Politica da bere


La lettura di un programma di partito richiede grandi quantità di tempo, ingenuità e competenza. Sono tre ingredienti che è così raro trovare riuniti nell’elettore medio, che quasi mai gli orientamenti politici nascono dall’esame dei contenuti. D’altronde, chi è l’elettore medio per capire quale politica economica è più efficace per il paese? Chi è l’elettore medio per esaminare la grande mole di dati macroeconomici a cui è sottoposto quotidianamente? Per non parlare di ordinamento giuridico, sanità, istruzione, agenda digitale, infrastrutture, politica estera. L’elettore medio, io e voi siamo annichiliti dalla complessità di una missione del genere. Una missione che richiede un’articolata organizzazione di persone in grado di formare una squadra di governo coesa e di amalgamare le diverse competenze necessarie a guidare lo stato e a legiferare. Questo più o meno è fare politica.

L’elettore medio può scegliere con un grado limitato di razionalità (o di ragionevole ignoranza) non potendo far altro che approssimare.

Si può ricorrere all’ideologia: “perché sì, perché no”.
Si può ricorrere al proprio personale tornaconto: “non ne capisco niente di deficit, occupazione e macchina statale, ma so che se vogliono ridurre i costi della pubblica amministrazione io prenderò meno soldi, quindi faccio vincere gli altri!!”.
Ci sono i principi morali: “quello è un galantuomo, mi piace; quello è un farabutto, non lo voto”.
C’è la competenza: “non so se quel che vuole fare sarà buono per il paese, ma è una persona che sa fare le cose”.

E altri metodi.

Io utilizzo un metodo che sintetizza in maniera pragmatica un po’ tutti i vari gradi di approssimazione. E’ il metodo dell’aperitivo. A chi vorrei far organizzare un aperitivo? Con chi vorrei passare quel momento di distensione, dialogo e intrattenimento tra la fine della giornata lavorativa e il rincasare in cui si discute amichevolmente di cacchiate e grandi temi?

C’è l’aperitivo del PDL. Il buffet è molto ricco. Quello lì porta sempre un bel po’ di ragazze, mentre sei lì sembra che tutto sia stupendo e vorresti che l’ora di cena non arrivasse mai (probabilmente la salterai). Il problema è che ti tocca ascoltare sempre quello lì, quello lì che parla sempre e con cui tutti vogliono parlare (a te non ti si fila nessuno). Non puoi mai scegliere dove andare a fare l’aperitivo, lo decide sempre quello lì, e i rapporti tra gli avventori sono un po’ finti: alla fine ognuno ha in testa solo il buffet. Torni a casa con un gran mal di testa perché hai bevuto troppo e mangiato poco (nonostante il ricco buffet). Non ti sei espresso e non hai sentito gli altri esprimersi e, visto il costo esorbitante sostenuto da quello lì, puoi solo sperare che la prossima volta sia sempre quello lì ad offrire, altrimenti chi vuoi che ci venga?

C’è l’aperitivo del PD. Somiglia molto a una riunione tra vecchi compagni di scuola, tutti uniti da un comune passato, ma in fondo tutti un po’ diversi e divisi dalle scelte fatte dopo l’esame di maturità. Solo per la scelta del bar in cui andare a bere ci si perde in mille discussioni e quando finalmente ci si vede, si formano i soliti gruppetti in cui ognuno parla fittamente: il dialogo c’è, le idee circolano, ma solo all’interno di questi gruppetti che non fanno né gruppo né squadra. E’ bello perché tutto sommato le discussioni sono stimolanti e ti senti parte di un’identità, ma sembra essere un gruppo di persone un po’ involuto, chiuso e autoreferenziale. Nessuno fa amicizia con gli avventori dei tavoli vicini e ogni volta che vuoi portare qualcun altro con te all’aperitivo ti guardano storto. In definitiva, solo il pensiero di dover di nuovo affrontare il processo decisionale che porterà a una data e a un luogo ti fa passare la voglia di organizzare il prossimo aperitivo con loro.

C’è il nuovo aperitivo di Scelta Civica. Sono sobri, ma hanno cominciato a fare gli aperitivi anche loro. Bevono tutte cose raffinate e parlano di vini con la prosopopea del sommelier senza averne il carisma. Sono molto eleganti, la conversazione è colta e la macchina organizzativa è efficiente. Tutto sommato hanno imparato anche ad essere socievoli, fin troppo, tanto che ai loro aperitivi vedi gente che non ti aspetteresti. Certo, ai loro aperitivi manca un po’ di passione e di sentimento e la compostezza unisce quel gruppo di persone più della fedeltà. C’è uno di loro che fa il professore solo che agli altri non va di fare gli alunni, per cui a volte si innescano dinamiche un po’ ambigue dove ognuno si misura con la spocchia e il merito altrui. In definitiva, il problema di questi aperitivi eleganti è che costano molto e che ti mandano sempre il conto a casa. E pagare tanto per farsi fare la lezione senza che ci sia un minimo di distensione può esser noioso e insostenibile alla lunga.

Altra novità è l’aperitivo a Cinque Stelle. E’ molto divertente perché c’è sempre una marea di gente giovane, allegra e molto motivata; c’è quello lì che fa morire dalle risate sparlando di tutti gli altri aperitivi. E’ rassicurante perché dona quel tocco d’inclusione agli esclusi beffandosi dell’esclusività degli altri aperitivi. Quello lì riccioluto e l’altro nerd riccioluto hanno montato un’organizzazione fantastica, ma il problema è che alla fine sono tutti molto alticci, si ride un sacco, ci si arrabbia, ma non esce mai nulla di concreto. E poi se sei uno un tantino sobrio che prova a dire qualcosa al riccioluto, ti cacciano via. Insomma, va molto bene per bere e per ridere, ma con l’andarci troppo spesso ci si fa male al fegato.

Mi hanno parlato anche di questo aperitivo della Rivoluzione Civile, ma non son so dirvi nulla perché è un circolo molto chiuso dove tutti hanno la tendenza a giudicarti.

C’è infine l’aperitivo di questi qui di FARE. Sono animati da questo tipo molto dandy che va in giro vestito in modo un po’ colorito. Questo dandy che con molta arguzia e poco astio bacchetta tanto i sobri quanto gli ubriaconi. E’ una personalità molto caratterizzante e invadente, ma ha sempre voluto che i suoi aperitivi vivessero di vita propria lasciando molto spazio ai beoni promotori, tanto da non aver mai messo il suo nome sul logo dell’aperitivo. Quando per una sbornia di vanità ha fatto una figura barbina, ha detto agli altri “vedetevi all’aperitivo come avete sempre fatto, io me ne sto un po’ a casa.” Il bello è che tolto l’uomo, i principi che animano quegli aperitivi restano. Effettivamente è tutta gente di saldi principi, gente pragmatica che pensa molto a lavorare e che di solito il tempo per gli aperitivi neanche ce l’ha. Si vede, perché non sono molto ben organizzati e il decentramento spontaneo a volte crea non pochi inconvenienti. Però sono aperitivi piacevoli perché si respira questa atmosfera dove vengono ben dosati rigore, competenza, passione e dialogo. Si beve bene, c’è buon gusto e ognuno paga il suo. C’è la voglia di cambiamento senza i toni apocalittici della rivoluzione. Ci sono obiettivi che non sono asintoti e soprattutto c’è tutta gente che il giorno dopo va a lavorare e che non pensa agli aperitivi. Dicono che è un aperitivo inutile, ma in fondo non è che uno si aspetti grandi vantaggi da un aperitivo e allora io preferisco andare dove bevo bene e mi trovo a mio agio.

Prosit!
(e stavolta andate a votare senza aver bevuto troppo)

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Articolo creato 1724

2 commenti su “Politica da bere

  1. La tua esortazione alla sobrietà sarà per me difficile da seguire, mai come questa volta servirà un buon vino prima e un buon amaro dopo il voto.

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