L’assoluzione secondaria

Le reazioni alla sentenza d’appello con cui Silvio è stato assolto con formula piena dai reati di concussione e prostituzione minorile mostrano dall’una e dall’altra parte il sudiciume dei consumi e la sciatteria politica che hanno alimentato il conflitto ventennale che ha mesmerizzato un paese già intontito.

“Il fatto non sussiste”. E’ una formula di assoluzione piena e indica che il fatto è avvenuto, ma non rientra nella fattispecie di reato dal punto di vista degli elementi oggettivi. In altre parole, Berlusconi avrebbe avuto rapporti a pagamento con Ruby, ma non gli si può addebitare il reato di prostituzione minorile perché non poteva conoscerne l’età reale. Per quanto riguarda il reato di concussione, è tutto vero quanto successo in quella assurda notte in cui Berlusconi segnalò Ruby come nipote di Mubarack al capo di gabinetto della questura, ma non si è configurato il reato di concussione (Berlusconi non ha minacciato il capo della questura in alcun modo néé avrebbe esercitato pressioni particolari).

Da una parte abbiamo un uomo politico e i suoi seguaci che festeggiano per una sentenza in cui si certifica che nel pieno periodo di sbandamento dell’Italia, il nostro presidente del Consiglio pagava per farsi una marocchina di 17 anni e mezzo e che nel bel mezzo di un vertice internazionale a Parigi lo stesso presidente del consiglio si preoccupava di chiamare la questura per salvarla dall’affidamento ai servizi sociali. Evviva! Cosa c’è da essere contenti?

Dall’altra parte, abbiamo i cosiddetti giustizionalisti che gridano al complotto (assolto per collaborare con Renzi). C’è tutta una corrente enormemente delusa per questa sentenza perché lascia Berlusconi fuori dal carcere. Non importa che l’uomo politico sia finito dopo una sentenza del genere. Non conta il diritto penale, non conta la legge: quella condotta moralmente riprovevole e certamente inadeguata al ruolo istituzionale ricoperto, merita di essere punita con il carcere per sette anni. Quelli che “le sentenze si rispettano” solo se condannano. Non vi basta vedere il vostro avversario politico sotto il 15%, ridicolizzato su scala nazionale e internazionale, alle prese con l’allegro circo Pascale-Dudù-Brunetta? E’ talmente forte il rancore da volerlo dietro le sbarre anche a costo di stiracchiare la legge?

In un paese normale, la parte processuale di tutta questa vicenda avrebbe avuto un ruolo del tutto secondario, perché quei fatti erano abbastanza gravi da portare alle dimissioni (che poi sono effettivamente arrivate anche se in altre circostanze) soddisfacendo qualunque avversario politico di Berlusconi senza un’ossessiva sete di giustizia morale. Chi se ne frega che il fatto non sussiste. Politicamente sussiste eccome. Nessuna sentenza di assoluzione piena, avrebbe potuto riabilitare Berlusconi.

Eppure, dagli anni ’90, talmente forte è la preminenza della magistratura in Italia, anche sulla sfera morale ed etica, che una sentenza d’apello è stata in grado di resuscitare un morto politico e di far rosicare quella parte politica che oggi dovrebbe governare allegramente con il 40% impegnandosi a risollevare il paese senza scuse.

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