Lessons to be learned

La News Corp di Rupert Murdoch vorrebbe lanciare un’offerta sul 61% di BSKYB, la società che gestisce diverse piattaforme satellitari di pay tv (tra cui Sky Italia). News Corp, forte di una quota del 39%, già controlla di fatto la BSKYB e sostiene che le logiche sottese alla sua offerta siano meramente finanziarie.

L’operazione ha lasciato piuttosto tiepida la comunità finanziaria, mentre ha destato l’allarmismo del mondo dei media anglosassone. La BBC, il Financial Times, il Daily e il Guardian hanno scritto una letterina al Business Secretary (che con ironia anagrafica si chiama “Cable”) per metterlo in guardia sull’eccessiva concentrazione dell’informazione che verrebbe a costituirsi attorno a un solo soggetto: Rupert Murdoch,il padre padrone di News Corp. Un attentato al pluralismo dell’informazione.

E’ pure troppo scontato l’accostamento alla situazione italiana: nel Regno Unito ci sono ben quattro colossi dell’informazione che si indignano se Murdoch si compra una piattaforma satellitare e in Italia un solo soggetto controlla una fetta molto più consistente dell’informazione.

Invece a me ha colpito l’implicita visione di una corporate governance che, contrariamente a quanto avviene in Italia, è ben bilanciata nel garantire gli azionisti di minoranza senza lasciarli indifesi e in balia di azionisti che controllano le società con maggioranze raccogliticce, scatole, scatoline e patti di sindacato.

Provo a spiegare meglio.

In Italia la Fininvest della famiglia Berlusconi controlla Mediaset con una quota del 38% e il resto è detenuto dal mercato. Così come è ora la situazione, non c’è nessuno a cui verrebbe in mente di dire che Berlusconi non controlla Mediaset. E se domani Fininvest lanciasse un’opa sul 62% di Mediaset che non possiede (come ha fatto News Corp sulla sua controllata BSKYB), nessuno ravviserebbe un cambio di controllo sostanziale tale da chiedere soccorso alle autorità (che poi la situazione del nostro sistema dell’informazione richieda forti interventi già così com’è, è un altro discorso). Dall’altra parte della Manica, invece, le minoranze dell’azionariato hanno un tale peso nella governance delle società (ad esempio grazie all’obbligo di nominare amministratori indipendenti, veramente indipendenti) tale per cui si può ravvisare un cambio sostanziale di controllo se si passa da una minoranza relativa del 38% a una maggioranza assoluta.

Lo dico a costo di peccare d’esterofilia, ma assieme al pluralismo dell’informazione, la tutela delle minoranze nelle società quotate è una lezione che dovremmo imparare dalla vituperata finanza anglosassone.

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