La concorrenza e lo Zozzone

food_truck_paris Il weekend scorso una mia amica che vive a Parigi mi parla dell’ultima tendenza in voga nella capitale francese, presentandomela come un’idea da importare qui a Roma per fare soldi a palate, il buisiness del futuro, mi dice: il food truck. Io la guardo con un po’ di benevolenza e le chiedo con superiorità: “ma stai parlando del camioncino dello Zozzone? Cosa vuoi importare?! Quello l’abbiamo inventato noi! Sono quindici anni che a Corso Francia e a Testaccio i romani mangiano hamburger dallo Zozzone!” Lei, con lo snobismo di chi ha vissuto per più di una settimana a Parigi, mi riprende parlandomi di veicoli super accessoriati e super chic che servono pranzi e spuntini gourmet alla modica cifra di 10 euro. Mi documento un po’ su internet ed effettivamente vedo che si tratta di camioncini dove viene servita la cucina di chef famosi. Ce ne sono a decine, ognuno con una particolarità diversa. C’è di tutto: hamburger gourmet, tacos messicani, crêpes, alta cucina francese, mozzarella italiana, carne argentina. C’è persino un sito internet per rintracciare i ristoranti ambulanti per Parigi che si chiama http://www.easyfoodtruck.com/. Già, perché il comune di Parigi non concede licenze ad ambulanti, per cui questi camioncini devono essere sempre in movimento (fanno anche consegne a domicilio raccolte via Internet) e al massimo possono sostare temporaneamente presso qualche fiera o mercato sulla base di permessi temporanei.
Anche a New York, impazza la moda del food truck, con veicoli belli da vedere e cucine buone da gustare. Stessi sistema di Parigi.

camion-bar-colosseoA Roma, la patria del camioncino dello zozzone, il posto che ha dato i natali ai primi food truck in tempi non sospetti, i camioncini hanno vita molto più facile, ma solo alcuni di loro. Anni e anni fa furono state concesse circa 1.300 licenze perpetue per postazioni fisse che pagano un canone irrisorio (1.500 euro all’anno per stare davanti al Colosseo ad esempio) e sono in mano a poche famiglie (la famiglia Tredicine ne possiede 300). Il risultato? Rottami esteticamente orribili che hanno come principale obiettivo è rifilare una bottiglietta d’acqua per 2 euro ai turisti o un hamburger unto affogato nel ketchup ai romani che escono dalle discoteche. Questi veicoli godono di una rendita di posizione invidiabile in grado di sbaragliare qualsiasi concorrenza: è per questo che non hanno nessun interesse a migliorare l’offerta o a rinnovare i veicoli. Alcuni hanno stimato che la flotta della famiglia Tredicine riesca a ottenere ricavi annui di circa 30 milioni di euro (e non è il caso di parlare di “fatturato” visto che per la loro natura, questi camioncini sono esentati dall’emettere scontrini). Anche a Roma stanno arrivando i primi food truck come Ape Romeo, Pizza e Mortazza, l’Ape Gourmet, Fantastik, ma devono barcamenarsi tra le regolamentazioni che impediscono loro di somministrare cibo per strada senza le agognate licenze (che ormai non vengono più emesse). Questi nuovi food truck italiani li trovi solo in qualche fiera, all’interno di qualche parcheggio aziendale o a fornire il catering per eventi vari. E’ difficile vederli quotidianamente per le strade di Roma perché subiscono la concorrenza sleale di chi pagando un canone irrisorio e non pagando le tasse può vendere in esclusiva davanti a luoghi con ingenti flussi di pubblico.

E così non solo devo riconoscere alla mia amica di Parigi che i food truck d’oltralpe sono decisamente più fighi, ma devo anche rammaricarmi nel dirle che sarà molto difficile importarli in Italia.
Eravamo il paese dello street food e ora stiamo qui ad imitare i francesi e gli americani che fanno i fighi con i food truck. Eravamo il paese della moda low cost e ci ritroviamo a comprare vestiti dagli spagnoli di Zara e dagli svedesi di H&M. Eravamo la patria dei mobilifici low cost ed ora quegli stessi mobilifici si sono ridotti a fare i terzisti per Ikea (che vende mobili italiani in tutto il mondo con il marchio Ikea tenendo per sé gran parte del margine). E d’altronde la stessa mia amica con cui ho cominciato il post è un’italiana che adesso lavora per un’azienda francese.

Quando è che capiremo che senza un po’ di concorrenza (anche nel camioncino dello zozzone) rimarremo infinitamente piccoli condannandoci all’irrilevanza?

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