Vacanze di Natale

Non posso farci niente. Mi piace indulgere nel pecoreccio, nella comicità di bassa lega e in tutto quello che viene definito, ora con disprezzo ora con enfasi, trash. Non è né una posa, né una reazione alla cultura potabile servita nelle scuole e nei salotti dabbene. Chiamiamola propensione all’eclettismo, avversione per il pregiudizio culturale o semplicemente cattivo gusto.

Dopo aver visto l’ennesimo film natalizio dei Vanzina (sì, il cinepanettone), all’entusiasmo iniziale e alla bava per le gambe di Belen, è subentrata un po’ di nostalgia per gli anni in cui questo genere era più giovane, meno consumato e specchio di una società perfettibile, disastrata, ma per cui si poteva anche provare un po’ di simpatia e benevolenza oltre alla rassegnazione. E’ cambiato semplicemente il modo di fare quel cinema? E’ cambiata la società? E’ cambiata la mia percezione di quel genere cinematografico oppure, tout bêtement, tendiamo ad essere più indulgenti verso quel passato addolcito e amareggiato dalla nostalgia? Avessi avuto trent’anni negli anni ’80 sarei rimasto deluso dal primo Vacanze di Natale come lo sono ora da Natale in Sud Africa? Chissà.

Per approfondire la questione, ho deciso di comprare tutti i cinepanettoni usciti dal 1983 ad oggi (in realtà il genere nasce da un riadattamento in chiave invernale della serie Sapore di mare), vederli di nuovo e rimarcare di settimana in settimana differenze e curiosità sulla società che ognuno degli episodi riflette di volta in volta. Forse è solo una giustificazione da spendere ogni volta che amici un po’ snob vedranno campeggiare la filmografia dei Vanzina nella mia videoteca, ma per dare più sostanza a quest’alibi, ho deciso di annotare qui alcune osservazioni.

E cominciamo con il primo Vacanze di Natale, anno di grazia 1983.

Sigla iniziale
Moonlight shadow – Mike Oldfield

La hit del momento è la cifra stilistica di ogni cinepanettone e infatti il pezzone di Mike Oldfield che accompagna i titoli di testa era al numero uno delle classifiche italiane del 1983 (anno di produzione del primo vacanze di natale) proprio come lo è la Waka Waka di Shakira che fa da colonna sonora ai trailer di Natale in Sud Africa.

La servitù

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Il film si apre con l’arrivo della famiglia Covelli e del suo seguito nello chalet di Cortina. All’epoca i primi domestici erano soprattutto filippini che prestavano servizio fisso nelle famiglie borghesi seguendole non di rado nei luoghi di villeggiatura. In queste trasferte appare grottesco il contrasto fra i membri della famiglia in vacanza e i domestici che si ritrovano loro malgrado a lavorare in un luogo per loro insolito. Nella foto Assunciion e Conception giocano con la neve e vengono immediatamente riprese dalla signora Covelli: “Terzo mondo… Assuncia, Conception! E andiamo, aho! e mica v’abbiamo portato in vacanza”. Oggi i nuovi domestici filippini difficilmente emigrano in Italia, ma si fermano a Hong Kong o negli Emirati Arabi Uniti (paesi più vicini e più ricchi).

I torpigna

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L’arrivo a Cortina dei macellai di Viale Marconi segna l’inizio di una certa contaminazione fra classi sociali che all’epoca era oggetto di caricatura. Cerniera fra la borghese famiglia dell’avvocato Covelli e quella del macellaio Marchetti è la passione sportiva per la Roma. A parte l’effetto comico iniziale, la differenza di usi e modi è dipinta con un certo paternalismo volto a stemperare qualsiasi conflitto sociale. La signora Covelli che si lamenta dei “Torpigna che invadono Cortina” viene ridicolizzata dai membri della sua stessa famiglia.
Oggi non solo ci sarebbero meno punti di contatto fra classi socialmente diverse, ma probabilmente il macellaio Marchetti sarebbe messo molto meglio dell’avv. Covelli (il rialzo dei prezzi dei beni alimentari e l’inflazione di avvocati).

New York e la mafia (giudia)

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De Sica, giovane rampollo di famiglia che ha studiato all’estero, racconta le sue prime esperienze all’estero dicendo che non è facile inserirsi in banca per via di “una mafia giudia che mette spavento”. Un’osservazione che oggi sarebbe oggetto di censura immediata.

Made in Italy

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Billo, interpretato da Jerry Calà, arriva a bordo di una Innocenti Turbo. I Covelli a bordo di una Maserati. Il tutto quando in Italia si producevano anche automobili che non fossero di Fiat a Lambrate. I marchi Innocenti Turbo e Maserati sarebbero stati venduti a Fiat dieci anni più tardi.

Vintage

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Non credo ci sia bisogno di dire nulla per commentare l’abbigliamento invernale dell’epoca. Amendola scia in jeans, per dire.

Moderno un par de cojoni

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Sopra un fermo immagine tratto dalla famosa scena in cui i Covelli sorprendono il figlio a letto con il maestro Leonardo Zartolin (“Prego, la mutanda”). “No, nun se po’”, “E che è colpa mia se c’avemo er fijo frocio?”. L’omosessualità viene vista negativamente come una stravaganza importata dall’estero, tuttavia nel film si cerca uno spunto comico per prenderla a ridere e superare lo shock iniziale. Oggi un’espressione come “fijo frocio” non sarebbe forse ammessa in un film del genere e tutto sommato ci sarebbe anche meno sorpresa e stupore.

l’altra metà di Cortina

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Le donne di questo Vacanze di Natale sono totalmente succube e trovano nel tradimento l’unico mezzo d’affermazione: la bolognese Grazia l’ha capito e cerca di spingere Ivana a fare altrettanto. Anche una giovane come Serenella è del tutto trascurata da Covelli (preso dall’amicizia con Mario) e solo con l’inganno tenterà d’attirare l’attenzione su di sé (senza molto successo).

Non si è ancora affermato il ruolo della bonazza di turno che qui sembra essere affidato all’inglese Karina Huff senza farla scoprire troppo e senza marcare l’accento su forme e sensualità.

Insomma, Vacanze di Natale è una piccola commedia degli equivoci basata su facili battute, caricature e il racconto di una società ingenua alle prime armi con il cambiamento (l’omosessualità, la donna che reclama una sua indipendenza, la democratizzazione del lusso). Si ride senza volgarità e si sogna un benessere che sembrava tutto sommato a portata di mano.

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Un commento su “Vacanze di Natale

  1. Ammirevole Daniele, qualcuno (ancora non so chi) te ne renderà merito.
    Uno studio sui cambiamenti della società italiana per mezzo dei cinepanettoni, sembra il titolo di una tesi di dottorato in sociologia!

I commenti sono chiusi.

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