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Fiat voluntas agnellorum
Inserito da danybus | gennaio 31, 2006
Quando avrò più tempo e meno impegni proverò a scrivere qualcosa di più preciso e definitivo su ciò che sta succedendo in questi giorni a Torino tra Piazza San Carlo e Via Nizza. Nel frattempo butto giù qualche rapida considerazione in ordine sparso sull’unica “vera e grande industria italiana”
- E’ da un anno che a Torino si vantano delle virtù di un grande modello su cui sono riposte tutte le speranze della ripresa di Fiat. Sì Signori! Parliamo della Grande Punto. Finalmente a settembre il modello viene presentato alla stampa con tanto di campagna pubblicitaria gggiovane e colonna sonora di Vasco Rossi. Dopo una settimana tutto tace. Gli spot con Vasco Rossi si volatilizzano e, nei concessionari, della Grande Punto neanche l’ombra, solo depliant. Passa qualche mese e tutti i comunicati stampa non fanno altro che parlare dell’ottimo livello di ordini dei nuovi modelli.
Domanda: quante “Grande Punto” avete visto in città? A Roma non se ne vede neanche una. Eppure, gli ordini vanno benissimo e Fiat Auto ha compilato un business plan con crescita degli ordini a due cifre a livello europeo. Gatta ci cova…
- Nel frattempo tre grandi banche venute in possesso, loro malgrado, di una rilevante partecipazione derivante dalla conversione forzata del “prestito convertendo” per tre miliardi d’euro, vendono sul mercato le loro azioni Fiat preferendo sopportare forti perdite in conto capitale piuttosto che rimanere azioniste di Fiat. Queste banche sono Sanpaolo, BNL e MPS. Sì, sì, avete capito bene! Anche Sanpaolo: l’istituto torinese per eccellenza. Il fido e sabaudo alleato che Fiat ha sempre avuto al suo fianco ogni volta che ci fosse stato bisogna di tirare fuori i danè’. In un mondo normale il Sanpaolo che vende Fiat sarebbe un segnale piuttosto preoccupante. Se c’è una banca che conosce bene Fiat quella è Sanpaolo.Gatta ci cova…
- In un mondo normale i giornali cercherebbero di capire il perché di queste vendite. In un mondo normale. In Italia la Fiat possiede il 100% del quotidiano “La Stampa”, il 10% del Corriere della Sera ed il suo presidente è a capo de Il sole 24 ore. Così succede che in Italia si vaneggia sui motivi che hanno portato il Sanpaolo a vendere cercando motivazioni politiche e immaginando chissà quali complotti machiavellici. C’è un velato intento a ridicolizzare l’istituto torinese in certi articoli di giornale, un po’ come se dietro la penna dei giornalisti ci fossero Marchionne e Montezemolo: ma non facciamo facili illazioni. L’insistenza sulla vendita del Sanpaolo è stata in qualche modo drogata e, a detta di alcune redazione, c’è dietro la pressione dell’ufficio stampa di Fiat. Gatta ci cova…
- Proprio sulla situazione convertendo i giornali stanno dipingendo un quadretto tanto roseo quanto finto. Sembra assodata la piena fiducia degli altri istituti del convertendo che ancora non hanno venduto (Unicredit, Intesa e Capitalia). In realtà ognuno di questi istituti ha dichiarato sin dall’inizio del convertendo, fino al pasticciaccio brutto dell’equity-swap di Exxor, di non ritenere strategica la partecipazione in Fiat. I grandi banchieri da Passera a Profumo, passando per il bruschettato Arpe, si sono ritenuti beffati e sorpresi della mossa con cui IFIL ha mantenuto il controllo in Fiat, derubando in pratica le banche. Nonostante quel che si dice in giro, non è solo il Sanpaolo di Salza a voler scaricare Fiat. C’è ancora mezzo convertendo (1,5 miliardi) che è rimasto in pancia ad Unicredito, Intesa e Capitalia che non hanno nessuna voglia di tenersi una partecipazione scomoda e per niente piccola in una società che dà solo grane. Finora i tre istituti rimasti nel convertendo si sono limitati a reagire con un imbarazzato silenzio ai quadretti rosei dei quotidiani, ma secondo me gatta ci cova…
- A proposito di Convertendo. Mentre tutti i giornali erano affaccendati nel cercare il modo migliore di ridicolizzare il Sanpaolo che ha venduto Fiat, pochissimi hanno dato rilievo alla notizia che sull’operazione Exxor ci sono attualmente due indagini. Una delle Consob ed una della procura di Milano. Tanti auguri ad IFIL.
(chi mi legge da un po’ si ricorderà che già nel mese di settembre avevo espresso qualche perplessità sull’operazione EXXOR mentre Corriere e Sole battevano le mani ad IFIL)
Ho dimenticato qualcosa? Beh, in mezzo a tutto questo momento molto delicato ci sarebbero da segnalare le stupefacenti avventure di Lapo, ma si tratta di note di colore forse estranee a Fiat. Non resta che sperare che le vendite del Grande Fantasma – pardon – della Grande Punto continuino ad andare bene. Intanto Fiat dovrebbe preoccuparsi di affrontare un Grande Problema: la N uova Yaris. Costa il 10% di meno della Grande Punto, offre 3 anni di garanzia, una qualità di fabbricazione oggettivamente superiore, un design indubbiamente più recente di un progetto vecchio di due anni come quello della Grande Punto, dotazione di sicurezza maggiori, consumi minori, un lettore CD di serie e – cosa da non trascurarsi – la disponibilità dell’auto in concessionario (dettaglio che a Torino hanno trascurato bellamente). Chissà, forse sono troppo pessimista, forse risolleveranno le vendite con campagne pubblicitarie di questo tipo
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