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Fiat convertenda est
Inserito da danybus | settembre 17, 2005
Facciamo un po’ di chiarezza sul Convertendo visto che i giornali un po’ per ignoranza, un po’ per interessato servilismo stanno confondendo le carte.
PROLOGO
Qualche anno fa FIAT versava in una situazione finanziaria a dir poco catastrofica: non c’erano più soldi per pagare il costo operativo delle fabbriche ed era sommersa da obbligazioni e prestiti da rimborsare.
Le banche erano tutte di fronte ad un cruciale dilemma: far fallire la FIAT, oppure aiutarla con l’ennesimo prestito. Un fallimento significava subire perdite enormi su affidamenti di miliardi di euro e così si scelse la via dell’ennesimo prestito. Questa volta, però, le banche fecero molto di più. Presero letteralmente a braccetto FIAT. Si comprarono il 51% di FIDIS così da permettere a FIAT di deconsolidare dal bilancio 6 miliardi di debito; Anticiparono a FIAT una grossa somma relativa alla vendita di Italenergia e EDF che sarebbe avvenuto tre anni dopo.
Tra le altre cose, le banche concessero un prestito perverso chiamato “Convertendo” per un valore di 3 miliardi. Questo prestito funziona più o meno così. Alla scadenza, dopo quattro anni, se FIAT fosse stata in grado di ripagare il prestito tutto bene, altrimenti le banche sarebbero state obbligate a rinunciare al rimborso e convertire il credito di tre miliardi di euro in azioni FIAT. A che prezzo? Il valore medio tra 14 euro e la media dei corsi azionari degli ultimi sei mesi rispetto alla data di conversione.
I NODI AL PETTINE
Arriviamo a settembre 2005: la data di conversione. Fiat ha lanciato nuovi modelli che parrebbero vincenti; Lapo ha arricchito la linea di scarpe FIAT ed ha persino aperto un locale a Milano che poi ha fatto chiudere dopo un mese. Nonostante tutto, le finanze Fiat non permettono di rimborsare quei tre miliardi di euro che si era fatta prestare dalle banche. E le banche devono convertire 3 miliardi di crediti in azioni FIAT. A che prezzo? 10,24 euro. Quanto vale un’azione FIAT sul mercato 7,40. Non solo le banche si ritroverebbero a rinunciare a tre miliardi di euro diventando azioniste di un’azienda tutt’altro che in ottima salute, ma pagherebbero quell’azienda ad un prezzo decisamente superiore a quello che il mercato le attribuisce.
A proposito. Le banche in questione sono Unicredito, Intesa, Capitalia, Sanpaolo e quei fessi di ABN e BNP che ci sono venuti dall’estero per imbarcarsi in questo letamaio.
IL CONTROLLO
Che peso avranno le banche azioniste in FIAT? Enorme. Prima del convertendo FIAT era controllata da IFIL (Finanziaria che fa capo ad IFI, un’altra finanziaria che a sua volta fa capo ad un SAPA della famiglia Agnelli) con un pacchetto del 30%. Con l’emissione di nuove azioni sottoscritte dalle banche, IFIL sarebbe stata diluita nel capitale FIAT al 22%, lasciando le banche con un pacchetto di controllo del 27%.
LA CAROGNATA
In Aprile si cominciava già a ragionare sulla sorte del convertendo e le azioni FIAT crollarono fino al minimo storico di 4,5. A quel punto Marchionne (attuale AD) si comprò un milione di euro di azioni FIAT. La solita mossa per dare fiducia al mercato? Non proprio. Anche IFIL fece la stessa cosa. Tramite una sua controllata lussemburghese (EXOR) stipula un accordo con Merryl Lynch per comprare a termine (tramite una complessa struttura basata su un derivato chiamato Equity SWAP) 85 milioni di azioni FIAT per un controvalore di circa 500 milioni. In questo modo avrebbe mantenuto la sua quota di controllo al 30% e non sarebbe intercorso nell’obbligo di OPA obbligatoria su FIAT che sarebbe scattato in caso di superamento del 30% prima del conversione. Questa operazione la fece in maggio nel segreto più assoluto.
Dove sta la carognata? In maggio le banche, che di diventare azioniste della FIAT non avevano nessuna voglia, cominciano a parlare con IFIL per capire se avrebbe preso lei parte di quelle azioni, alleggerendo l’onerere delle banche che in fondo avevano salvato FIAT. Niente però. La IFIL non aveva nessuna voglia di mettere soldi in FIAT. Invece nel frattempo si è comprata il 5% si Sanapaolo Imi. C’è forse un segnale peggiore per il mercato di un azionista di maggioranza che non crede più nell’azienda e si lascia scavalcare dalle banche creditrici? Il titolo inevitabilmente crolla e IFIL nel segreto più assoluto può attuare quella norma anti-diluitiva spendendo pochissimo, molto meno delle banche, e in barba a qualsiasi regola di mercato.
Oggi i giornali e l’opinione pubblica sono tutti a battere le mani agli Agnelli per aver creduto in FIAT ed aver salvato la grande industria italiana ancora un’altra volta. Complimenti.
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