Gli spettatori non votanti

C’è una correlazione diretta e un po’ preoccupante tra la disaffezione alla politica italiana e l’interesse spasmodico per le elezioni presidenziali americane. Di primo acchito verrebbe da dire che è normale. Sono in gioco la guida della prima potenza mondiale, l’elezione dell’uomo più potente del mondo. E’ una scelta che non potrà non avere un impatto sull’ordine mondiale, sulla crescita economica e, in qualche modo, sulla vita di tutti i giorni anche qui in Italia. D’altro canto questa partecipazione da spettatori non votanti, che in molti casi va oltre il semplice e sano interessamento per fatti esteri rilevantissimi, stride con l’apatia in cui gran parte dell’Italia sta vivendo in casa propria questo clima da “fine di un’epoca”, di “terza repubblica” e di svolta del paese.

Ce ne sono qui che conoscono bene il meccanismo con cui saranno scelti i 538 Grandi Elettori dei 50 stati americani (sono aggiornatissimi sui sondaggi degli “swing states”) ma che hanno rinunciato a seguire le negoziazioni da mercatino arabo che circondano il dibattito sulla nostra legge elettorale (il premio di maggioranza? Facciamo 10% al primo partito? 15%? 12,5%? Lasciamo il porcellum, le coalizioni e le liste bloccate?). Le primarie del PD si consumano in un clima quanto mai autoreferenziale in cui ognuno si è fatto la sua idea della sua macchietta (il rottamatore, il classico tranquillizzante, il baffo, oppure il gay) senza che i dibattiti possano cambiare granché (casomai ci si confronta sulle “regole delle primarie” a pochi giorni dalle primarie). Che dire poi di un centro-destra allo sfascio, orfano di un ex leader che, sul finire di una lunga storia d’amore durata vent’anni, lascia la politica con un “se-ti-serve-chiama-io-ci-sarò-sempre-per-te”? Si assiste con divertita benevolenza, snobismo o, peggio, con entusiasmo, all’irrompere sulla scena politica della dittatura dell’antipolitica personificata da Grillo, mentre si dibatte con più partecipazione sui trascorsi religiosi e affaristici di Romney. Ci sono le iniziative dei centristi, dei “notabili a disposizione” come li chiama Ernesto Galli Della Loggia, di alcune iniziative di buon senso, ma il terreno non è ancora fertile per una loro crescita e l’attenzione è tutta focalizzata sui voti di Ohio e Florida.

Stasera assisteremo alle maratone dei diversi canali d’informazione con lo stesso spirito con cui i tifosi del Foggia (non me ne vogliano i foggiani) guardano la finale di Champion’s League: anche se non ci riguarda, si tifa e si partecipa per sognare una notte da Coppa dei Campioni, per sentirsi grandi e importanti. Facciamo finta che quella scelta abbia per noi importanza, perché ci piace come viene fatta quella scelta, perché ci piace quella gara. Due uomini per due schieramenti selezionati attraverso rigorose e lunghe elezioni primarie. Non 30 partiti. Una competizione dove il motto è “ogni vota conta”. Non una selezione al ribasso il cui mantra è “tanto sono tutti ladri”. Una competizione dove i dibattiti, non le inchieste giudiziarie, spostano i consensi. E la certezza che, qualunque sia il risultato, le prossime elezioni presidenziali si terranno il martedì dopo il primo lunedì di novembre del 2016.

Stasera guarderemo la Champion’s League della politica, ma ricordiamoci che domani torneremo a seguire la serie D. Che qualunque sia la divisione e la squadra, sarebbe opportuno fare il tifo e contribuire a rendere interessante la competizione, la nostra.

Categoria:
Articolo creato 1724

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto