Confiteor

Che brutta parola! Che linguaggio da passi perduti di Montecitorio! Una volta, a Eugenio Scalfari che gli chiedeva che cosa fosse l’establishment, Guido Carli rispose che l’establishment era quell’insieme di persone con importanti responsabilità che, anche nei dispareri, trovano sempre un terreno comune dialogo sulle questioni di interesse generale.

confiteor_mucchetti_geronzi-e1354196805794.jpeg In questo passo tratto da Confiteor, l’intervista fiume che Cesare Geronzi ha commissionato al giornalista del Corriere Della Sera Massimo Mucchetti, c’è tutta la cifra stilistica di un personaggio e l’essenza di questo libro-confessione con cui Geronzi, relegato oggi al ruolo di presidente della Fondazione Generali (già presidente di Generali, Mediobanca e Capitalia) e ormai fuori dalla tolda di comando, si toglie qualche sassolino dalla scarpa da tirare a Nagel, Pelliccioli e Della Valle.

Rimarrà deluso chi si aspetta da Confiteor rivelazioni e retroscena sconvolgenti. In fondo, l’intento di Cesare Geronzi è quello di fornire la sua versione e il suo punto di vista privilegiato su trent’anni di finanza e capitalismo all’italiana lustrando i fatti senza sconvolgerli e affidandosi a un interlocutore per niente accomodante come Massimo Mucchetti. Un intento – devo dire – ben riuscito. Io stesso, piuttosto critico e scettico sul personaggio, dopo la lettura di Confiteor ho maturato un’idea meno maliziosa e tendenziosa di Cesare Geronzi e, senza abbandonare la convinzione che ci fosse qualcosa di malsano e sbagliato nel sodalizio di prima repubblica fra politica, finanza e informazione, ho almeno capito le presunte buone intenzioni di chi ne muoveva le fila.

E’ interessante notare come, pur nell’intento di mondarsi da quella patina di oscuro potente, le parole di Geronzi tradiscano un paternalismo misto a protagonismo che risulta ora inquietante, ora buffo (“Gli ho fatto comprare il Messaggero”, “Questo divano nel mio salotto era il preferito di Guido Carli”). In alcuni passi Geronzi sembra un azzimato Patrick Bateman ossessionato per i dettagli, le firme e la materialità. Ogni volta che ti racconta la storia della firma di un patto parasociale o di un’importante cessione non manca mai di descrivere il salotto in cui avvenne, i dipinti che appesi alle pareti. Quando racconta del suo incontro con Bazzoli e Maranghi all’hotel Hassler di Roma non manca di specificare “che è l’albergo più bello di Roma”.

Confiteor è un utile bignami di finanza italiana che aggiunge un po’ sentimentalismo da parte di un personaggio che ci aspetteremo diabolicamente machiavellico. Non fa luce sugli eventi degli ultimi trent’anni, non documenta, ma il filo dei ragionamenti e lo stile della conversazione fanno luce su un modo di vedere eventi degli ultimi trent’anni da parte di un importante protagonista.

Ritornando alla citazione iniziale, credo che Geronzi sia intimamente convinto della definizione che Guido Carli dà dell’establishment. E’ intimamente convinto di farne parte. Ed è sinceramente convinto che lui e pochi altri abbiano un’idea giusta e poco criticabile di quello che l’interesse generale.

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