Media ed Internet: amore ed odio

Inciso doveroso, premessa importante. In questo blog non si parlerà più di politica fino alle prossime elezioni (Tre mesi? Quattro?). Detto questo, ricominciamo a trattare i nostri argomenti preferiti.

In casa Disney (Walt Disney, ABC, Pixar) si è messa in moto una piccola rivoluzione, per la verità già avviata da qualche tempo, che avrà serie ripercussioni per il mondo dei media: si tratta di Internet. ABC offrirà la possibilità di scaricare gratuitamente episodi di alcune delle sue serie televisive (come Lost): i filmati potranno essere salvati sul proprio hard disk e saranno ovviamente riempiti di pubblicità che l’utente non può saltare. Quest’ultima mossa ci offre lo spunto per parlare un po’ del rapporto perennemente conflittuale tra Internet e Tv.

Di sinergie fra televisione e rete se n’è parlato fino allo sfinimento, ma al di là di fusioni mirabolanti, business plan faraonici, nessuno si è mai sognato di sostituire il televisore con il computer. In particolar modo, i fornitori di contenuti non hanno mai avuto una seria intenzione di rinunciare a quel ricchissimo business model che consentiva loro di trasmettere qualsiasi cacchiata su 300 canali, farli pagare all’abbonato e riempirli di pubblicità. Prendi Mediaset e Rai: godono di un duopolio bellissimo che consente loro di essere padroni indiscutibili di ciò che trasmettono e realizzare ingenti di ricavi da pubblicità. Prendi Sky: incassa dai 30 agli 80 euro da ogni abbonato che per vedere una partita di calcio deve abbonarsi ad un pacchetto di canali televisivi che spazia dal canale di viaggi a quello di cucina. Un manager sano di mente non rinuncerebbe mai a dei business model tanto solidi solo perché fa fico vedere un film su Internet; non lascerebbe mai il contenuto della sua materia prima (il contenuto) allo spettatore.

E’ arrivata, però, la banda larga. Sono arrivati, però, i primi sondaggi che spiegano come in Inghilterra la gente passi più tempo su Internet che davanti alla televisione. E’ arrivato BitTorrent che mi consente di evitare il televisore anche quando voglio vedere Lost, 24 e qualsivoglia ben di Dio. E’ arrivato il nuovo iPod con iTunes che permette di scaricarmi in tutta comodità serie tv di grido video musicali e anche alcuni lungometraggi per 1,99$,. Non sorprende che i budget pubblicitari delle aziende si rivolgano sempre di più ad Internet a detrimento della televisione, rendendo obsoleti quei vecchi business model tutti basati sulla passività dello spettatore e l’acritica accettazione della televisione come miglior mezzo per la pubblicità.

Rischiando di vedersi letteralmente mangiati vivi da Internet, le media company americane hanno cominciato a darsi da fare con una serie di iniziative che riassumiamo qui:

– Sei mesi fa Disney ha si è accordata con iTunes per vendere a 1,99$ episodi di alcune serie televisive, show televisivi ed alcuni lungometraggi

– La NBC ha offerto la possibilità di vedere gratuitamente, in streaming, le partite di basket del NCAA.

– Alcune case cinematografiche (Warner Bros,Universal Pictures, Sony Pictures, Paramount Pictures, Twentieth Century Fox and MGM) permettono oggi di scaricare per 20-30$ interi DVD direttamente da Internet, subito dopo l’uscita cinematografica.

– Ed oggi ecco che ABC permette di scaricare gratuitamente gli episodi di Lost il giorno dopo la messa in onda in TV.

Le iniziative, seppur dettate dalla necessità di giocare d’anticipo prima che la TV sia completamente cannibalizzata da Internet, sono lodevoli, ma hanno una sostanziale pecca: trasportano su Internet dei business model vecchi (la pubblicità, la vendita del DVD). Disney è uno degli operatori meglio posizionati in questa fase critica, ma a vincere sarà chi troverà quel quid tecnologico in grado di stravolgere i business model. La pubblicità di Google è un buon esempio di come una piccola miglioria tecnologica, possa reindirizzare miliardi di dollari da vecchi modelli (i banner, le inserzioni sui giornali), verso nuovi concetti come le pubblicità testuali (adsense). Fino ad ora le iniziative come Youtube, Video Google non mi convincono: la prossima “Big Thing” deve ancora arrivare e sorprenderci. E allora saranno dolori.

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