Soffro lo stress /1

Domenica scorsa, a una settimana dal passaggio al sistema unico di supervisione sotto l’egida della Banca Centrale Europea (BCE), sono stati pubblicati dalla BCE e dall’autorità bancaria europea (EBA) i risultati di un esame sullo stato di salute del sistema bancario europeo. L’esame si componeva di due fasi. La prima, e forse la più importante, è un’analisi delle attività (crediti fondamentalmente) nei bilanci delle banche. La seconda, un esercizio teorico per capire le perdite che queste attività avrebbero subito in caso di scenari particolarmente negativi (adverse scenario). Per passare il test, alle banche è richiesto di mantenere un rapporto tra patrimonio netto (Common Equity) e attività ponderate per il rischio (RWA) pari ad almeno il 5,5% dopo lo scenario avverso e di averne uno superiore all’8% nello scenario di base. Chi non passa il test deve correggere il suo rapporto CommonEquity/RWA di conseguenza entro giugno 2015 o tramite aumenti di capitale (agendo sul numeratore) o riducendo le proprie attività (agendo sul denominatore).

Come ampiamente diffuso dalla stampa, l’esito del test è stato particolarmente negativo per il nostro sistema bancario. Delle 130 banche analizzate in Europa, 13 non hanno passato il test e a loro sarà richiesto complessivamente un rafforzamento patrimoniale complessivo di circa 9,5 miliardi. Di queste quattro sono banche italiane, MPS, Carige, Popolare di Vicenza Popolare di Milano, a cui sarà richiesto complessivamente un rafforzamento patrimoniale di circa 3,2 miliardi (quasi un terzo del totale). Vedi tabella sotto:

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Praticamente il nostro sistema bancario, ritenuto da sempre solido, si presenta alla vigilanza europea come il più debole d’Europa, peggio della Grecia, peggio degli spagnoli. Banca d’Italia si è subito sentita di intervenire a difesa del proprio operato adducendo un’eccessiva penalizzazione degli istituti italiani. Anche la stampa specializzata ha sposato questa tesi senza andare troppo a fondo nei numeri. E’ un peccato perché approfondendo e rovistando fra le gran mole di numeri si riescono a scovare informazioni molto interessanti. Periodicamente pubblicherò alcune analisi su questi dati.

Cerchiamo intanto di sfatare alcuni miti. Banca d’Italia e la stampa sostengono che lo stress test è stato particolarmente negativo per il sistema bancario Italiano. E’ vero? Per creare uno scenario “adverse” sono state prese a riferimento tre principali variabili macroeconomiche: rendimenti dei titoli decennali, calo dei mercati azionari, variazione del PIL, prezzi del mercato immobiliare. Vediamo come sono state costruite queste variabili mettendo a confronto quattro paesi (Italia, Spagna, Germania, Francia).

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L’Itala è effettivamente uno dei paesi in cui questi valori assumono connotazioni più negative, senza tuttavia distanziarsi molto da una realtà negativa futuribile o dai dati di altri paesi. Ad esempio, si ipotizza un rendimento dei BTP decennali (più alti sono i rendimenti dei BTP, più si svalutano i titoli di stato nei portafogli delle banche) pari al 5,8% (nel 2011 siamo arrivati anche al 7%), valore analogo a quello spagnolo (5,6%). Per il mercato immobiliare si ipotizza un calo complessivo dei prezzi del 15,9% nei prossimi tre anni; lo sesso valore è del 30% per il mercato francese (mercato che non ha subito i cali del mercato italiani negli ultimi tre anni) e per il mercato spagnolo del 9,5%.

Insomma, l’adverse scenario è stato severo per l’Italia, ma non in modo irrealistico né molto più rispetto ad altri paesi le cui banche hanno invece passato il test.

Cerchiamo anzitutto di capire come funziona il test della BCE

Per ogni banca si prende l’attivo ponderato per il rischio. Questo valore è calcolato da ogni banca, in accordo con il proprio regolatore, ponderando ciascuna classe dell’attivo con un coefficiente che può andare da 0 (per le poste prive di rischio) fino a 180% (per quelle più rischiose). Il rapporto tra RWA e attivo complessivo può essere più o meno alto a seconda di molti fattori come: il tipo di business model (investment banking, asset management, o mera attività di prestito), la composizione dell’attivo (più o meno rischioso) e i sistemi interni di valutazione (IRB) validati dai regolatori nazionali. Le banche italiane, con un modello di business tradizionale e molto basato sull’attività di prestito a privati e imprese, hanno un rapporto da RWA e attivo mediamente del 60%. Lo stesso valore è del 25% per le banche tedesche. E qui qualcuno storce il naso. Quel valore riflette veramente la minore rischiosità dell’attivo o un favore del regolatore tedesco nei confronti dei propri soggetti regolati?

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Andiamo avanti. Una volta preso il RWA si calcola il rapporto di partenza tra Common Equity e RWA. A questo il regolatore procede in due fasi. Dapprima decurta il CommonEquity di eventuali svalutazioni che dovessero risultare da una verifica della qualità degli attivi. In seguito si applica un’ulteriore decurtazione ipotizzando l’influenza che avrebbe uno scenario avverso sulla qualità di quegli attivi. Come detto, le banche passano l’esame se mantengono un rapporto CommonEquity/RWA superiore all’8% nello scenario di base e al 5,5% nello scenario avverso. E’ importante capire se le banche italiane risultano inadeguatamente capitalizzate a causa di ipotesi sullo scenario “adverse” particolarmente severe oppure a causa di una rettifica del valore degli attivi (piuttosto inopinabile, essendo basa su dati attuali).

Monte de Paschi di Siena, la principale indiziata del sistema bancario europeo e italiano, non avrebbe passato il test neanche nello scenario base, in quanto l’asset quality review ha portato a una revisione negativa del valore degli attivi di 4,2 miliardi. Si tratta in assoluto del valore più alto di tutto il campione delle 130 banche. Nessuna banca in Europa aveva attivi così sopravvalutati. Tanto per avere un termine di paragone, le 15 banche spagnole hanno avuto complessivamente una revisione negativa dei loro attivi per 0,5 milioni, segno che negli anni precedenti, anche dopo aver ricevuto aiuti di stato, è stata effettuata un’adeguata pulizia dei bilanci. Eppure anche MPS ha ricevuto aiuti di stato, ha fatto un aumento di capitale per restituirli. Possibile che il management di MSP non abbia fatto un’adeguata pulizia? Altri 5,5 miliardi di correzione agli attivi vengono dall’applicazione dell’adverse scenario, un impatto pari al 6,6% degli attivi. Le altre banche italiane, a parità di adverse scenario, hanno avuto mediamente un impatto del 3% sui propri attivi dall’applicazione dell’adverse scenario. Come mai questa penalizzazione per MPS? Probabilmente la ragione è da ricercare nell’anomale composizione del rischio di credito di MPS, per il 7% concentrato sui titoli di stato.
La tabella qui sotto può essere utile per capire gli impatti dello stress test sugli attivi delle banche italiane e allo stesso tempo ci fa capire dove sono esposte di più le banche italiane:

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A parte MPS e Carige, il sistema bancario italiano si presenta in realtà solido. Con banche grandi ben capitalizzate in grado di assorbire shock anche molto severi nel ciclo economico e attivi ben valutati che hanno passato il vaglio di una rigorosa valutazione di un regolatore internazionale. Le falle di MPS, clamorose, invece, non possono essere addebitate a criteri di valutazione penalizzanti o scenari irrealistici, bensì a incuria da parte di un management che non ha saputo fare pulizia nel bilancio neanche all’epoca di momenti cruciali come la sottoscrizione di aiuti di stato (Monti Bond) e un aumento di capitale da 4 miliardi.
Nel prossimo episodio ci concentreremo sui pregi del nostro sistema bancario e sulle pecche degli altri.

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