Il Giardino dei Finzi-Contini

finzicontini.jpgIn zona Cesarini, uno dei migliori libri che abbia letto quest’anno (la lettura coatta alle medie non me lo fece apprezzare all’epoca, quindi non conta). E’ una storia scritta con eleganza e raffinata nostalgia che parla della “tramvata” (romano moderno di “cotta”) che si prende un giovane ferrarese per la misteriosa Micol Finzi-Contini. Sullo sfondo, appena accennata con molta sobrietà, c’è l’Italia fascista delle leggi razziali che non rendeva certo facile per il giovane ebreo ferrarese digerire un amore non corrisposto, tagliare i ponti con l’Eden dei Finzi-Contini e diventare finalmente un uomo. Tutto è filtrato dal velo della Memoria: Bassani ha una certa fascinazione per i ricordi che gli permette di descrivere immagini e sentimenti più intensamente del vissuto presente. Per rendere l’idea del culto maniacale per il ricordo, non potrebbe esserci una citazione migliore delle ultime righe de Il Giardino dei Finzi-Contini.

… A lei del suo futuro democratico e sociale non gliene importava un fico, che il futuro, in sé, lei lo abborriva, ad esso preferendo di gran lunga le vierge, le vivace et le bel aujourd’hui, e il passato, ancora di più, il caro, il dolce, il pio passato.
E siccome queste, lo so, non eran che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire, di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare.

Uno di questi giorni mi vedo anche il film che ne ha fatto Visconti per il gusto di poter affermare saccentemente è-più-bello-il-libro.

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