po’ più in là nel futuro. Anche perché per il momento la mia Roma un po’ mi manca. Sono le piccole cose che più te la fanno mancare. Il cornetto che è molto meglio di questi croissant pieni di burro che ti propinano a Parigi; le prelibatezze del sorchettaro all’una di notte; il caffè che qui è decisamente peggiore di quello che ho bevuto a casa di certe amiche; la “punta” a Piazza Mazzini o davanti all’Adriano; Il Tg5; il Corriere Della Sera la mattina davanti alla porta; le corsette a Villa Borghese; ma soprattutto il calore degli amici…

Le lezioni dell’università ancora non sono cominciate per cui passo le giornate facendo lunghe passeggiate, leggendo ai Jardins du Luxemburg o ai Jardins de les Tulleries. Mi giro Parigi in macchina cercando di imparare le strade (neanche dovessi sostenere l’esame da tassinaro!) e la sera si esce soprattutto a St Germain: Rue de Buci è decisamente una delle mie vie preferite. Per il momento ho conosciuto una fiorentina un po’ troppo intelettualoide ma simpaica ed una francese di nome “Estelle” veramente odiosa e piena di sé.

Ad ottobre cominciano le lezioni…

Un salutone a tutti, ci vediamo presto, spero a Parigi. Venite a trovarmi
quando volete (uno alla volta!)

1. continua

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