Nathalie (ascoltata e vista)

nathalie45.jpgVi ricordate quella ragazza italo-belga, Nathalie, di cui vi avevo parlato qualche tempo fa? L’ho ascoltata prima al Blue Note e poi in un’enoteca chiamata “Ebbbri e Sobbbri”. Come promesso, il verdetto.

La ragazza si presenta benissimo. Esile, timida e con un faccino pulito che di fronte a te arrossisce come quello di Lucia davanti a Don Rodrigo. A sentirla parlare non la definiresti un animale da palcoscenico: sembra temere lo sguardo dell’audience, si chiude in se stessa e nel presentare i brani riesce raramente a fare discorsi che vadano oltre la semplice enunciazione del titolo. Non so bene quanto quest’atteggiamento sia studiato o spontaneo, ma suscita tenerezza ed empatia nel pubblico, funziona. E’ cantando che Nathalie si trasforma. La ragazza ha una voce incredibile, che forse non ti aspetti da quel minuto corpicino e quel visetto impaurito. Ha un timbro potente che tencicamente sfrutta alla perfezione con diversi salti d’ottave, anche se alcune delle mie amichette – tra lo snob e l’invidioso – giurano di averla sentita stonare qualche volta. Io l’ho sentita eseguire magistralmente dei brani di P.J. Harvey e questo mi basta per adorare la sua voce. Il pianoforte lo suona un po’ à la Fiona Apple: niente di stratosferico, giri semplici, intensi ed aggressivi a sottolineare la parte vocale. Nathalie ha delle ottime basi di partenza e ne è ben conscia. Ha gli strumenti perfetti per esprimere ciò che scrive, ma purtroppo quelli che dovrebbero essere mezzi per d’espressione, diventano il fine dell’espressione. Così le canzoni di Nathalie peccano un po’ di autoreferenzialità, freddezza e ripetitività. Sembrano scritte apposta per alzare e mostrare la voce, non ci trovi sentimento. Quando senti “My Reflection” per la prima volta resti stupefatto dall’aggressività della voce, ma è una canzone che tutto sommato ti lascia poco. E dopo tre canzoni cantate sullo stesso registro, quando scompare l’effetto sorpresa e e di stupore per la voce, subentra un po’ di noia. Diverso è il discorso quando la ragazza si mette ad interpretare delle cover: cambia la musica, in meglio, e l’esecuzione resta sempre perfetta.

Se si mettesse a scrivere come quella pazza di Fiona Apple (con molta spontaneità) e abbandonasse quella malinconia manierata, potrebbe diventare molto molto brava. Per il momento resta una bravissima cantante in attesa di diventare un bravissima cantautrice.

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