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Imitare i Bitcoin?

Inserito da danybus | novembre 9, 2015

shutterstock_176103800-e1439242975243Bitcoin, dove eravamo rimasti? Due anni fa avevo scritto un bel post di quelli lunghi in cui spiegavo bene i Bitcoin e il meccanismo su cui si basa il sistema. A due anni di distanza, dopo il fallimento di Mt Gox, uno dei mercati in cui i dollari sonanti venivano scambiati con Bitcoin (e viceversa) e lo spettacolare dimezzamento del valore dei Bitcoin da 800 dollari a 200 dollari che ne seguì, attorno alla criptovaluta più utilizzata del mondo si è sviluppato un florido ecosistema di startup finanziarie che offrono servizi di custodia, cambio e gestione di Bitcoin. La scorsa settimana poi, grazie a un articolo dell’Economist che all’argomento ha dedicato la sua copertina della scorsa settimana, il tema è tornato alla ribalta delle cronache.

Se due anni fa tutti si concentravano sull’appeal speculativo del Bitcoin (il cui valore era in perenne ascesa), sulle sue proprietà messianiche di valuta anarchica e sulla sua capacità di favorire transazione anonime e rapide (nonché losche) al riparo da qualsiasi controllore, oggi c’è una grande attenzione sul funzionamento tecnico del Bitcoin e sul meccanismo che consente di effettuare transazioni in maniera anonima e sicura senza il bisogno di un’autorità centrale garante. Grazie al sistema Bitcoin posso spostare un milione di dollari in Bitcoin in maniera istantanea, avere la certezza che quella transazione vada a buon fine e non pagare neanche un centesimo di commissioni: niente male rispetto al bonifico di una banca. Il controllo delle transazioni viene effettuato in maniera impeccabile e rapida attraverso una sorta di meccanismo cooperativo (peer-to-peer) chiamato Blockchain. Il sistema Bitcoin non è altro che un enorme database distribuito su una rete peer to peer in cui ad ogni utente (anonimo) è associato un certo numero di Bitcoin. Una transazione non è altro che una modifica autorizzata e certificata su questo database, mentre il sistema Blockchain è il meccanismo attraverso il quale viene garantita l’integrità e l’affidabilità del database grazie a un complesso meccanismo di calcoli crittografici eseguito contemporaneamente da tutti i computer che partecipano alle transazioni. I computer più veloci che partecipano a questi calcoli vengono remunerati dal sistema attribuendogli dei Bitcoin di nuova emissione: questo meccanismo incentiva la partecipazione massiva al sistema.

Ci si è subito sbizzarriti pensando a tanti ambiti della vita quotidiana in cui un’autorità centrale fa da garante delle transazioni richiedendo una commissione per il suo lavoro: il notaio, il registro degli immobili, il registro delle imprese, l’anagrafe, il PRA. Sono tutti sistemi che, con costi più o meno elevati e diversi grandi di efficienza, garantiscono la certezza e l’integrità di database da cui dipendono miliardi di euro.

Immaginiamo cosa succederebbe se il registro degli immobili italiano fosse gestito con un sistema simile. Avremmo tante particelle immobiliari (terreni, fabbricati, etc.) ognuna associata a persone fisiche o giuridiche. Contrariamente al Bitcoin, le persone fisiche dovrebbero essere visibili in chiaro. Nel sistema Bitcoin l’anonimato delle transazioni serve a rendere il sistema simile all’utilizzo del contante, nel caso di un registro immobiliare ho bisogno che ad ogni chiave pubblica sia associato un nome e cognome. Anziché esserci un sistema informatico centrale (o peggio un archivio cartaceo), questo sistema sarebbe distribuito peer-to-peer attraverso internet con un notevole risparmio di costi. Fin qui, niente di difficile.

Diciamo che voglio vendere il mio appartamento al Colosseo a Scajola. Sul database distribuito quella particella immobiliare sarà associata alla mia chiave pubblica e per modificare il database dovrò semplicemente chiedere, inserendo la mia chiave privata, che quella particella venga associata alla chiave pubblica di Scajola. A differenza dei Bitcoin, non è che un immobile può passare di mano con la velocità e facilità con cui passa di mano una banconota da 500 euro. Ci sarebbero orde di borseggiatori che, puntandomi una pistola alla tempia, mi richiederebbero di inserire la mia chiave privata per trasferire sulla loro chiave pubblica il mio appartamento al Colosseo. Oppure, potrebbe esserci il caso che Scajola si ritrovi intestato a lui un appartamento donato da me senza venirne a conoscenza.

Chiamiamolo notaio, chiamiamolo avvocato o certificatore: anche se il registro degli immobili lo faccio circolare attraverso una tecnologia simile al Bitcoin, le transazioni dovrebbero essere validate da una figura terza che chiederebbe una commissione in cambio del suo lavoro. Nel sistema Bitcoin, ci sono tanti computer che effettuano calcoli complicatissimi per garantire l’integrità del database e che in cambio ricevono Bitcoin di nuova emissione per il loro lavoro (questi computer vengono chiamati “miner”). Nel caso di un registro immobiliare così strutturato, il ruolo dei miner verrebbe svolto da una rete di notai remunerati con una commissione.
Un sistema del genere potrebbe forse essere più efficiente e meno costoso rispetto a quello attuale con cui viene regolato il registro immobiliare, tuttavia perderebbe molte delle caratteristiche del sistema Bitcoin originale e sarebbe comunque controllato da una cerchia ristretta di persone perdendo quelle caratteristiche di database distribuito peer-to-peer. Probabilmente sarebbe più facile e rapido da consultare, ma sarebbe esposto a diverse falle di sicurezza che ne comprometterebbero l’integrità: cosa succederebbe se qualcuno si impadronisse delle chiavi di accesso con cui i notai possono modificare il registro? Il sistema Bitcoin è sicuro perché nessuno riesce ad avere la potenza di calcolo necessaria per compromettere il database, dal momento che questo viene mantenuto da un numero elevatissimo di computer che eseguono contemporaneamente calcoli complessi. Nel momento in cui introduco una cerchia ristretta di utenti a cui è affidata la manutenzione del database sto compromettendo l’integrità del database stesso. Allora, tanto vale tornare al sistema classico basato su un database centrale gestito privatamente, più costoso, più lento ma più sicuro.

La tecnologia Bitcoin è stata concepita per riprodurre alla perfezione il meccanismo di circolazione e gestione del contante. Applicato ad altri tipi di transazioni in cui c’è bisogno di un controllo maggiore e di minore velocità delle transazione, il Bitcoin diventa meno efficiente e meno sicuro. Si può imitare il meccanismo Blockchain implementandolo ad esempio all’interno di un mercato ristretto in cui vengono scambiate azioni e obbligazioni, ma il risultato sarà sempre un sistema meno sicuro del Bitcoin dal momento che alla rete parteciperà un numero limitato di computer.

In breve, il sistema alla base del Bitcoin è affascinante e ingegnoso, ma copiarlo e scimmiottarlo per usi diversi da quello per cui è stato concepito secondo me può creare solo al meglio risultati mediocri, al peggio dei disastri.

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