Fessi e piazzisti

La querelle legale attualmente in corso fra Terra Firma (gruppo di private equity) e Citigroup è più imbarazzante che ridicola, per tutta la industry del private equity. Qualcuno dovrebbe consigliare a Guy Hands (fondatore e CEO di Terra Firma) di ritirarsi a vita privata in una di quelle isole della Manica in cui tiene la residenza fiscale e godersi ciò che gli rimane della pensione (che non credo sia poca cosa).

Da una parte c’è un gruppo di private equity malconcio che si è svenato per acquisire EMI a un prezzo pazzesco finanziato da una gran mole di debito. Dall’altra c’è una banca – Citigroup – che ha assistito EMI nella vendita conducendo un’asta competitiva e fornendo il debito necessario a finanziare l’acquisizione.

Conflitto di interessi? Soyons sérieux, soyons blasés.

Qui conosciamo tutti le sfide e le difficoltà delle case discografiche alle prese con una rivoluzione copernicana del loro business model e con vendite di dischi in continuo calo, ma evidentemente i manager di Terra Firma pensavano di caricare la società di debiti e ripagarli tranquillamente con le royalty di Lily Allen, Robbie Williams e altri.
Adesso che Terra Firma si è accorta di aver pagato troppo e di non riuscire più a far fronte al ripagamento del debito contratto con Citigroup (rischiando di doverle cedere tutte le azioni di EMI, fornite in pegno a garanzie del prestito), decide di portare Citigroup in tribunale. Con quale accusa? Citigroup avrebbe fatto credere a Terra Firma che ci fossero più contendenti disposti alla corte di EMI, spingendo Terra Firma a pagare più di quanto EMI valesse veramente sul mercato. Ma dai?!

E questi sarebbero gli scaltri e spregiudicati barbari alle porte? Sarebbe un bel precedente se Terra Firma dovesse ottenere anche un centesimo da questa causa. Potrei denunciare l’agente immobiliare che mi ha indotto a fare un’offerta alla svelta su un bilocale dicendomi che c’erano molti acquirenti alla finestra. Insomma, siamo seri. Citigroup ha fatto il proprio lavoro cercando di massimizzare il valore di EMI con tecniche da piazzista (“sbrigatevi, ho già molti acquirenti interessati”); Terra Firma non ha fatto il suo: un fondo di private equity dovrebbe valutare l’azienda secondo i propri criteri organizzando con cura la struttura finanziaria della sua acquisizione e conducendo con scaltrezza le negoziazioni per il prezzo. Se, come sostiene Terra Firma, Citigroup le avesse fatto credere che Cerberus era pronta ad offrire 4 miliardi di sterline per EMI, Terra Firma avrebbe dovuto semplicemente dire: “che se la compri Cerberus per quel prezzo”. Invece Guy Hands c’è cascato in pieno: ha offerto 4,2 miliardi di sterline e anziché leccarsi le ferite, va a chiedere un risarcimento in tribunale (giocandosi un po’ la sua reputazione e ammettendo a tutta la comunità finanziaria di avere pessime capacità negoziali).

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