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Moltiplicatori

Inserito da danybus | giugno 13, 2015

fiscal-austerityUno dei dibattiti più accesi fra gli economisti riguarda i cosiddetti “moltiplicatori fiscali”. Se diminuisco la spesa pubblica (o aumento la tassazione) di 100, di quanto scende il PIL? Il moltiplicatore fiscale ci dà la risposta a questa domanda.

C’è chi sostiene che i moltiplicatori siano generalmente minori di 1 (il PIL diminuisce meno che proporzionalmente), mentre alcuni sostengono che i moltiplicatori fiscali, in alcuni casi specifici, come ad esempio una crisi finanziaria, possano essere di gran lunga superiori a 1 (Il PIL diminuisce più che proporzionalmente), portando a una spirale negativa autodistruttiva. Nel caso di moltiplicatori fiscali superiori ad 1 per un tempo prolungato, le misure di austerity fanno scendere il debito, ma fanno anche scendere il PIL in maniera più che proporzionale, portando ad un deterioramento del rapporto fra debito e PIL: il rapporto debito PIL in questo scenario aumenta fino ad arrivare a livelli insostenibili portando il paese all’insolvenza.

L’evidenza empirica dei dati successivi all’implementazione delle misure di austerity in alcuni paesi europei negli anni della crisi ha portato il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicare uno studio di Blanchard e Leigh in cui si dimostra come l’effetto dei moltiplicatori fiscali sia stato di gran lunga sottovalutato nell’implementare le misure di austerity in alcuni paesi che, alla fine della fiera, si sono ritrovati con un rapporto debito/pil di gran lunga più alto del previsto (chiedete ai greci).

A due anni di distanza e nel bel mezzo di un dibattito ancora molto acceso fra fautori dell’austerity e tifosi della spesa pubblica travestiti da keynesiani, la BCE risponde con un “Occasional Paper” intitolato “Fiscal multipliers and beyond“. Che tanto “occasional” non sembra.

Il paper della BCE vuole cambiare approccio concentrandosi sull’analisi dei moltiplicatori fiscali allungando l’orizzonte a vent’anni. La tesi è che, se pure è vero che nel breve periodo il moltiplicatore fiscale può essere superiore a 1, specie durante una crisi economica, specie se l’austerity si fa con maggiori tasse anziché con minori spese, dopo qualche anno gli effetti negativi iniziali sono controbilanciati dagli effetti positivi di una maggiore stabilità economica e da moltiplicatori fiscali che si riassestano su valori intorno a 0,5.

Il paper non è convincente come quello dell’IMF, ma vale la pena leggerlo per alcuni spunti interessanti:

1) Non è possibile sapere ex ante il valore del moltiplicatore fiscale. Quindi, che che ne dica la BCE, bisogna applicare le misure di austerity con molta attenzione. Mediamente il moltiplicatore fiscale è intorno a 0,5, ma durante alcuni periodi particolari può aumentare molto, come sottolineato dall’IMF.

2) Il paper della BCE individua delle soglie del moltiplicatore fiscale superate le quali l’austerity ha effetti negativi sul rapporto debito/PIL in un dato periodo di tempo. In paesi come Italia e Grecia che partono da un alto livello di indebitamento, basta un moltiplicatore fiscale di 0,5 perché si abbiano effetti negativi in un anno (e infatti il nostro rapporto debito/pil e quello della Grecia sono peggiorati nonostante l’austerity). Se allarghiamo l’arco temporale a 5 anni, si hanno effetti negativi solo se il moltiplicatore fiscale è di 1,4, un valore molto vicino a quelli stimati da Blanchard per paesi in recessione (e infatti dopo 5 anni le prospettivi per il rapporto debito/pil di Italia e Grecia non sono di miglioramento).

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3) Nel paper viene fatta una simulazione per quantificare l’austerity necessaria (in termini di % sul PIL) per stabilizzare le finanze di un paese nei prossimi vent’anni. Nella simulazione si confrontano i risultati in uno scenario di implementazione tutto all’inizio (frontloading) o più ripartito nel tempo (backloading).
Quello che è interessante vedere è che per l’Italia lo sforzo è minimo (0,9% del PIL).Il paper parte dalla situazione al 2013, per cui probabilmente, molto è già stato fatto. Secondo le stesse analisi, il rapporto debito/pil italiano dovrebbe cominciare a scendere dopo due anni dall’implementazione dell’austerity (partendo sempre dal 2013).
E’ curioso che nella tabella manchino due casi estremi. Non è stata inserita la Grecia che ha già implementato tutte le misure subito (frontloading). Non so se qualcuno in BCE abbia visto il paper, ma suona un po’ come un’ammissione di colpa tra le righe. Non è stata inserita la Germania che non ha bisogno di misure di austerity.

consoli

4) Il problema dell’Italia è un altro e lo troviamo nelle conclusioni del paper:

In all cases, the credibility of the fiscal consolidation process, which seems crucial to reducing its short-term costs, should be enhanced by well-designed medium term plans based on detailed and permanent measures. To be credible and to avoid
creating even more economic uncertainty, consolidation programmes should be lasting and avoid frequent changes in objectives, accounting gimmicks and sector discriminating
measures.

Gli effetti negativi dell’austerity hanno una durata tanto breve quanto è forte la credibilità del processo di consolidamento delle finanze in termini di stabilità delle misure adottare, dettagli forniti nella loro implementazione e discriminazioni nell’applicazione delle misure di austerity.

Le simulazioni della BCE ci dicono che l’Italia è sulla buona strada e abbiamo ancora pochi sforzi da fare rispetto ad altri paesi, ma avranno tenuto conto di una Corte Costituzionale che continua a mischiare le carte e di un governo che a volte sembra vivere un po’ alla giornata facendo e disfacendo ciò che si è fatto prima?

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