Catastrofisti

Qualcuno si ricorderà del pietoso siparietto consumatosi a Davos tra Giulietto e Roubini. Non eravamo ancora in campagna elettorale, ma Goldman Sachs e l’economista armeno cercavano di far capire ad un supponente Superministro che l’Italia non era poi messa così bene dopo cinque anni di governo Berlusconi.

Oggi Roubini rincara la dose, ribadendo un po’ quello che era stato scritto sul Financial Times da Lachman

(ANSA) – FRANCOFORTE, 20 MAR – A causa dei suoi problemi economici l’Italia potebbe uscire dall’euro. E’ quanto teme il consigliere dell’Fmi Nouriel Roubini. In un’intervista a un settimanale tedesco Roubini ha detto che ‘senza delle vere riforme, la probabilita’ che cio’ si verifichi e’ assai grande, forse gia’ in cinque anni. E i paralleli con l’Argentina prima della bancarotta – ha aggiunto – sono semplicemente enormi’.

NB: palesare la situazione critica della nostra economia non è una manifestazione d’affetto verso il centro-sinistra. Sono piuttosto scettico che la parte avversa possa fare meglio. Epperò, la presa di coscienza del problema mi sembra condizione necessaria per affrontarlo. Se si continua a cantilenare “Tout va très bien, Madame la Marquise” a Vicenza non si risolve motlo.

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5 commenti su “Catastrofisti

  1. Teoricamente sì…

    Le finanze pubbliche si stanno avvicinando con costanza verso la situazione pre-1999, quando non si sapeva se l’Italia sarebbe entrata o meno nell’euro. All’epoca c’erano da privatizzare Telecom, Eni, Enel, Finmeccanica. C’erano da cartolizzare i contributi INPS e da vendere gli immobili. Imperversava il boom della new economy, il pil cresceva a botte del 2-3% l’anno ed un barile di petrolio costava tra 10 e 20 dollari.
    Dovessimo raggiungere di nuovo un debito pubblico di circa il 110% il PIL, la situazione non sarebbe più sostenibile.

    In pratica è molto difficile che la BCE sia così fiscale da cacciarci dall’euro per uno sforamento dei parametri….

    Se l’Italia uscisse ora dal sistema monetario europeo (come è già successo già dieci anni fa), potrbbe collassare tutta l’economia italiana(alcuni stimano che dovremmo pagare 50 miliardi di euro in più ogni anno solo per gli interessi), un pezzo importante su cui si fonda l’Euro. Perciò la Banca Centrale Europea sarà più che indulgente con l’Italia.

    Ciononostante, la situazione è preoccupante e se l’Italia si dovesse un giorno trovare nella condizione di non poter rimborsare il suo debito, la BCE non potrà farci nulla.

    Uno poi può anche dire: “se siamo sopravvisuti finora con un debito ben più alto, perché non dovremmo farcela ora?” Beh… Se il debito dell’Italia fosse detenuto interamente da italiani (come è stato fino agli anni ’90) non ci sarebbe nessun problema… Il Giappone è ben più indebitato di noi ma i creditori sono tutti giapponesi. Il problema è che oggi metà degli interssi che l’Italia paga sui suoi BOT e BTP se ne vanno all’estero. l’Argentina, tanto per fare un paragone alla Roubini, aveva collocato quasi la totalità del suo debito all’estero.

    Certo, oggi un BTP italiano rende lo 0,2% in più rispetto ad un analogo titolo tedesco (Bund). Ciò vuol dire che il mercato non ci crede molto ad un’uscita dell’Italia dall’euro. Tanto per fare un esempio… Prima dell’entrata nell’euro, il mercato richiedeva ai BTP italiani un rendimenti superiori a quelli tedeschi di +4%.

    Sull’argomento aspettiamo anche un parere di SaXXon che di mercati obbligazionari se ne intende…

  2. Scusa se rompo: che significa che “oggi metà degli interssi che l’Italia paga sui suoi BOT e BTP se ne vanno all’estero”?

    Io non sono molto ferrato in ste cose 🙂

  3. Facciamola semplice. Diciamo che tu sei caymag.com. Non puoi far fronte ai costi di hosting e devi indebitarti per pagare la fattura del server. Se i tuoi soci sono ricchi, ti indebiti con uno di loro (Andrea). Ogni anno paghi degli interessi e dopo 10 anni restituisci tutto. Alla fine i soldi restano “in famiglia”, gli interessi arrichiscono Andrea che comunque non ti farà mai andare in banca rotta e sarà sempre a disposto a darti credito. Se invece i tuoi soci non hanno una lira, tocca chiedere i soldi in prestito ad un banca e quella, sì, potrebbe chiudere i rubinetti e farti fallire se non paghi puntuale….

    Ecco. Quando il Burkinafaso deve indebitarsi non può certo chiedere i soldi ai suoi cittadini (‘i suoi soci’)che non hanno una lira. Li chiede all’estero (banche estere, Fondo Monetario e company) mettendosi nelle nostre mani. Se invece sei l’Italia degli anni ’90 o il Giappone di oggi puoi indebitarti con i tuoi stessi cittadini: gli interessi che paghi restano dentro il paese, tutti si arrcchiscono, tutti sono contenti e tutti continuano a farti credito (come Andrea per Caymag ;-). Non è una tragedia se aumenti l’indebitamento, tanto resta tutto in famiglia.

    Adesso l’Italia ha cominciato a collocare metà del suo debito fuori dalla penisola… Da una parte il debito diventa troppo grande, dall’altra i cittadini risparmiano meno e non investono per dei bot che rendono solo il 2%. Per questo diventa più preoccupante di dieci anni fa un debito elevato; per questo diventiamo più simili all’Argentina.

    Spero di esserti stato d’aiuto (e che Andrea non sia troppo tirchio 😉

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