E l’amico Charlie Hebdo

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Oggi 10 giornalisti e 2 poliziotti sono morti a Parigi per aver raffigurato Allah in maniera dissacrante e beffarda su un giornale. A Parigi, la patria dell’illuminismo, è stato istituito e punito il reato di blasfemia analogamente a quanto accade a Raqqa o a Riyad.

È  da anni ormai che mi sorprendo dell’inesauribile credito di tolleranza di cui gode l’Islam nella società europea. Attentato dopo attentato i distinguo fra Islam moderato e radicalizzato prevalgono sempre sulle emozioni più vendicative e immediate. La rabbia e l’orgoglio sono puntualmente soppressi da un desiderio di inclusione alimentato dall’elitarismo di chi rifiuta la legge del taglione e dall’ecumenismo di chi porge l’altra guancia.

Per tanti anni, devo ammetterlo, la mia sorpresa è stata una sorpresa positiva. Sebbene non riuscissi a sopprimere sentimenti d’astio e una passeggera intolleranza nei riguardi di chi minaccia il mio modo di vivere, ero piuttosto rassicurato di far parte di una società che non arrivasse allo scontro, una società culturalmente superiore di quella da cui proviene chi la minaccia col terrore.

Eppure la tolleranza diventa connivenza colposa quando produce morti. È ignavia quando è alimentata da un desiderio di quieto vivere. Masochismo quando ad accenderla è l’odio per se stessi (la propria civiltà) e il piacere della sottomissione.

Che dire poi di quando l’Islam ci condiziona non con la pietà per gli immigrati ma con la lusinga dei soldi? Il Real Madrid ha tolto la croce dal proprio stemma per accogliere uno sponsor arabo; chiudiano gli occhi sulla corruzione con cui il Qatar si è aggiudicato i mondiali e non ci importa nulla degli operai che in quelle regioni muoiono per condizioni di lavoro disumane. Per non parlare della condizione delle donne in alcuni paesi musulmani.

È un po’ come accaduto per tanti anni in Sicilia: la Mafia non esisteva e pareva che tutti i morti ammazzati fossero delitti d’onore, liti per femmine o soldi. Per anni nessuno in Sicilia ha mai riconosciuto e denunciato con forza la Mafia per quieto vivere, per non arrivare allo scontro o perché semplicemente ci guadagnava. Poi ci furono gli attentati a Falcone e Borsellino e qualcosa cambiò: la popolazione insorse, manifestò contro la Mafia e contro chi ne aveva permesso la proliferazione. Era troppo tardi ormai…

Io spero che per l’Europa non sia troppo tardi e spero che i 10 giornalisti morti oggi rappresentino per la Francia quello che l’assassinio dei magistrati Falcone e Borsellino hanno rappresentato per la Sicilia. Spero che l’Europa non sia inerte di fronte a queste infiltrazioni mafiose. Spero che ci si preoccupi dela libertà più di difendere un Islam moderato che certamente esiste,  ma che non è stato in grado di convincere i fedeli meglio di quanto non siano riusciti a fare santoni invasati con più appeal. Allah è grande, ma il diritto di raffigurarlo e schernirlo è ancora più grande qui da queste parti. Prima di diventare xenofobi o di correre in soccorso dell’Islam con i dovuti distinguo, è importante far capire che non c’è tolleranza per l’intolleranza e che la conservazione dei diritti conquistati dalla nostra società viene prima del multiculturalismo.

Quei 10 giornalisti morti devono renderci orgogliosi, non radicalizzarci. Devono svegliarci. Devono aiutarci a non avere vergogna nell’essere intolleranti verso una corrente religiosa che vuole soggiogare.

Il credito di tolleranza si è esaurito e riscuiterlo sarà molto difficile.

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