Un’occasione persa?

Oggi è successo qualcosa che ha dell’incredibile: per la prima volta da quando è al governo Berlusconi ha proposto all’opposizione un piano bipartisan, un piano bipartisan per la crescita del paese. Anche qualora si fosse trattato di un piano bipartisan per la promozione della gnocca, sarebbe stato un evento straordinario e degno di nota: finisce il muro contro muro, lo scontro frontale, la forzatura, il principio del più forte.
D’accordo, Berlusconi è ormai alle strette, è un premier che insieme alla dignità ha perso pezzi importanti di una maggioranza una volta ritenuta granitica e ampia, ma pur con tutte le cautele e lo scetticismo da riservare a una mossa troppo tardiva per essere credibile, è una svolta che merita attenzione e riflessione.

In soldoni Berlusconi (o chi per lui) propone una via d’uscita alternativa dall’elevato rapporto debito/pil: anziché concentrarsi sulla riduzione del numeratore (il debito) con tasse e congelamenti della spesa, sarebbe meno traumatico concentrarsi sul denominatore e stimolare il più possibile la crescita del paese migliorando il risultato di quella frazione. Essendo preclusa (o altamente limitata) la via degli incentivi alla crescita tramite la spesa pubblica, al governo rimane da giocare la cartuccia delle riforme strutturali in grado di creare quella riforma liberale dello stato che aspettiamo più o meno da quando si candidò per la prima vola all’elezioni quel noto imprenditore del settore televisivo.
E’ un ragionamento non nuovo, ma raramente messo in pratica qui da queste parti. Più che i contenuti dell’appello di Berlusconi sorprende il tono di pacificazione con cui scarta l’idea di una tassa patrimoniale proposta da D’Amato: “La «botta secca» è, nonostante i ragionamenti interessanti e le buone intenzioni del professor Amato e del professor Capaldo, una rinuncia statalista, culturalmente reazionaria, ad andare avanti sulla strada liberale”. Una volta li avrebbe tacciati di stalinismo senza andarci tanto per il sottile; oggi parla di ragionamenti interessanti e buone intenzioni riferendo a un acerrimo nemico come il Prof. Sottile.

Come reagire a tutto ciò? Si può scorgere nella proposta di Berlusconi l’ennesimo segno di debolezza, il tentativo disperato, l’extrema ratio. Si può ironizzare come hanno fatto alcuni (“ha finito le videocassette per i videomessaggi e ora si è messo a scrivere al Corriere”). Si può dire: “sì, ok dimettiti, poi vediamo”. Oppure si può dimostrare responsabilità, cogliere quest’opportunità, assecondare quest’ammorbidimento dei toni e cogliere al volo l’occasione di avviare per la prima volta in vent’anni un dialogo bipartisan sulla riforma liberale del paese.

Purtroppo invece molti ritengono preferibile ridere e fare satira. Molti non vedono l’ora di ascoltare Berlusconi presentare le dimissioni e vedono nella caduta del dominus la sola via per andare avanti, costi quel che costi, anche una nuova campagna di veleni che il paese non può sopportare.

Parafrasando una frase degli israeliani, mi sento di dire che la sinistra italiana non può sperare di vincere finché non amerà il paese più di quanto odia Berlusconi.

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Un commento su “Un’occasione persa?

  1. Non è la prima volta che Berlusconi tende la mano salvo poi, scusa la licenza, infilare un dito nel… a chi gli si avvicina. La prima volta accadde con D'Alema e la Bicamerale, un tre lustri fa. Perché non credergli? Perché lo ha fatto ogni volta che è politicamente morto (1998 e 2008, per fare gli esempi più macroscopici).

    Perché stavolta dovrebbe essere diverso?

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