Silvio forever sarà

Ero curioso di vedere se Rizzo e Stella sapessero scrivere per il grande schermo come per la carta stampata e così, ignorando aspettative al minimo, disinteresse e noia per l’argomento, sono andato a vedere Silvio Forever.
Sono uscito dal cinema rispondendo affermativamente all’interrogativo con cui v’ero entrato. Rizzo e Stella sceneggiano per il cinema esattamente come scrivono per la stampa: sanno farsi carico di un notevole lavoro di ricerca e di sintesi critica in cui riescono a dare un’anima e una vis polemica propria a una gran mole di documenti grezzi e freddi. Nei loro articoli non cercano mai di difendere e promuovere direttamente la loro argomentazione, ma fanno in modo che sia un polemico costrutto di scartoffie a parlare per loro. Il loro più grande successo, La Casta, è riuscito ad incidere notevolmente sull’opinione pubblica sensibilizzandola sui costi della politica (tanto da inspirare diverse iniziative legislative) semplicemente presentando in maniera acutamente organica un’enorme quantità di dati pubblici da sempre disponibili a tutti e archiviati con un qualunquismo in uno sterile dimenticatoio etichettato “e-io-pago”.

I mezzi del grande schermo si prestano ancora di più a questo tipo di lavoro: la colonna sonora utilizzata in chiave ironica, il montaggio paradossale e la recitazione caricaturale amplificano gli effetti di quell’arguto lavoro di ricerca in un ambiguo compendio di antiberlusconismo, documentario e satira .

C’è qualche però. La maggior parte del materiale utilizzato da Rizzo e Stella è tratto da opuscoli elettorali del PDL, biografie ed interviste autorizzate dallo stesso Silvio Berlusconi. Ognuno dei fotogrammi del documentario di Rizzo e Stella, presi singolarmente, dovrebbe dare l’immagine di un uomo gioviale e intraprendente che si è fatto da solo. Un superuomo che riesce in qualsiasi attività senza emanare quell’antipatico senso di irraggiungibilità e invidia (riesce in tutto ed è un cazzone come noi, non è un genio). Un primo della classe che non si guadagna le antipatie riservate al primo della classe. Un lavoratore indefesso che si diverte. Insomma, c’è tutto ciò che potrebbe suscitare simpatia e ammirazione. Rielaborando proprio lo stesso materiale in chiave ironica, tagliuzzando di qua e incollando di là, si ottiene invece un’immagine di un uomo nauseante che sta rendendo il paese nauseato e a sua volta nauseante.
La pellicola sarà confortante e appagante (divertente al limite) per chi già abbraccia la religione dell’antiberlusconismo. Sarà catalogata dai piddiellini tra la grande mole di materiale persecutorio da mettere all’indice in quanto deviato e ispirato da un cieco odio per il capo del governo. Per uno spirito un po’ agnostico e scettico come il mio, Silvio Forever ha il pregio (difetto?) di mettere a nudo i meccanismi della manipolazione mediatica. Neanche per un minuto mi è venuta voglia di considerare sul serio quella specie di documentario, non ci ho trovato nulla che non sapessi già e per un momento ho persino pensato che effettivamente tutto quello che ho sempre letto e visto su Berlusconi potesse essere inattendibile e viziato dallo stesso esercizio di manipolazione.

Alla fine Stella e Rizzo hanno fatto quello che sanno fare da sempre. Non credo, non spero che il loro lavoro avesse finalità spiccatamente politiche. Se la sinistra, invece, pensa che la proiezione del film nella sale possa davvero smuovere gli animi dei moderati, del centro e degli indecisi, allora ci terremo Silvio ancora per molto tempo, forever.

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