Shalom EasyJet

Easyjet ha annunciato che dal 24 settembre comincerà a volare tra Roma Fiumicino e Tel-Aviv Ben Gurion con due voli settimanali (il martedì e il sabato). I biglietti si possono prenotare già da oggi e le tariffe sono decisamente competitive rispetto ai voli di linea di El-Al e Alitalia (un andata-ritorno con tariffa economy tra martedì 24/9 e sabato 27/9 non viene a costare più di 150 euro al momento). Easyjet, in quanto compagnia con licenza di volo svizzera e inglese, già volava su Tel-Aviv da Londra, Manchester, Basilea e Ginevra, ma grazie alla ratifica del trattato Open Skies fra Israele e Unione Europea, da quest’anno gli slot per l’aeroporto internazionale di Ben Gurion non saranno più contingentati in favore delle compagnie nazionali, aprendo di fatto la concorrenza alle low cost europee. Anche Raynair sembra intenzionata ad offrire nuovi voli per Tel-Aviv.

L’apertura del mercato aereo israeliano alle low cost europee non è solo un’ottima notizia per le migliaia di pellegrini che ogni anno visitano Israele, ma rappresenta un punto di svolta per tutto il mercato del turismo israeliano e, potenzialmente, lascia ben sperare per un miglioramento del rapporto un po’ conflittuale fra Israele e Europa.
Il traffico turistico per Israele si è sempre caratterizzato per il peso preponderante del turismo religioso (cristiani ed ebrei) e per una minore incidenza del traffico “leisure” (coperto per la maggior parte da viaggiatori di religione ebraica che vanno in Israele per divertirsi e che con quel paese hanno un qualche tipo di legame). Per quanto Israele abbia da sempre provato a trasmettere di sé un’immagine di paese giovane, da visitare e da vivere, qualsiasi campagna pubblicitaria si scontra con l’attualità, con anni e anni di immagini di guerra e immagini mistiche sedimentate nel pensiero di chi non è mai stato in Israele. Pensi a Israele e ti vengono in mente le mimetiche dei soldati, gli ortodossi al Muro del Pianto e i pellegrini sulla via crucis. Insomma, non proprio la tipica meta da raggiungere se vuoi divertirti con un po’ di amici. Ci vai se ci tiene proprio a visitare quei posti, se hai il tuo momento di fervore religioso o se, per altre ragioni, sei impermeabile a quel bagno di stereotipi.

L’apertura di rotte low cost, invece, ha le potenzialità per catturare il turismo leisure e la fascia di viaggiatori giovani meglio di qualsiasi campagna di immagine. In primo luogo perché le low-cost hanno un’ottima leva di marketing: il prezzo. In secondo luogo, perché sono anni che le compagnie aeree low cost si sono specializzate nel promuovere le loro destinazioni. I loro responsabili in comunicazione hanno capito che il viaggiatore giovane non si fidelizza alla compagnia aerea, ma alla destinazione. Ecco ad esempio come Easyjet presenta la sua nuova destinazione israeliana (è da notare la totale assenza di riferimenti alle cosiddette attrazioni religiose d’Israele):

Grazie ai suoi 300 giorni di sole l’anno e a una costa lunga 14 chilometri, potrai goderti una seconda, meritata estate, alternando giorni di relax in spiaggia a serate di pura movida. Un detto del posto infatti dice che “Gerusalemme prega e Tel Aviv si diverte” e lo si capisce già al tramonto, quando la gente si sposta dai chiringuiti sulla spiaggia ai diversi locali del centro, animati da dj set, spettacoli di danza ed esibizioni artistiche.
Presto ti accorgerai di essere in una delle città più cosmopolite al mondo, dove il mercato delle pulci di Jaffa convive con i più moderni centri commerciali e i grattacieli di vetro e acciaio si affacciano direttamente sulla spiaggia.

Alcuni dicono che le low-cost hanno unito gli europei molto più dell’Euro. E’ vero, in un certo senso. La speranza è che giochino un ruolo simile per unire europei e israeliani. La prospettiva di vedere un flusso consistente di giovani europei riversarsi a Tel-Aviv per trascorrere un weekend al caldo o per passare una serata nell’ultimo locale branché sul lungomare rappresenta per Israele un’opportunità unica di farsi conoscere meglio dagli europei e di presentare loro la realtà di un paese moderno, laico e – diciamolo – normale. E’ un’opportunità su cui incombono le nubi di uno scenario politico tutt’altro che tranquillo nella regione, ma un’opportunità che gli europei dovrebbero offrire e che Israele dovrebbe cogliere. Conoscersi meglio aiuta più di qualsiasi summit internazionale e la firma del trattato Open Skies, passata in sordina, potrebbe rivelarsi forse uno dei più importanti atti di politica estera. Si spera.

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