Proust, le Signorine del telefono e internet

Continuo a fatica, ma con piacere, la lettura della Recherche di Proust. E’ uno di quei piaceri minuti, puramente estetici e senza dubbio un po’ snob, tipici di chi si vanta nel trovare il senso di tutto in un periodo ben costruito sul niente. Non so se per rafforzare questa posa da snob o per renderla più umana e simpatica attraverso la condivisione, ogni tanto mi ritrovo a commentare profanamente alcune situazioni proustiane calandole nella realtà dei giorni nostri. Avevo iniziato descrivendo la parte sulla Sonata per piano e violino di Vinteuil (Shazam e la Sonata per piano e violino di Vinteuil) ed ora eccomi di nuovo a prendere spunto da un brano del terzo volume (La parte di Guermantes).

Il Narratore, in soggiorno a Doncières per render visita a Saint-Loup, ha necessità di avere notizie della nonna rimasta a Parigi e un malfunzionamento della linea telefonica è l’occasione per un delizioso spunto di riflessione su questa nuova tecnologia descrivendo la magia con cui il nostro interlocutore “invisibile ma presente” viene trasportato da noi:

… l’abitudine fa così presto a spogliare del loro mistero le forze sacre con cui siamo messi in contatto che, non avendo avuto subito la comunicazione, la sola cosa che mi venne in mente fu che era una faccenda ben lunga… trovavo che non fosse, per i miei gusti, sufficientemente rapida, nei suoi mutamenti improvvisi, la meravigliosa fantasmagoria cui bastano pochi istanti per far comparire accanto a noi, invisibile ma presente, la persona con la quale vogliamo parlar e che, senza muoversi dal suo tavolo, nella città in cui vive (nel caso della nonna, Parigi) sotto un cielo diverso dal nostro, con un tempo che non è necessariamente lo stesso, fra circostanze e preoccupazioni che noi ignoriamo e di cui ci parlerà, si trova di colpo trasportata (lei, e tutto l’ambiente dove continua a essere immersa) a centinaia di leghe di distanza, accanto al nostro orecchio, nel momento esatto stabilito dal nostro capriccio.

E poi ecco questo excursus romantico, ma non privo di solennità classica, sul ruolo delle operatrici telefoniche (le Vergini Vigilanti, le Danaidi, le Onnipotenti, le Signorine del Telefono):

Perché il miracolo si compia non dobbiamo far altro che accostare le labbra al magico diaframma e chiamare – a volte un po’ troppo a lungo, lo ammetto – le Vergini Vigilanti delle quali udiamo ogni giorno la voce senza mai conoscerne il volto, e che sono i nostri custodi nelle vertiginose tenebre di cui sorvegliano gelosamente le porte; le Onnipotenti per la cui intercessione gli assenti sorgono, senza che ci sia dato scorgerli, al nostro fianco; le Danaidi dell’invisibile, che senza posa vuotano, colmano, si passano l’un l’altro le urne dei suoni; le ironiche Furie che, nel momento in cui mormoriamo a un’amica una confidenza con la speranza che nessuno stia a sentire, ci gridano crudelmente: “Sì, vi ascolto”; le sempre irritate serventi del Mistero, le ombrose sacerdotesse dell’Invisibile, le Signorine del Telefono.

Oggi raramente ci serviamo di una “Signorina del Telefono” per fare una telefonata, ma l’abitudine ci ha ormai nascosto il miracolo del telefono e della tecnologia in generale. E chissà Proust, se fosse qui oggi, come descriverebbe quel groviglio di connessioni globali che ci permette un contatto permanente con le anime di tutto il mondo allontanandoci fisicamente l’uno dall’altro. Il paradosso triste e affascinante per cui, per lanciare un messaggio alla nostra cricca di amici, aggiorniamo uno status message su Facebook facendo viaggiare il nostro pensiero dalla corteccia al touchscreen di uno smartphone, dallo smartphone a un ripetitore cellulare attraverso l’etere pieno d’onde in tempesta, dal ripetitore a un router di un CED, da un router a un backbone trafficato che, attraverso cavi ottici sottomarini, porterà a qualche datacenter sperduto nell’Oregon il nostro messaggio, custodito e pronto per essere letto da chi, vivendo magari nel nostro stesso quartiere, si trova a migliaia di km. di distanza da quel datacenter, che raggiungerà – a sua volta – attraverso il medesimo tortuoso percorso nel tempo di un baleno, irritandosi se il malfunzionamento di un server, la saturazione di un processore o il guasto di un hard disk causerà un piccolo ritardo di pochi secondi.
Ecco, ogni tanto provate a squarciare il velo dell’abitudine e, anche senza la sensibilità e la prosa di Proust, provate a dire almeno “wow” riflettendo sul fatto che questa pagina che leggete vi arriva dalla contea di Oakland in Michigan dove queste pagine vengono gelosamente custodite da un imponente monumento di informazioni, mentre vengono aggiornate dal sottoscritto che si trova nel secondo municipio di Roma.

Sono solo server e grovigli di cavi, ma anche le ombrose sacerdotesse dell’Invisibile erano solo Signorine del telefono.

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