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Bitcoin… Il nuovo conio?

Inserito da danybus | novembre 26, 2013


Ora che il valore di un Bitcoin ha superato gli 800 dollari sull’onda degli acquisti provenienti dalla Cina, è davvero difficile che non abbiate mai sentito parlare di questa valuta virtuale e globale. Essendosi un po’ atrofizzata la mia curiosità di nerd, me ne sono interessato con un po’ di ritardo. Ho cominciato a leggere qualcosina l’anno scorso in occasione della crisi bancaria cipriota. A Cipro furono imposti limiti al trasferimento di denaro dalle banche e i correntisti subirono significativi prelievi forzosi sui loro conti correnti per supportare la stabilità del sistema bancario. Fu una catastrofe per l’Euro e per il sistema bancario della Zona Euro, ma tutto sommato le dimensioni contenute dell’economia cipriota consentirono di far passare quel fattaccio come “caso isolato” e non si verificò la paventata corsa allo sportello in altri paesi europei né tanto meno il collasso della Moneta Unica.
Quello che si verificò, invece, fu un incremento di domanda di Bitcoin da parte di cittadini ciprioti e di altri europei attratti dall’immediatezza con cui si possono trasferire Bitcoin in totale anonimato sfuggendo a qualsiasi tipo di controllo e autorità centrale. Anche l’entusiasmo dei cinesi (che non possono esportare liberamente Yuan) è da attribuire alle stesse motivazioni. Non è difficile immaginare che in Italia, paese in cui il limiti di utilizzo del contante a 999 euro e l’invasività dei controlli fiscali stanno rendendo la vita difficile a piccoli e grandi evasori, i Bitcoin acquisiranno una certa popolarità.

Sul sistema Bitcoin si sono consumati i discorsi apocalittici e rivoluzionari stile Cinque Stelle in cui si decantano le virtù di un sistema monetario anarchico senza banche, senza controlli e senza possibilità per i governi di stampare moneta. D’altro canto, quelli dotati di più senno e moderazione hanno superficialmente derubricato il fenomeno a moda passeggera per nerd e invasati.
Secondo me, invece, i Bitcoin, meritano un po’ più di considerazione e un’analisi più attenta del ruolo destabilizzatore e stabilizzatore che potrebbero avere in un futuro prossimo.

Cosa sono? Per chi non lo sapesse, il sistema Bitcoin non è altro che un enorme database di transazioni distribuito su una rete peer to peer.
Ogni utente può generare un numero a piacere e illimitato di coppie di chiavi crittografiche (una pubblica, una privata) da utilizzare nelle transazioni (non è possibile risalire a una determinata persona fisica a partire dalle chiavi). Quando voglio farmi pagare da un utente, basterà dare al pagatore la mia chiave pubblica e lui la utilizzerà assieme alla sua coppia di chiavi personali per trasferire i Bitcoin richiesti. In realtà i Bitcoin non vengono trasferiti, ma semplicemente, viene cambiata la coppia di chiavi a cui sono associati quei Bitcoin nel grande database di transazioni che circola e viene aggiornato continuamente in rete. Questo database è dappertutto e non è da nessuna parte: viene aggiornato da tutti i computer connessi alla rete Bitcoin e distribuito globalmente attraverso la rete peer-to-peer. Un complesso sistema crittografico permette di mantenere integro il database evitando che venga compromesso o che gli stessi Bitcoin vengano utilizzati più di una volta. L’aspetto affascinante è che la potenza di calcolo messa a fattor comune dal sistema Peer-to-peer consente di gestire un meccanismo molto robusto seppur in un contesto in cui non è richiesto l’intervento di alcuna autorità centrale a controllo del sistema (come le banche centrali o intermediari finanziari in generale).
Il sistema di validazione del database e delle transazioni si basa su un meccanismo di timestamp e proof-of-work: ad ogni nodo della rete vengono assegnati calcoli molto complessi da eseguire che richiedono molto tempo e potenza di calcolo. La soluzione di quei calcoli è la firma con cui il database viene “timbrato” in un dato preciso momento. In teoria non è possibile per un malintenzionato far circolare una versione compromessa del database perché ad ogni dato momento del tempo corrisponde una soluzione di calcoli molto complessi che non è possibile trovare prima dei nodi “onesti” che partecipano al sistema. Per approfondimenti tecnici su questo sistema, leggere qui.

Si sa ben poco su come sia nata la rete Bitcoin, ma pare che tutto risalga al paper scritto da un gruppo di hacker noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Il sistema è Open Source, per cui il funzionamento è trasparente e non dovrebbe riservare sorprese o backdoor.

Come funziona in pratica?

Scarico un qualsiasi software Bitcoin (ce ne sono per tutte le piattaforme, anche per Smartphone) e genero una coppia di chiavi pubblica-privata. Una chiave pubblica è una cosa tipo “1JArS6jzE3AJ9sZ3aFij1BmTcpFGgN86hA” a cui corrisponde una chiave privata di uguale tipo “5Kb8kLf9zgWQnogidDA76MzPL6TsZZY36hWXMssSzNydYXYB9KF”. Chiunque può inviare Bitcoin alla mia chiave pubblica utilizzandola come destinatario della transazione (proprio come si usa un indirizzo di posta elettronica per inviare denaro tramite un account paypall). Solo chi possiede la chiave privata associata, però potrà poi spendere i Bitcoin destinati a una determinata chiave pubblica.

Supponiamo di volermi far pagare un affitto di 3000 euro da Pippo senza passare dal sistema bancario (in nero, suvvia). Al cambio attuale sono circa 5 Bitcoin. Comunico a Pippo di inviarmi 5 Bitcoin alla mia chiave pubblica “1JArS6jzE3AJ9sZ3aFij1BmTcpFGgN86hA”. Pippo, che dovrà preventivamente avere 5 Bitcoin su una sua chiave pubblica, firmerà la transazione con la sua chiave privata e in pochi minuti mi verrà notificata la transazione. Alla mia chiave pubblica saranno associati quindi i 5 Bitcoin che prima erano di Pippo. Il bello è che la transazione è visibile da tutti, lascerà una traccia indelebile nel grande database delle transazioni, ma nessuno può capire chi c’è dietro le chiavi pubbliche associate alle controparti della transazione (anche perché posso creare un numero di chiavi a piacere senza costi). Come per il denaro contante, le transazioni non possono essere tracciate e non possono essere annullate. I Bitcoin spesi, sono spesi per sempre e se qualcuno esegue fraudolentemente una transazione con i nostri Bitcoin perché è riuscito a rubarci la nostra chiave privata, i Bitcoin sono persi per sempre.

Bene adesso, ho 5 Bitcoin sulla mia nuova chiave pubblica. Cosa posso farci? Posso utilizzarli direttamente per acquistare un numero (ancora limitato) di beni e servizi oppure posso cambiarli in valuta locale passando attraverso agenti di cambio. Ce ne sono diversi su internet, molto eterogenei in quanto a sicurezza e anonimato e rispetto delle normative antiriciclaggio (c’è una correlazione inversa tra anonimato e sicurezza). Posso cambiare quei Bitcoin facendomi accreditare il corrispettivo in dollari su un conto Paypall (molto più spendibile per l’acquisto di beni e servizi) oppure farmi fare un bonifico su un qualunque conto corrente (a Milano, a Londra, a Gran Cayman o dove vogliamo).

Bello, no? No. C’è un piccolo problema. La base monetaria, cioè la quantità totale di Bitcoin in circolazione è limitata e viene aumentata con un algoritmo che la fa tendere asintoticamente a 21 milioni. Attualmente la quantità totale di Bitcoin in circolazione è di 12 milioni. Non solo sappiamo che tale quantità non potrà mai superare 21 milioni, ma sappiamo che i nuovi Bitcoin vengono coniati sempre più lentamente rispetto alla velocità e alla quantità di transazioni (anche il meccanismo di coniatura è molto affascinante e si può vedere questo video). Al cambio di 800 dollari per Bitcoin la base monetaria complessiva vale 9 miliardi di dollari, pochissimo se si pensa che solo il PIL dell’Italia è di 1500 miliardi e che il Bitcoin viene utilizzato in tutto il mondo. Più i Bitcoin vengono utilizzati come mezzo di pagamento, più il loro valore aumenta. In pratica è una moneta deflazionista così volatile che difficilmente può essere utilizzata per le transazioni. Perché dovrei spendere quei famosi 5 Bitcoin presi per l’affitto in nero se ho aspettative di forte rialzo dei miei 5 Bitcoin (cioè di forte discesa dei prezzi?). Quando avevo cominciato a scrivere la bozza di questo articolo una settimana fa un Bitcoin valeva 600 dollari, adesso ne vale 800 (un anno fa era a 200$). E’ difficilissimo utilizzare il Bitcoin per acquistare beni e servizi vista la sua natura deflazionistica e volatile. D’altro canto è anche improbabile che venga utilizzata come riserva di valore. Chi affiderebbe mai i propri risparmi a una rete P2P senza alcuna autorità? In questo senso il Bitcoin è la più spettacolare dimostrazione della necessità di una banca centrale per la gestione della moneta e per la supervisione del sistema bancario.

D’altro canto i Bitcoin restano molto utili, però, per la velocità con cui è possibile eseguire transazioni da un capo all’altro del mondo senza lasciare traccia e senza passare per enti finanziari regolamentati. I grandi evasori passano per conti correnti esteri e complessi schemi societari che hanno costi di transazione e mantenimento molto elevati, giustificati solo per grosse somme in gioco. Difficile aprire un conto a San Marino per nascondere al fisco un affitto di 30.000 euro all’anno. I Bitcoin, invece, abbassano notevolmente i costi per eseguire transazioni in maniera anonima, globale e sicura quasi azzerandolo. Non mi è difficile immaginare un futuro prossimo in cui i Compro Oro si attrezzeranno per cambiare denaro contante in Bitcoin e viceversa. Immaginiamo un professionista che incassa una parcella di 50.000 euro in contanti (è contro la legge). Per poter utilizzare agevolmente quelle disponibilità tramite i circuiti bancari senza essere segnalato dovrebbe recarsi all’estero (va bene un normalissimo paese UE, non necessariamente un paradiso fiscale) e depositarli presso un conto corrente che non sarebbe accessibile al fisco in tempo reale. Nel mondo dei Bitcoin, invece, quel professionista potrebbe recarsi presso un Compro Oro compiacente, cambiare 50.000 euro con Bitcoin da accreditare su una sua chiave pubblica anonima e utilizzare quei Bitcoin per alimentare il conto corrente estero. Ovviamente lo stesso discorso lo possono fare pusher, papponi e tutta una pletora di loschi figuri, rendendo il Bitcoin uno strumento molto utile per tutto un sottobosco di attività illegali in cui gli incassi sono in contanti e devono essere riciclati rapidamente per essere utilizzati in maniera agevole.

Dopo aver fatto queste riflessioni, sono arrivato alla conclusione che il Bitcoin è ad oggi il più grosso alleato del contante tradizionale. Sembra paradossale, ma è così se ci si riflette bene. I governi naturalmente tendono a limitare il più possibile l’utilizzo del contante, fino a vietarlo per transazioni elevate. In futuro, per rendere tutto tracciabile e trasparente al fisco, il governo potrebbe avere la tentazione di rendere obbligatorio per tutti l’utilizzo di carte di credito e circuiti bancari abolendo il corso legale di banconote superiori a 5 euro. Questo sarebbe idealmente possibile in un mondo senza Bitcoin, perché la gente non avrebbe altri mezzi per scambiarsi somme significative se non il baratto. Il Bitcoin, invece, rende aggirabile qualsiasi limite all’utilizzo e alla circolazione del contante. Se da domani in Italia si vietasse l’utilizzo del contante sopra i 5 euro e trasferimenti bancari fuori dal paese oltre 10.000 euro, i cittadini farebbero presto ricorso al Bitcoin per le transazioni di tutti i giorni e per grossi trasferimenti all’estero (un po’ come è avvenuto a Cipro per i grossi capitali dei russi e in Cina per i privati che vogliono trasferire somme all’estero). Come abbiamo detto, però, la base monetaria dei Bitcoin è limitata e un utilizzo diffuso di una moneta così deflazionistica in qualsiasi economia innescherebbe una recessione pesantissima che costringerebbe qualsiasi banca centrare a consigliare caldamente i governi di reintrodurre i contanti. Ecco dunque perché in fondo il Bitcoin potrebbe essere il miglior alleato del contante tradizionale. C’è anche l’eventualità che il fenomeno Bitcoin assuma dimensioni così rilevanti da indurre i governi a vietarne l’utilizzo per legge sabotandone il funzionamento mediante attacchi informatici coordinati a livello mondiale. Se in Cina il governo è riuscito a bloccare Google e Twitter, non è difficile immaginare che in qualche modo si possa arrestare o compromettere la rete che consente il funzionamento dei Bitcoin. Proprio per questo, sebbene il valore in dollari dei Bitcoin sia salito ulteriormente dell’8% mentre finivo di scrivere questo post, arrivando a 860 dollari, non lo considererei un buon investimento
.
Non è un buon investimento, non è una riserva di valore affidabile, non è agevole utilizzarlo per acquistare beni e servizi, eppure ne sentiremo parlare per un bel po’. Preoccupatevi se un giorno dovesse far parte della vostra quotidianità: o vi siete imbarcati in attività poco rispettabili oppure il sistema monetario ha ceduto il passo a una rete autogestita che ci condannerà a deflazione e recessione.

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