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Che messaggio avrà voluto trasmettere Pietro Ruffo nella sua opera Youth of the hills esposta in questi giorni al Macro Testaccio nell’ambito della mostra Extra Large? Si tratta di un carro armato tedesco realizzato in legno e ricoperto dalle pagine di un libro di preghiere ebraiche intagliate così da formare tanti scarabei attaccati al carro armato.

Un profano che riconosce le scritte in ebraico, senza sapere l’origine delle pagine su cui sono stampate, fa subito l’associazione d’idee israele-ebrei-guerra-tedeschi. Il messaggio è chiaro, forte e d’effetto: è un critica all’aggressività militare dello stato d’Israele. Legittima.

Chi come me, ha riconosciuto nelle pagine di quel libro le stesse pagine che ha letto pochi giorni fa per le preghiere di Rosh Hashanà e Kippur (due delle principali ricorrenze ebraiche) riceve un colpo basso: perché sono pagine strappate da un libro di preghiere; perché sono pagine sfregiate per disegnarci sopra uno scarabeo; perché sono versi sacri attaccatti sopra a una riproduzione in legno di un carro armato tedesco. Questo è meno legittimo che che blasfemo. Tuttavia, pur sempre legittimo.

Si dirà che l’arte è spesso blasfema, spesso provocatoria nel veicolare i suoi messaggi. Ma quali messaggi? Utilizzare un libro di preghiere per criticare la politica dello stato d’Israele significa associare religione e politica. Significa chiamare in causa tutti gli ebrei, anche quelli che se ne infischiano della situazione in Medio Oriente, anche quelli che sono contro la politica dello stato d’Israele. Significa ebraismo=guerra. E’ un messaggio in cui non è difficile trovare tracce abbondanti di antisemitismo.

Non è la critica allo stato d’Isralee (legittima) che metto in discussione (anche se potrei farlo). Non è per la blasfemia (legittima, più o meno) che mi indigno. Ciò che trovo offensivo, razzista e di pessimo gusto è l’utlizzo della blasfemia (contro l’ebraismo) per comunciare una critica di tipo politico (contro Israele).

Mi chiedo se Pietro Ruffo avrebbe potuto esporre serenamente la stessa opera utilizzando pagine del Vangelo o del Corano. Mi chiedo se il Macro avrebbe potuto esporlo con tanta serenità. Fortunatamente per Ruffo e per il responabili del Macro, gli ebrei tengono in gran conto l’arte e la libertà d’espressione, per cui dubito che si faranno petizioni per richiedere la rimozione dell’opera.

Piacerebbe, però, che a tanto rispetto per l’arte corrispondesse ugual buon gusto di artisti ed espositori…

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Un commento su “Think Tank

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