Il post bazooka

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Ecco delle riflessioni a caldo sul QE della BCE svelato ieri da Draghi (se vi siete persi le elucubrazioni in attesa che fosse svelato e non sapete di cosa si parli, leggetevi l’ultimo bazooka

Draghi è arrivato con cinque minuti di ritardo, mentre contemporaneamente la Merkel dal World Economic Forum di Davos stava commentando le scelte che Draghi avrebbe preso poco dopo.

Appena arriva di scusa per il ritardo e dice che è stata colpa dell’ascensore!

La cravatta è quella delle occasioni buone. Quella utilizzata nel famoso discorso “Whatever it takes” in cui sostanzialmente ha salvato l’euro dal baratro.

Le dimensioni. 60 miliardi al mese. Il mercato aveva ipotizzato 50 miliardi al mese. Io avevo detto che Draghi avrebbe dovuto sorprendere il mercato con un cifra più alta come 80 miliardi al mese. Alla fine ha sorpreso il mercato, anche se in maniera più modesta. E’ una misura più o meno in linea con il QE attuato negli Stati Uniti

Quanto tempo? Draghi è stato furbo. Ha dato un limite temporale al programma di acquisto fino a settembre 2016, ma allo stesso tempo ha detto che continuerà ad acquistare bond finché l’inflazione non ritorna a livelli vicino al 2%. Era quello che avevo auspicato ed è una vittoria nei confronti di chi voleva mettere un freno al programma di acquisti.. Il programma, se eseguito fino a settembre, avrà una dimensione di circa 1,1 trilioni di euro, ma in sostanza, verrà eseguito as long as it takes, finché necessario, con acquisti sostanzialmente infiniti.

Quali Bond verranno acquistati dalla BCE? Il criterio di ripartizione degli acquisti, come previsto, sarà quello delle quote di capitale possedute dalla banche centrali nazionali nella BCE. L’Italia ha il 17% circa. Il che vuol dire che tra qui e settembre la BCE acquisterà circa 200 miliardi di BTP (un po’ meno della metà delle esigenze di rifinanziamento del nostro debito pubblico). Sulle scadenza Draghi si è mantenuto vago: ha detto che acquisterà bond che scadono tra i 2 e i 30 anni. Presumibilmente penso che si manterrà sulle scadenze lunghe per evitare di acquistare bond con rendimenti negativi (anche se in realtà non ha escluso questo tipo di acquisti).

Chi si accolla eventuali perdite sui titoli di stato? Si vociferava un meccanismo in cui le perdite sarebbero rimaste in capo alle singole banche centrali nazionali senza essere condivise a livello di BCE e infatti è stato introdotto un meccanismo di questo tipo, anche se in maniera mitigata. Le banche centrali nazionali sopporteranno “Hypothetical losses” (così le ha definite Draghi) in misura dell’80% in caso di default dei bond emessi dal proprio paese. Quindi se l’Italia dovesse fare default, dei 200 miliardi di btp acquistati dalla BCE tramite la Banca d’Italia, la Banca d’Italia subirebbe perdite sull’80% dell’importo. E’ una concessione che è stata fatta a chi non voleva una piena condivisione del rischio di tale programma. La condivisione del rischio sarà solo al 20%, per il resto sono cavoli di ciascun paese. Draghi ci ha tenuto a dire che il meccanismo di condivisione delle perdite con le banche nazionali è del tutto irrilevante ai fini del funzionamento del programma (è quello che avevo spiegato anche nel post precedente). Tuttavia, è comunque un segno di debolezza della BCE che ha dovuto mostrarsi accondiscendente nei confronti dei suoi azionisti più tedeschi.

I giornalisti in conferenza stampa hanno molto insistito su questo punto e si vedeva che Draghi era molto infastidito nel parlarne.

Ci ha tenuto a sottolineare che il programma di acquisti QE annunciato ha una funzione puramente monetaria: serve a immettere liquidità nel sistema, non a salvare gli stati dal default. Per quello – ha ricordato Draghi – resta attivo l’OMT (Outright monetary transaction) che consente alla BCE di acquistare bond di un paese in difficoltà in quantità illimitate se quel paese si sottopone a un programma di sorveglianza speciale. E in quel caso, la condivisione del rischio a livello della BCE è totale. In altre parole Draghi ha detto – senza dirlo – che è impossibile che un paese faccia default, dal momento che ci sarà sempre la rete della BCE. E’ stata, a mio avviso, la parte più importante della conferenza stampa e dell’annuncio. Il sistema di condivisione del rischio con le banche nazionali è un contentino che nella pratica non avrà alcun effetto tangibile.

Funzionerà? L’Euro questa mattina è arrivato a deprezzarsi fino al 1,12 sul dollaro (sei mesi fa era a 1,35). Questo sicuramente darà respiro alle esportazioni, peraltro in un momento in cui non saremo penalizzati sulle importazioni di petrolio, il cui prezzo è sceso per conto suo indipendentemente dal cambio.
La BCE ha mostrato i muscoli dichiarando finalmente guerra alla deflazione con strumenti più concreti (lo strumento del tasso di interesse era ormai spuntato dalla trappola di liquidità). I governi godranno di tassi di finanziamento bassissimi (non è impossibile che il decennale italiano arrivi a pagare solo l’1%) e le imprese godranno afflussi di liquidità abbondanti. Manca solo uno stimolo fiscale per rilanciare i consumi interni e delle riforme interne in alcuni paesi per rendere più flessibile e qualificato il mercato del lavoro.

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