I pesci di Basilea

A chi non avesse seguito tutti gli appassionanti dibatti in merito a Basilea 3 e ai suoi effetti restrittivi sul credito alle imprese bastino queste poche righe come premessa .

La Banca Internazionale dei Regolamenti (BIS) e i governi delle principali economie mondiali ritengono che, per evitare il ripetersi di una nuova crisi finanziaria, le banche debbano carenarsi rispettando requisiti patrimoniali più stringenti in termini di patrimonializzazione. Se prima a fronte di attività per 100 (titoli finanziari, prestiti alle imprese, partecipazioni, etc) alle banche bastava avere un patrimonio di vigilanza di 8 formato da un patrimonio netto di 2 (common equity) e altre porcherie per 6 (obbligazioni subordinate, azioni di risparmio, di tutto di più), adesso le banche dovranno dotarsi di un patrimonio di vigilanza di circa 10 formato da un patrimonio netto di 8 (capitale vero, non porcherie). I dettagli qui.

Orbene, a chi avessse ancora voglia di partecipare a quegli appassionati dibattitti su Basilea 3 dedico le elucubrazioni che seguono.

Una banca può adeguarsi ai maggiori “ratios” patrimoniali imposti da Basilea 3 in due modi: diminuire il denominatore (cioè le attività, cioè i prestiti), aumentare il numeratore (cioè il capitale sociale) oppure una combinazione delle due misure.
Si possono spiegare i temuti effetti restrittivi di Basilea 3 pensando alle banche come a delle pescherie.
Fissato il prezzo di vendita delle sogliole ai clienti, i pescivendoli possono vendervi un prodotto fresco che costa loro di più e su cui guadagnano meno, oppure possono vendervi un pesce vecchio di tre giorni su cui potrebbero fare margini più alti. Dato che il pesce dopo tre giorni puzza, il vostro pescivendolo tenderà a vendere pesce fresco. Una banca, invece, dato che il denaro non puzza, tenderà a prestarvi soldi che a loro costano poco (cioè raccolti con obbligazioni subordinate, prestiti sul mercato interbancario e poca roba di qualità, cioè poco patrimonio). Con Basilea 3, le banche saranno obbligate a prestarvi soldi di qualità più pregiata (anche se per voi sono numeri inodori e incolori) soldi che a loro costano di più (pesce più fresco, insomma).

Un intenso lavoro di lobby (e per certi versi di terrorismo istituzionale) da parte delle associazioni bancarie di tutto il mondo ha fatto passare il messaggio che, se le banche dovranno pagare di più la loro materia prima (il denaro), potrebbero o prestarne di meno o farla pagare di più. In realtà non è detto che sia così: in un mercato globale dove è alto il livello di concorrenza è possibile che non sia immediato un rialzo del costo dei prestiti in seguito a Basilea 3. Né d’altronde il fatto che un pescivendolo faccia minori margini sulle sogliole implica necessariamente che questi debba venderne di meno, soprattutto se i consumatori continuano a voler comprare le sogliole anziché il tonno. Certo, le banche tenderanno a voler vendere alle imprese prodotti con più alti margini che a loro costano meno (consulenze, derivati, fidejussioni e servizi in generale), ma vedo difficile per una banca pensare a un contingentamento del credito, che è la sua mission primaria in cui compete con parecchi operatori.

Vuoi per il periodo convulso, vuoi per l’efficacia dell’attività di lobbying terroristico, Confindustria e Rete Imprese Italia si sono spaventate e hanno concertato con l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) un intervento presso la Commissione Europea per far fare in modo che la direttiva comunitaria con cui si tradurranno in leggi i principi di Basilea (Crd 4) attenui gli effetti più severi di Basilea 3 sul credito alle piccole e medie imprese.
La proposta di Confindustria, Rete Imprese Italia, Alleanza delle cooperative italiane e ABI consiste nell’assegnare un coefficiente di ponderazione del 74% ai crediti erogati dalle banche alle PMI. In pratica se una banca presta 100.000 euro a una PMI, il prestito varrà 74.000 ai fini del calcolo del patrimonio di vigilanza. Per ogni 100.000 euro prestati alle PMI, la banca, applicando Basilea 3, dovrebbe avere bisogno di 10.000 euro di patrimonio di vigilanza (di cui 7.000 formato da patrimonio netto), ma visto che quel prestitio verrebbe considerato solo per il 74%, il patrimonio di vigilanza assorbito sarà più basso (7.400 anziché 10.000, pressoché uguale all’era pre-Basilea 3).

La ponderazione del rischio specifico delle attività è un concetto giusto che era già stato introdotto con Basilea2. 100.000 euro investitii dalla banca in BTP peseranno solo 20.000 ai fini del calcolo del patrimonio di vigilanza (vengono assorbiti solo 2.000 euro di patrimonio di vigilanza). Per attività con minore rischio si riserva meno patrimonio di vigilanza. Di converso, un investimento in un’impresa non quotata per 100.000 verrà pesato con un coefficiente del 370% in ragione della minore liquidità e del maggior rischio (370.000 euro che assorbiranno 37.000 euro di patrimonio di vigilanza).

Perché i crediti alle PMI dovrebbero pesare il 75% anziché il 100% sul calcolo del patrimonio di vigilanza? Sono forse meno rischiosi? Si potrebbe argomentare, con un po’ di acrobazie statistiche, che le PMI sono meno sensibili al ciclo economico, che la gestione è in genere più prudente, che generalmente i prestiti bancari sono coperti da garanzie personali da parte degli imprenditori, etc, etc.
Il quartetto in delegazione presso la Commissione Europea l’ha buttata, invece, tutta sul politichese: maggiore numerosità delle PMI, quota rilevnte di dipendenti occupati nelle PMI, maggiore dipendenza delle PMI dal sistema bancario (quest’ultima argomentazione, poi, è una vera e propria zappa sui piedi). Sembra che il mondo delle imprese si sia associato alla linea da spaventapasseri dell’ABI paventando alle istituzioni un calo dell’occupazione e del ciclo economico a seguito dell’introduzione di Basilea 3.

E’ pacifico che le PMI occupino, soprattutto in Italia, un maggior numero di risorse umane rispetto alla grande industria e che dipendano in misura maggiore dal credito bancario, ma il problema di un’azione di lobbying del genere è che parla con un linguaggio politico a dei tecnocrati, a cui sta a cuore unicamente la corretta applicazione di parametri che dovrebbero garantire la stabilità del sistema bancario. Dire a un tecnocrate che, siccome le PMI dipendono molto dal debito bancario, è bene che le banche accantonino meno patrimonio di vigilanza è un abberrazione che va contro ogni principio su cui si basa l’impianto di Basilea 3 (si può anche discutere sulla bontà o meno di questo impianto, ma dal momento che ormai l’abbiamo accettato e dobbiamo applicarlo, tanto vale impegnarsi per applicarlo intelligentemente).

Io avrei approfittato di Basilea 3 per introdurre principi di carattere qualitativo nell’assegnazione dei coefficienti di rischio dei crediti alle PMI. Ad esempio si potrebbe assegnare un coefficiente di rischio minore alle PMI con un bilancio certificato o a quelle dotate di un sistema di governanche rispondente a determinati requisiti (ad esempio l’adozione di un modello organizzativo rispondente alla 231/2001). Insomma, ci sarebbero (o ci sarebbero stati?) molti spunti non solo per evitatre che Basilea 3 incida negativamente sulle PMI, ma anche per stimolare le PMI stesse ad essere più virtuose salvaguardando al tempo stesso la stabilità del sistema bancario.

Purtroppo, però, banche e imprese si sono alleate in un’azione di rigetto basata sulla minaccia di riduzioni di credito, crescita e occupazione anziché rimboccarsi le maniche. Spingere gli imprenditori a patrimonializzare di più le proprie piccole imprese anziché contare unicamente sul capitale di debito può avere effetti negativi sul ciclo economico nel breve, ma non è detto che una minore dipendenza dal sistema bancario sia così negativa per le imprese e in generale per il tessuto imprenditoriale di un paese.

Sarà per Basilea 4.

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