Voli pindarici

Dopo la tassa sul tubo (che come previsto non è passata), il governo sta facendo un ennesimo errore madornale. Provo a farla breve, anche se non è facile.

La gestione di un aeroporto in Italia (e nel mondo) funziona pressappoco così. Le società concessionarie pagano un canone annuo all’ENAV (Ente Nazionale Aviazione Civile) con il quale inoltre concordano una serie di investimenti funzionali allo sviluppo aeroportuale. Parte di questi investimenti vengono finanziati con contributi a fondo perduto, parte da prestiti agevolati BEI. Le società di gestione aeroportuale si occupano inoltre dell’ordinaria amministrazione degli scali, della gestione delle infrastrutture centralizzare e di tutte le magagne che stanno dietro al funzionamento di uno scalo aeroportuale. A fronte di questi costi ed investimenti, i conessionari della licenza hanno una serie di ricavi corrisposti dai vettori e dal ministero dei trasporti: diritti di approdo, handling, utilizzo di infrastrutture, soste, controlli di sicurezza dei passeggeri e dei bagagli, etc. Sono costi sostenuti dalle compagnie aeree le quali li riversano direttamente sul costo del biglietto come “tasse aeroportuali”. Ci sono poi tutta una serie di ricavi legati allo sfruttamento commericiale delle aree d’attesa, dei parcheggi e di altre menate per farvi spendere soldi in aeroporto. La prima componente di ricavi (quella inerente i “diritti aeroportuali”) è svolta in regime di monopolio da ogni concessionario e viene perciò regolata dall’enav: in altre parole il gestore aeroportuale concorda un piano tariffario con l’enav e non può far valere i prezzi che vuole. Le tariffe concordate devono ovviamente tener conto di una certa redditività del capitale investito e dei costi di gestione altrimenti nessuno si prenderebbe la bega di gestire un aeroporto.

Ok. Ora che sappiamo sommariamente come fanno i soldi gli aeroporti italiani, possiamo quasi arrivare al dunque. Le tariffe aeroportuali in Italia sono al palo dal 2000. I gestori non hanno potuto recuperare neanche il costo dell’inflazione e la capacità aeroportuale in Italia è ferma nonostante il boom delle low cost e la domanda crescente di slot. E’ per questo che in una città come Firenze c’è un aeroporto con una pista sola che ha una capacità massima di 2 milioni di passeggeri l’anno; è per questo che a Fiumicino il carrello dei bagagli lo devi pagare un euro. Le tariffe, non è un segreto, sono state mantenute invariate per non gravare ulteriormente sul settore aereo già colpito duramente dall’11 settembre (è retorica tremontiana, ma queste solo le spiegazioni). Ieri è stato emanato un decreto legge che taglia ulteriormente i ricavi dei gestori aeroportuali con le seguenti disposizioni:

– Taglio del 75% sul canone pagato dai gestori all’enav e corrispondente riduzione del costo dei diritti aeroportuali.

La cosa sembra equa ma non lo è. Per fare un esempio: l’aeroporto di Caselle paga circa 800k € di canone all’Enav ed incassa 10 milioni di euro come diritti dai vettori (sostiene ovviamente altri costi: solo per i dipendenti spende 9 milioni di euro). Se tagli del 75% i ricavi di 10 milioni di euro ed i costi di 800 mila euro è evidente che mi tagli le gambe (anzi, mi tarpi le ali)

– Eliminazione delle royalties che i gestori prendono sui carburanti venduti sul sedime aeroportuale

Non sarà democratica come tassa, ma se investo milioni di euro per gestire un aeroporto in base a determinate condizioni, non si possono mica cambiare le regole in corsa

– Eliminazione della sovrattassa del 50% sui voli notturni

Tuttavia il gestore continua a sostenere i costi del personale per gestire i voli notturni. Costo ovviamente maggiorato

– Investimenti prioritari solo per gli HUB di Malpensa e Fiumicino

Lo sa anche un cretino che la capacità aeroportuale scarseggia soprattutto nei piccoli scali dove si stanno insediando sempre più compagnie Low Cost. Solo che Alitalia invece ha le sue basi operative a Fiumicino e Malpensa..

Il decreto è stato soprannominato “Salva Alitalia”… Salva davvero l’Alitalia? Un Roma-Parigi con Alitalia costa 200-300 euro con Alitalia (tassa aeroportuali incluse pari a circa 40 euro). Un volo Roma-Parigi con Ryanair mi può costare 70-80 euro (tasse incluse). Una riduzione delle tasse aeroportuali su un biglietto da 80 euro incide molto di più rispetto a quella applicata al costoso biglietto Alitalia.

Il decreto “Salva Alitalia” avrà dunque l’effetto contrario sottoponendo la sfasciata compagnia di bandiera ad una concorrenza sui prezzi ancora maggiore. (è la stessa storia degli incentivi che dovevano salvare FIAT per i quali Peugeot e Citroen ancora ci ringraziano). Non solo… I gestori aeroportuali vengono messi in ginocchio e non effettueranno più investimenti, con il risultato che Firenze-Caselle continuerà ad avere una sola pista come fosse un aeroporto di provincia e altri scali minori non potranno far spazio alle low cost. Si fa di tutto per salvare un gestore inefficiente come Alitalia in un settore dove c’è eccesso di offerta (il trasporto passeggeri) penalizzando pesantemente un settore che aveva dimostrato discreta efficienza in un settore dove c’è eccesso di domanda (la capacità aeroportuale). E’ così: ci sono troppi aerei, ma non c’è abbastanza spazio per farli atterrare.

E’ paradossale. Come un po’ tutta questa finanziaria.

Maniscalco (presidente di Assaeroporti) si esprime così:

Questa scelta è totalmente contestabile sia sul piano giuridico che economico. Questo Governo si dice di Centro-Destra ma non siamo certo di fronte ad una vera politica liberista, piuttosto sembra di assistere a soluzioni tipiche del comunismo più estremo, un atto del Governo che trova sicuramente il plauso di Marx.

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6 commenti su “Voli pindarici

  1. Tutti oramai sanno che Alitalia è una compagnia agonizzante, sulla via del fallimento (che viene ogni volta rimandato grazie ad ingenti aiuti di stato, che poi vengono puntualmente mascherati per non apparire come tali). Riducendo il problema ai minimi termini e semplificando: Alitalia è un’azienda che ha troppi dipendenti, i quali lavorano troppo poco e vengono pagati più di ogni altra compagnia. Alitalia è l’unica compagnia “tradizionale” ad operare su tre “hub”, Fiumicino, Malpensa e Linate, con tutti i costi che ne conseguono. Alitalia si ostina a considerare Fiumicino e Linate degli Hub quando da tempo avrebbe dovuto puntare su Malpensa e concentrare lì tutti i suoi sforzi (ho letto tempo fa che il 30% dei biglietti aerei italiani è comprato in Lombardia). Ma pensare di andarsene da Roma per molti è politicamente impensabile e così andiamo avanti con gli aiuti di stato… non è campanilismo, credimi, ma credo che una compagnia debba stabilirsi dove c’è un mercato, ed il mercato è a Milano, non a Roma 🙂

  2. I toni sono un po’ romaladronistici, ma concordo del tutto sulla sostanza.

    Aggiungerei che gli Aeroporti di Roma sono in mano a Romiti, Ligresti, Generali, Mediobanca. Società e persone che hanno una considerebole influenza politica (sono gli stessi che controllano il Corriere) e tutto l’interesse a far rimanere Fiumicino un hub non tanto per convenienze politiche quanto economiche.

    Purtroppo in Italia si ritengono infallibili certe realtà economiche inefficienti con tutti gli effetti nefasti che ne conseguono.
    Sabena e Swiss Air sono fallite e dalle loro ceneri sono nate compagnie molto ridimensionate ma finalmente efficienti. Il caso di Sabena-SN è particolarmente interessante da studiare. Con molta onestà, ti dico che la situazione di molti dipendenti Alitalia è drammatica e non so se sia socialmente accettabile una massiva messa in mobilità da parte di una società partecipata al 65% dallo Stato.

    Si doveva far fallire prima. Ormai c’è poco da fare se non continuare a buttarci soldi salvando il salvabile. Quello che è assurdo è che non avendo più risorse, lo stato penalizzi il settore aeroportuale per salvare Alitalia. Alitalia dipende dagli aeroporti ed è interesse nazionale che ci si doti di infrastrutture adguate.

  3. > I toni sono un po’ romaladronistici, ma concordo del tutto sulla sostanza.
    Bhè, da uno che vive a Brescia cosa ti aspetti? 🙂

    Scherzi a parte, è ovvio che ci sono dietro immensi interessi economici, ma credo che far fallire Alitalia sia ancora la soluzione più conveniente per lo Stato (e dunque per tutti noi). Concordo pienamente sulla tua tesi espressa nel post (dal quale mi sono discostato, pardon): penalizzare il sistema aeroportuale per tenere in vita un’azienda-cadavere mi sembra fuori luogo.

  4. Non ho capito questo punto:

    – Taglio del 75% sul canone pagato dai gestori all’enav e corrispondente riduzione del costo dei diritti aeroportuali.

    …La cosa sembra equa ma non lo è. Per fare un esempio: l’aeroporto di Caselle paga circa 800k € di canone all’Enav ed incassa 10 milioni di euro come diritti dai vettori (sostiene ovviamente altri costi: solo per i dipendenti spende 9 milioni di euro). Se tagli del 75% i ricavi di 10 milioni di euro ed i costi di 800 mila euro è evidente che mi tagli le gambe (anzi, mi tarpi le ali)…

    C’è un’anima pia che mi dà una mano?

    Bye!

  5. Era un’ambiguità che è stata chiarita.

    I gestori aeroportuali pagano un TOT di canone all’Enav e ricevono dalle compagnie aeree un tot per ogni aereo che atterra sulle loro piste o passeggero che transita per l’aeroporto. Il canone è poco variabile, mentre i ricavi variano in misura proporzionale al numero di passeggeri/voli.

    Il decreto taglia del 75% il costo del canone che i gestori devono pagare all’Enav e come contropartita si chiede di applicare il medesimo sconto ai vettori aerei. Non si capiva se questo sconto fosse in percentuale o in valore assoluto. Se fosse stato in percentuale la cosa sarebbe stata catastrofica, invece hanno chiarito che si tratta di uno sconto in valore assoluto.

    ES:

    invece di pagare 1000 di canone, pago 250. Ho ottenuto uno sconto di 750.

    Se in un anno incasso 4000 di diritti, applicherò alle compagnie aeree uno sconto di 750 su 4000 (e non del 75%).

    L’Enav resterà “trombata” visto che le verrà a mancare metà una fetta considerevole di entrate.

    Ciao,
    Marco

I commenti sono chiusi.

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