The Economista

Piccoli spunti dalla lettura dell’Economist di questa settimana… Qualche volta mi capita di prendere un bel volo di nove ore e di trovare il tempo di leggerne e scriverne.

Italia vs. Argentina

L’inchiesta di copertina di questa settimana è sul dolce declino dell’Argentina. Altro che decrescita felice, l’Argentina viene elevato ad esempio di stato fallito: un cocktail tragico di cent’anni di inettitudine, istituzioni fragili e scarsa innovazione addolciti da un’abbondanza di risorse naturali che ha reso il declino più lento nascondendo l’inadeguatezza dei governi e l’urgenza di riforme. Il confronto con l’ultimo ventennio italiano viene spontaneo, ma ci sono importanti elementi di divergenza tra i due paesi.
Ciò che condanna l’Argentina al declino è la difficoltà di imporre alla popolazione riforme dolorose. In Argentina il default e l’ostracismo dei mercati finanziari sono sembrati negli anni ’90 un’opzione viabile e la politica economica che seguì si è basata su una spesa pubblica in continuo aumento finanziata dalle risorse naturali. In Italia, invece, la mancanza di materie prime e l’appartenenza all’Unione Europea sono stati i vincoli esterni che ci hanno fatto fare i conti con la realtà (speriamo non troppo tardi). Il “lacrime e sangue” di Monti è ciò che è mancato all’Argentina. Non sarà stata la soluzione ai problemi dell’Italia ma è stato il presupposto per cambiare il finale di una tragedia annunciata. Al prossimo che vi parlerà ancora di decrescita felice, uscita dall’Euro e mali delle tecnocrazie, fate leggere l’Economist di questa settimana.

Attivisti

C’è un altro articolo che mi ha fatto pensare all’Italia: quello sugli azionisti attivi (raider, o “activists”). Sono investitori che accumulano un pacchetto rilevante di voti all’interno di una società e poi si presentano dal management di quella società proponendo una strategia diversa per creare maggiore valore. Il più noto fra questi è Carl Icahn che ha “suggerito” con successo all’amministratore delegato di Apple di restituire agli azionisti parte dell’enorme liquidità accumulata e che ora si è presentato in assemblea di eBay chiedendo che la società faccia una scissione delle attività di Paypall. Si cita un articolo della Columbia Law Review in cui si dice che gli azionisti attivi potrebbero essere definiti “intermediari di governance” che trovano aziende poco performanti offrendo al loro manager e ai loro azionisti proposte strategiche attraverso meccanismo meno drastici di una scalata. Ecco, mi sembra l’esatta descrizione di quello che ha fatto Renzi nel PD. Peccato che Bersani non sia stato saggio come l’amministratore delegato di Apple (e peccato che il PD non sia Apple).

Italia vs. Australia

Interessante anche un articolo in cui si commenta l’annuncio della chiusura dell’ennesima fabbrica di automobili in Australia da parte di Toyota. Alcuni dicono che l’Australia potrebbe essere insieme all’Arabia Saudita il secondo paese del G20 a non avere un industria automobilistica. Anche l’Italia ci sta andando vicino, sebbene FCA sostengail contrario. Sull’Australia l’Economist scrive che: “la fabbricazione di automobili rappresenta una piccola e poco profittevole parte dell’industria manufatturiera che impiega relativamente poche persone in un’economia dominata da servizi e risorse naturali. Il danno principale causato dalla fuga dei fabbricanti di automobili è più per l’autostima dell’Australia che per la propria economia”. Chissà se potremo dire lo stesso per l’Italia.

Taxi!

Come non parlare di Taxi? Se ne parla a Parigi dove, come in Italia, le strade non sono immuni alle proteste dei tassisti che hanno preso d’assalto il “périphérique” per protestare contro gli NCC prenotabili con Uber et similia. A parte la solita solfa su protezionismo e innovazione – il solito spettacolo già visto anche in Italia – nell’articolo spiccano due cose interessanti. 1) Sarkozy dice che Parigi è l’unica città al mondo in cui è difficile trovare un taxi. E’ mai stato a Roma? 2) Una licenza di Taxi a Parigi si scambia a circa 200.000. Circa il 33% in meno rispetto a una licenza di taxi a Roma malgrado a Roma i taxi siano solo 5000 (contro i 17.600 di Parigi).

Categoria:
Articolo creato 1724

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto