Lavorare stanca (ma fa crescere)

L’impagabile e brillante Krugman ci segnala attraverso il suo blog che la Fed di St. Louis ha cominciato a includere i dati sul mercato del lavoro internazionale nel sistema FRED (Federal Reserve Economic Data). Quale migliore occasione per disegnare qualche grafico in libertà?

Si lavora più in Italia o negli USA? A dispetto di ciò che si potrebbe immaginare, un occupato italiano storicamente lavora poco più di un occupato americano. Nel 2009 un occupato italiano ha lavorato mediamente 1773 ore contro le 1734 ore lavorate da un occupato americano. Ciò è probabilmente dovuto alla grande presenza in Italia di contratti collettivi che standardizzano in qualche modo la durata dei turni con un limitato ricorso al part-time (più utilizzato invece negli Stati Uniti nei momenti di recessione).

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Il problema storico dell’Italia è, semmai, che mediamente il rapporto tra popolazione occupata e popolazione totale è molto basso (non arriviamo neanche al 50%): il tasso d’occupazione in Italia era nel 2009 del 44,6% contro il 59,3% degli Stati Uniti. Il forte differenziale si spiega con politiche di pensionamento più permissive in Italia, con una popolazione italiana più vecchia, con una minore partecipazione delle donne italiane al mercato del lavoro e con il fenomeno “bamboccioni” (la famiglia è un ammortizzatore sociale importante in Italia che non spinge i giovani ad accelerare il loro ingresso nel mercato del lavoro). Negli ultimi trent’anni gli Stati Uniti sono raramente scesi sotto un tasso di occupazione del 60%, mentre in Italia non siamo mai saliti oltre al 50%.

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E’ prevedibile che in un paese in cui è molto più alto il tasso di occupazione il PIL pro capite sia più alto (il PIL pro capite si calcola su tutta la popolazione, occupata e non occupata). L’andamento degli ultimi trent’anni di questa variabile mostra che storicamente il PIL pro capite di un italiano era l’80% di quello di un americano, eppure la forbice si è allargata molto nell’ultimo decennio con un trend discendente che ha portato il PIL pro capite italiano del 2009 al 69% di quello americano.

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Strano perché negli ultimi anni il tasso d’occupazione italiano ha mostrato segni di miglioramento e le ore lavorate mediamente da ciascun italiano sono rimaste superiori a quelle lavorate dagli americani. Cos’è successo?

Diamo un’occhiata alla produttività, misurata come unità di PIL prodotto per ogni ora lavorata.

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Dal 1994 in poi gli Stati Uniti hanno incrementato la produttività del loro lavoro, mentre l’Italia è rimasta al palo. E’ per questo che arranchiamo.

Ma perché la produttività è aumentata tanto negli Stati Uniti ed è rimasta al palo in Italia? Un po’ perché continuiamo a fare lavori con minore valore aggiunto rispetto ai nuovi impieghi creati negli Stati Uniti, un po’ perché evidentemente Marchionne qualche ragione ce l’ha.

Il riassunto di questo raccontino è nel grafico finale in cui mostro il rapporto tra variabile italiana e variabile americana per ognuna delle misurazioni che abbiamo esaminato.

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