La lettera scarlatta

Spread the panic

Venerdì 5 agosto, mentre molti italiani erano al mare ed altri europei osservavano impotenti e preoccupati il flusso di vendite che colpiva i nostri titoli di stato (grazie all’ubiquità di preoccupazioni e connessione ad internet, io mi trovavo in entrambi i gruppi) il consiglio direttivo della BCE si riuniva a Francoforte per decidere se fosse il caso di estendere il programma SMP (Security Market Purchase) ai titoli italiani, consentendo alla BCE di intervenire sul mercato secondario per acquistare BTP, un’azione che alcuni economisti hanno definito un analgesico per curare una polmonite. Il rendimento del BTP decennale, che nella drammatica giornata del cinque agosto era arrivato a rendere fino al 6,4% (tanto ne era sceso il prezzo che ha una correlazione inversa al rendimento), si stabilizzò intorno a quota 5,2% grazie agli acquisti (modesti a dire il vero) della BCE e all’euforia degli operatori finanziari ringalluzziti dalla misura straordinaria adottata.

Manovra Bis o Manovra BCE

Quietati momentaneamente i mercati, il governo si affrettò ad annunciare una nuova manovra finanziaria (ne era stata appena varata una a luglio) il cui iter d’approvazione ha tenuto col fiato sospeso mezza Italia e mezza Europa. Una manovra kafkiana che fece grondare di sangue il cuore del presidente del consiglio e fece infuriare i sindacati. La coalizione di maggioranza, alle prese con le intercettazioni, i festini e i malumori interni, non esitò a disconoscerne la paternità dando ad intendere più o meno esplicitamente che agiva su impulso (ricatto sospettarono alcuni) della BCE. Questa divenne il cattivo che imponeva così tanti sacrifici in cambio di quegli spiccioli che servivano a puntellare i prezzi dei nostri BTP sul mercato secondario e a tenere a bada i rendimenti. Tanto era forte questa febbre di sudditanza nei confronti della BCE che anche un personaggio misurato e super partes come Napolitano, quando sentì parlare di una norma che rendeva più flessibile il mercato del lavoro dando la possibilità a imprese e sindacati di aggirare l’art. 18 dello statuto dei lavoratori, si lamentò con il governo del fatto che quella misura non fosse espressamente richiesta dalla BCE (e da quando il parere della BCE è un requisito di validità per i decreti legge?).

La BCE ha sempre negato d’aver ricattato il governo (o fai come ti dico io, oppure lunedì alla riapertura dei mercati non compro BTP) e alle ipotesi di una fantomatica missiva dai toni perentori ha ripetutamente opposto secchi no comment e smentite. Nelle moderne economie i ruoli della politica monetaria e della politica fiscale sono ben definiti ed è bene che i due poteri siano indipendenti l’uno dall’altro. I governi non possono minare l’indipendenza di una banca centrale (obbligandola a stampare moneta ad esempio) e la banca centrale non può dettare al governo quali tasse aumentare e quali tagliare. Ecco perché la BCE si è preoccupata fin dall’inizio di smentire l’esistenza di una lettera inviata al governo italiano con indicazioni specifiche sul da farsi. E’ risaputo, d’altro canto, che le banche centrali di ogni economia hanno un forte potere di moral suasion consigliando spesso i governi su come la politica fiscale possa armonizzarsi al meglio con la politica monetaria. Si tratta generalmente di buoni consigli che non prendono mai i toni del ricatto di chi impugna una pistola.

Everything is forwardable (and leakable)

Nessuna lettera dichiarava la BCE. Nessuna imposizione sul mercato del lavoro in Italia scrivevano dall’Eurotower di Francoforte. E invece il 29 settembre, passati neanche due mesi da quella drammatica giornata del 5 agosto, ecco che spunta sul Corriere Della Sera la “lettera strettamente riservata” della BCE. Testo in inglese e testo in italiano, con la firma di Jean Claude Trichet e di Mario Draghi (attuale governatore della Banca d’Italia e governatore in pectore della BCE). Non c’è dubbio che la fuga di notizie sia partita da Palazzo Chigi (basta leggere le dichiarazioni giulive di un Sacconi messo fino ad allora alla graticola per la norma che aggirava l’art 18 e che ora può dire “not my fault”) ed è stata davvero una carognata nei confronti della BCE. La maggioranza, sempre più allo sbando, ha cercato di sfruttare un’indiscrezione controllata per far ricadere ancora una volta sulla BCE la paternità di misure impopolari; l’opposizione invece ha colto al volo l’occasione per parlare di governo commissariato, di perdita di sovranità e parossismi simili.

In realtà dalla lettura del testo originale della lettera non emerge alcun ricatto, solo consigli di buon senso, niente che non si sia letto ripetutamente negli editoriali del Corriere della Sera degli ultimi dieci anni. Il programma di acquisto dei BTP non viene neanche menzionato e dalla lettera non traspare alcun collegamento tra i suggerimenti forniti e l’eventualità che la BCE acquisti titoli di stato italiani sul mercato secondario. I consigli di politica economica, che si focalizzano su liberalizzazioni, pareggio di bilancio ed efficienza della pubblica amministrazione, vengono preceduti da formule urgenti ma non perentorie come:

“The Governing Council considers that pressing action by the Italian authorities is essential to restore the confidence of investors”; “The Governing Council considers that Italy needs to urgently underpin the standing of its sovereign signature and its commitment to fiscal sustainability and structural reforms”. “We consider the following measures as essential”.

A riprova della relativa indipendenza conservata dal governo italiano, si nota che il governo ha seguito i consigli della BCE per quanto riguarda il pareggio di bilancio entro il 2013 e la flessibilità sul mercato del lavoro, ignorando bellamente le indicazioni su liberalizzazioni delle professioni ed efficienza delle amministrazione pubbliche e sistema sanitario nazionale.
La BCE d’altronde non aveva nessuna pistola da puntare al governo italiano. Vale la pena specificare che l’Italia finora non ha ricevuto neanche un centesimo dalla BCE. Anzi. L’Italia è, dopo Germania e Franca, il terzo contribuente al fondo salva stati (EFSF) e al piano d’aiuti della Grecia da 100 miliardi di euro (presto diventeranno complessivamente 200 circa). Comprare BTP sul mercato secondario non vuol dire prestarci soldi da un punto di vista tecnico. La BCE compra sul mercato titoli già emessi sul mercato per i quali l’Italia ha già incassato i relativi introiti pagando un tasso di interesse già stabilito (a prescindere che il loro rendimento salga o scenda in base alle fluttuazioni del prezzo di mercato). Certo, uno potrebbe pensare che senza quegli acquisti l’Italia pagherebbe tassi più alti sulle nuove emissioni (potrebbe, non è detto), ma per il momento (per il momento) l’Italia non si trova nelle condizioni in cui versa la Grecia che deve ospitare una troika di tecnici da BCE, FMI e UE attendendo che entrino in cassa le risorse di Unione Europea e FMI per andare avanti. Dei circa 50 miliardi di BTP acquistati dalla BCE sul mercato secondario non è entrato nulla al tesoro. Sono operazioni che la BCE ha condotto anche nel suo stesso interesse per stabilizzare i mercati finanziari e rendere efficace la trasmissione della politica monetaria (questi almeno sono gli scopi dichiarati del Security Market Program).

Buoni consigli e cattivi esempi

La BCE si trova nella peculiare situazione di dover accordare la sua politica monetarie con 17 economie diverse, ognuna con i propri problemi e le proprie beghe politiche. Essendo difficile coordinarsi e indirizzare la politica economica di ognuna, a volte, oltrepassa i propri limiti tirando le fila della politica fiscale in maniera un po’ troppo puntuale. I toni della lettera non erano perentori, ma erano molto “precisi e puntuali” e la firma di Draghi, accanto a quella di Trichet, dava un tono di “lungo respiro” alla comunicazione, un qualcosa di programmatico che travalicase il mandato in scadenza di Trichet, andando oltre la semplice moral suasion.
Nondimeno il governo, seguendo alcune indicazioni e ignorandone altre, ha dimostrato d’essere ancora in controllo. C’è da rallegrarsene su un piano strettamente teorico e astratto non meno di quanto ciò sia detestabile sul piano strettamente contingente.

Di tutto il polverone e delle dichiarazioni inutili che hanno seguito la pubblicazione della lettera segreta di pulcinella restano da annotare (i) un comportamento naive della BCE che invia su carta intestata (c’era bisogno di lasciarne traccia?) una lettera ufficiale negandone ripetutamente l’esistenza e sperando nel silenzio di una controparte poco seria e alle strette sul ring politico di casa propria; (ii) un comportamento irresponsabile di un governo che non ha l’autorità di farsi carico del peso politico dei propri provvedimenti fiscali, un governo che non disprezza quel sentimento di commissariamento e impotenza su cui l’opposizione getta fomiti brucianti.

Ora che riusciamo ancora a collocare con successo BTP e BOT senza l’aiuto di nessuno, istituzioni e opinione pubblica reagiscono in maniera così scomposta per una letterina della BCE. C’è da chiedersi cosa succederà nella malaugurata eventualità di dover accogliere a Fiumicino l’arrivo di una troika.

Articolo creato 1724

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