Declassami questo


Venerdì scorso, dopo la chiusura dei mercati, è arrivato l’inesorabile giudizio di S&P che in un colpo solo ha declassato una decina di paesi europei. Francia e Austria perdono la tripla A portandosi ad AA+, mentre l’Italia viene declassata a BBB+, livello definito in maniera colorita e impropria “junk”.
Le critiche sul complotto statunitense per affondare l’euro e i sospetti che malafede e dolo avessero ispirato questa mossa di S&P erano del tutto prevedibili, non meno del downgrade stesso. Come si può pensare che un debito a 10 anni con rendimenti costantemente oscillanti fra 6% e 7% possa ancora mantenere un rating superiore a BBB+? I falchi, per la maggior parte francesi con l’orgoglio di grandeur ferito, se ne infischieranno altezzosamente proponendo provvedimenti divertenti come quello di vietare alle agenzie di rating di emettere giudizi sul debito pubblico, alla maniera di una brutta regina che impone di oscurare gli specchi del regno. Altri scrolleranno le spalle sostenendo che la notizia era già scontata dai mercati e nei prezzi.
Se tutto era già scontato nei prezzi, perché tanto affanno, tanti giudizi e tante proposte così strampalate sul problema delle agenzie di rating? Essere declassati da “AA” ad “A” non è la fine del mondo. Le agenzie di rating certificano che siamo ritenuti un po’ più rischiosi, ma questo si sapeva già e, letti i commenti del giorno dopo, dopodomani ci si continueranno a comprare e vendere titoli di stato come prima. Diverso è il discorso quando si passa da A a “BBB+”, cioè da un livello che rientra nella categoria “Investment grade” a “Junk”. Molti fondi di investimento e fondi pensione per regolamento o statuto possono investire unicamente in strumenti di tipo investment grade e la mossa di S&P, anche se non cambia niente nella generale percezione del rischio del nostri debito pubblico, va ad escludere sostanzialmente una serie di soggetti dalle prossime aste di BTP. In altre parole il nostro debito diventerà meno liquido. Non solo. LCH Clearnet, la cassa di compensazione dei principali mercati europei di derivati, dal 17 gennaio alzerà ulteriormente i margini per fare trading sui nostri BTP. Se prima per acquistare una posizione di 100.000 euro su un BTP bastavano 10.750 euro di margine di garanzia, da domani ne serviranno 1.000 in più. Ciò contribuirà ad aumentare ulteriormente la tensione sui nostri BTP e quindi sul famoso spread.
Non dimentichiamoci che Grecia, Irlanda e Portogallo hanno avuto seri problemi a finanziare il debito in scadenza, ricorrendo ad aiuti esterni (ESFS e FMI), proprio quando hanno perso il rating di investment grade passando a BBB+. Aspettiamoci quindi qualche problemino alla prossime aste (curioso che il downgrade sia arrivato proprio il giorno dopo in cui Spagna e Italia avevano già collocato una bella fetta di debito a lungo e a breve termine).

E come risolviamo il problema delle agenzie di rating? Non si può certo impedir loro di emettere giudizi. Alcuni propongono di stimolare una maggiore concorrenza introducendo più soggetti. Si era proposta la creazione di un’agenzia di rating europea (non so con quali pretese di imparzialità). Tuttavia, se introduco più soggetti a giudicare un brutto quadro, il quadro non migliorerà di certo nel momento in cui è visto da più occhi. Il ruolo delle agenzie di rating è utilissimo per quanto riguarda i corporate bond perché rivela sinteticamente agli investitori informazioni utili su una moltitudine di soggetti che sarebbero difficili da monitorare (così dovrebbe essere). Sugli stati sovrani il discorso è diverso dal momento che per giudicare la solvibilità di una stato bisogna tener conto anche di una serie di fattori di carattere politico del tutto svincolati da logiche quantitative ed economiche. Bisogna evitare che questi giudizi sui debiti sovrani possano legare le mani a una serie di soggetti istituzionali come fondi di investimento e fondi pensione. Non ci si era mai posti il problema in passato, perché era ritenuto improbabile che un paese dell’Unione Europea perdesse così velocemente il rating investment grade, ma sarebbe opportuno che le authority competenti consentissero ex lege agli investitori istituzionali di poter derogare ai loro regolamenti per la selezione delle obbligazioni da poter acquistare, almeno per quanto concerne il debito sovrano. Attenzione, non si tratta di obbligare i fondi pensione a comprare BTP, né d’impedire alle agenzie di rating di emettere giudizi negativi. Però sarebbe necessario che ,salvaguardata la possibilità di emettere giudizi sui debiti sovrani, i gestori abbiamo piena libertà di seguire o meno quei giudizi senza avere le mani legate da tre soggetti privati che fanno il bello e cattivo tempo sui mercati del debito pubblico.

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