BTP alla patria

L’iniziativa di Giuliano Melani, l’imprenditore toscano che ha promosso una sorta di patriottica sottoscrizione di BTP per contrastare l’azione malefica del mercato in mano agli speculatori, ha avuto in questi giorni molta risonanza ed è stata lusingata dall’adesione di importanti banche nazionali che, tramite le colonne del Corriere Della Sera, si sono dichiarate disponibili ad azzerare le commissioni di intermediazione ai propri clienti per l’acquisto di titoli di stato.
Gli intenti sono lodevoli, ma prima di avventurarsi nell’acquisto di titoli rischiosi (non tanto per un default dell’Italia che nessuno ritiene immaginabile, quanto per la possibilità più che concreta di ritrovarsi con perdite significative in conto capitale) bisognerebbe interrogarsi sull’efficacia che un’iniziativa del genere potrebbe avere sulla sostenibilità dell’indebitamento pubblico e sull’abbassamento del suo costo.
Vediamo un po’.

Dallo scorso agosto la Banca Centrale Europea ha acquistato titoli di stato italiani per un ammontare stimato di 150 miliardi di euro col fine di sostenerne i prezzi e quindi di abbassare il rendimento medio, cioè il costo che lo stato avrebbe dovuto spendere per gli interessi sulle nuove emissioni di debito pubblico. Risultato? Ad agosto il rendimento medio dei BTP con scadenza decennale era del 6%, subito dopo gli acquisti della BCE è calato significativamente, ma poi è tornato a salire toccando oggi quota 6,66%. Una liquidità di 150 miliardi spalmata su un trimestre non è stata in grado di arrestare la caduta dei prezzi dei titoli di stato.

Quali sono le risorse che potrebbe raccogliere un’eventuale campagna patriottica del tipo “l’oro alla patria”? Nel 2008 (non ho tempo ora di cercare il dato aggiornato) il reddito medio annuo delle famiglie italiane era di 32 mila euro (dopo tasse e contributi) e la propensione al risparmio è oggi dell’11%. Ogni anno, quindi i 25 milioni di nuclei familiari mettono a disposizione del paese un risparmio di 88 miliardi di euro (supponiamo che il reddito non sia diminuito e che prima dell’iniziativa del signor Melani neanche un euro di questo risparmio finisse in BTP). In caso di adesione massiccia alla campagna “l’oro alla patria” le famiglie potrebbero comprare BTP sul mercato per un importo di poco superiore alla metà dell’intervento della BCE degli ultimi tre mesi (intervento che non ha avuto alcun risultato apprezzabile).
Senza contare che, se gli italiani tolgono soldi dai conti correnti per comprare BTP, gli istituti di credito avranno meno risorse per… Comprare BTP. E’ un gioco a somma zero insomma: se il settore pubblico consuma più di quanto incassa e se questo deficit è superiore a quanto risparmia il settore privato, servono capitali dall’estero. Punto. C’è poi da chiedersi se sia salutare, in un sistema che già spiazza gli investimenti privati assorbendo gran parte del risparmio delle famiglie e privilegiando fiscalmente l’investimento in titoli di stato, favorire il drenaggio di risorse verso il debito pubblico (quindi togliendolo alle imprese) tramite l’azzeramento delle commissioni per l’acquisto di titoli di stato.

Nel 2012 lo stato dovrà emettere nuovi titoli di stato per un ammontare compreso tra 250 miliardi e 300 miliardi di euro, mentre le famiglie risparmieranno 80-90 miliardi: la dipendenza dall’estero rimane un dato di fatto. Nell’attesa di ridurla grazie a uno stato che consuma di meno o a un settore privato che produce di più, la credibilità resta ben più importante del patriottismo.

Articolo creato 1724

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto