Il grafico del giorno: competitività

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Oggi è uscito un fenomenale articolo di Martin Wolf che analizza l’attuale situazione politica in Europa.
Italia, Germania e Francia, che da soli fanno i 2/3 del PIL dell’area Euro, si trovano tutti in una situazione di difficile governabilità: chi alle prese con una Grande Coalizione, chi con le rivoluzioni di piazza, chi con le contenstazioni elettorali. Economicamente, però, c’è chi è messo meglio e chi peggio. In particolar modo l’Italia è l’unico paese in cui la produttività del fattore lavoro è calata marcatamente dal 2000 al 2004 come si può vedere dal grafico a sinistra. Il passo più significativo dell’articolo è senz’altro questo:

In un’area valutatria, ogni bisogno d’aggiustamento del costo del lavoro rispetto ad altre aree valutarie si fa tramite una svalutazione del tasso di cambio. Per paesi appartenenti alla stessa area valutaria, l’aggiustamento può esser fatto solo e soltanto mediante un taglio dei costi del lavoro.

In Italia si è fatto per molto tempo ricorso alla svalutazione della lira per sopperire alla minore produttività del fattore lavoro. Con l’entrata nell’euro il giochino non funziona più. Il grafico a destra mostra che attualmente avremmo dovuto scontare una svalutazione della nostra valuta del 20% per rimanere competitivi nell’area euro. Lapidario, Martin Wolf propone una soluzione per l’Italia:

La perdita di competitività italiana può essere recuperata solamente mediante un prolungato periodo di salari sotto la media europea. E’ una soluzione che farà molto male

Auguri.

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2 commenti su “Il grafico del giorno: competitività

  1. Sono portato a pensare che in un’economia di mercato la politica fiscale debba creare gli incentivi efficienti per aumentare il grado di competitività dell’intero sistema prodttivo. La domanda corretta da porsi è, a mio parere, la seguente: qual è l’apporto di efficienza fornito da un mero taglio del costo del lavoro? La recente applicazione della Legge Biagi ha dimostrato che l’apporto è stato molto modesto, non essendo stato accompagnato da una politica fiscale volta ad incentivare gli investimenti del settore privato.

    L’effettiva mancanza di flessibilità nella contrattazione salariale del lavoro DIPENDENTE e la presenza di REDDITI da lavoro basati su RENDITE di posizione (notai, tassisti, farmacisti, palazzinari)rendono il nostro mercato del lavoro piuttosto inefficiente. Tuttavia, una parte di questa inefficienza viene assorbita per merito del settore privato. In che modo? In assenza di incentivi all’investimento in produttività, attraverso l’acquisizione di forza lavoro a basso costo.

    In tutto questo l’ Economist, anche se redatto in lingua altisonante, continua a non proporre soluzioni di senso economico. Dal mio modesto punto di vista, il nuovo Governo dovrà essere vocato a:

    1)creare incentivi ad investire in produttività (output/costo orario del lavoro dipendente) quanto prima, soprattutto in contesto macro che vede tassi in rialzo. In altre parole, nn perdere di vista l’importanza del settore privato concentradosi esclusivamente sul maquillage di bilancio pubblico (a la Tremonti).

    2)aumentare il grado di flessibilità del mercato del lavoro DIPENDENTE incentivando le imprese a remunerare i propri DIPENDENTI sulla base della produttiità e del merito (funziona così nei Paesi Anglosassoni). Del resto, i numeri confermano che la produttività marginale del lavoro non dipendente, così come ideato da Biagi e dai suoi collaboratori, è pressochè nulla. Mi rendo conto che in Italia una politica del genere necessiterebbe dei costi molto alti in termini di sforzo nel momento della contrattazione sindacale e di eventuali perdita di consensi. Del resto qualcuno le palle deve pure tirarle fuori… o no?

    3) Nel frattempo, disincentivare tutte le forme di rendita da posizione. Fino ad ora il GDP reale del nostro Paese ha laggato pesantemente rispetto al resto dell’ EU perchè il nostro sistema produttivo non ha ricevuto incentivi alla generazione di reddito.

  2. Tu butti giù due cacchiate prese dal Financial Times e lui ti scrive tra i commenti un trattato di Economia Politica…. impagabile 😉

I commenti sono chiusi.

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