I tre dell’Ave Maria

Mentre eravamo a goderci il piccolo supplemento d’estate che l’anticiclone ci ha regalato, le delegazioni di Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea e Banca Centrale Europea erano imbottigliate nel traffico di un Atene in tilt per lo sciopero di tassisti e ferrotranvieri che protestano contro liberazioni e licenziamenti imposti all’esecutivo greco da Unione Europea e Fondo Monetario in cambio di un prestito da 110 miliardi di ottenuto nel maggio 2010.

I tecnici si trovavano ad Atene per controllare i progressi fatti finora e dare il via all’erogazione di una piccola tranche di 8 miliardi di euro del prestito di cui sopra. Di progressi non devono esserne stati fatti molti visto che la Grecia sta discutendo con le autorità europee l’erogazione di un ulteriore prestito da 120 miliardi di euro. E infatti al ritorno da Atene, a tre mesi dalla fine del 2011, il terzetto di ispettori ha scoperto che la Grecia non centrerà gli obiettivi di deficit. Chiuderà l’anno (se tutto va bene) con un deficit dell’8,5% sul PIL anziché del 7,6% promesso a Unione Europea e Fondo Monetario. Non c’è da stupirsi visto che il PIL calerà del 5,5% anziché del 2% (i governanti europei prendano nota: non sottostimate gli effetti negativi sul pil di politiche fiscali restrittive).

Il Fondo Monetario Internazionale scrive a proposito dell’aiuto fornito alla Grecia nel maggio 2010:

The program was developed by the authorities with European Commission, ECB and IMF. The IMF, with the European Commission, will review progress under the program on a quarterly basis. The IMF will have to be satisfied that the conditions under the program are met in order to proceed with future disbursements.

Beh, la cosiddetta troika non credo che sia tornata soddisfatta da Atene, ma non ha molto senso bloccare l’erogazione degli 8 miliardi di euro mentre si sta negoziando un ulteriore prestito da 120 miliardi di euro, gettando la Grecia in una disordinata situazione di insolvenza. Tuttavia, erogare quel prestito da 8 miliardi svuoterebbe di sostanza i sacrifici che Papandreou e Venizelos stanno cercando di imporre a greci in perenne assetto da sommossa: “i soldi arrivano comunque, perché tanti sacrifici?” potrebbero chiedersi migliaia di dipendenti pubblici inseriti in una sorta di “riserva di stato” in attesa di ricollocati entro un anno o licenziati.

Lezione per il prossimo salvataggio. Se l’obiettivo è quello di non far fallire un paese a qualsiasi costo, evitando però il rischio che tutti gli altri paesi si sentano in diritto di scialare irresponsabilmente (tanto poi qualcuno li salverà), meglio stabilire obiettivi laschi ma raggiungibili che ritrovarsi 18 mesi dopo di fronte al bivio fra un default causato dall’inflessibilità rigorosa o un ulteriore salvataggio ispirato da una molle indulgenza che renderà poco credibile qualsiasi paletto verrà imposto nel futuro.

Intanto attendiamo il responso di domani. Quegli 8 miliardi non sono così scontati e se non dovessero arrivare, sarà una settimana movimentata.

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