No more Moore

Un po’ riluttante ieri sono andato a vedere Fahrenheit 9/11. Ecco quello che ne penso. Il mega film-documentario è una plateale dimostrazione di quanto grande sia il potere comunicativo dei media per qualunque scopo essi vengano utilizzati. Moore lo sa bene e dimostra di essere un maestro nel realizzare un confuso collage di immagini, documenti e prove che, presentando allo spettatore un’accozzaglia di argomenti aventi come filo conduttore una paranoica ossessione per la cospirazione, raggiunge una tale forza persuasiva da convincere anche il più accanito sostenitore degli Stati Uniti della nequizia degli americani. Malgrado qualsiasi pregiudizio è quasi impossibile alzarsi dalla poltrona e pensare che forse sono proprio gli Stati Uniti il vero “stato canaglia”. Gli sbandieratori degli arcobaleni guarderanno il film con entusiasmo e con occhi brillanti perché il regista dà loro quello che vogliono; i sostenitori incondizionati dell’America si rifiuteranno di vederlo per non farsi mettere la pulce nell’orecchio. Avendolo visto e non avendo sbandierato arcobaleni mi sono un po’ documentato per verificare le gravi e sconvolgenti accuse che Fahtenheit 9/11 fa all’amministrazione Bush. La mia principale fonte d’informazione è il rapporto della commissione sull’11 settembre realizzato da una commissione indipendente capeggiata da cinque democratici e cinque repubblicani, frutto di un colossale lavoro durato tre anni. Potete scaricarlo da qui in inglese, oppure comprarlo tradotto in italiano nelle migliori librerie. Ecco una lista di temi in cui Moore esagera veramente in quanto a distorsione dei fatti:

1) “Florida Recount”. Nel 2000 successe il finimondo perché i vecchietti che contavano i voti della florida avevano dimenticato una manciata di urne che avrebbero falsato tutto il risultato delle elezioni. All’inizio del film Moore ci fa vedere Gore (il candidato democratico) festeggiare la propria vittoria; ci mostra una serie di telegiornali annunciare la vittoria di Gore. Quelle immagini in realtà si riferiscono al momento dell’annuncio dei primi exit pool: non c’era stato alcun conteggio ufficiale. Se ci siano stati brogli elettorali o meno pochi possono dire. E’ certo però che Moore è in malafede quando mostra delle immagini in un contesto completamente diverso dal loro.

2) Il presidente incompetente. Che Bush sia stato incompetente sta agli americani stabilirlo nelle prossime elezioni. Però Moore utilizzando il solito trucco delle mezze verità e di immagini prese fuori dal proprio contesto fa di tutto per farlo apparire come un fesso. A parte i fuori onda televisivi, Morre cita un’inchiesta del Washington Post in cui si dice che Bush è stato il 42% del suo tempo in vacanza. Se uno si legge l’inchiesta del Post si noterà come nella metodologie vengono contati anche i week-end (che da soli fanno già il 28% di una settimana) e il tempo passato a Camp David dove Bush ha ricevuto per un mese diversi capi di stato. E ancora… Morre sostiene che Bush avrebbe letto un rapporto dell’FBI che parlava di attacchi di Bin Laden all’America tramite aerei dirottati. Il rapporto dell’FBI in realtà parlava di una possibile minaccia da parte di Bin Laden, ma non veniva specificato ne’ il come ne’ il quando: nessuno aveva mai pensato ad aerei dirottati ed utilizzati come missili. Per inciso… Il rapporto è lo stesso che era stato elaborato durante l’amministrazione Clinton (democratico) senza che nessuno facesse niente contro Bin Laden. Anzi, in pieno scandalo Lewinsky l’ambasciata di Nairobi negli Stati Uniti veniva attaccata. Però questo Moore sembra ometterlo del tutto alludendo ad una possibile connivenza dell’amministrazione americana nel lasciare che questi attentati avvenissero

3) Bush ed i Sauditi. Subito dopo il quadruplo dirottamento degli aerei di linea americani, lo spazio aereo americano fu chiuso per due giorni. Nessun velivolo privato era autorizzato a decollare o volare sui cieli statunitensi. Questo è quello che dice Moore nel suo documentario. Vero. Poi mostra con livore e scandalo che diversi Bin Laden e personalità saudite che si trovavano negli Stati Uniti (ventitre per essere precisi) partirono con un aereo privato lasciando gli Stati Uniti. Moore si stupisce del fatto che il loro aereo sia stato fatto decollare nonostante il blocco, ma commette egli stesso un errore nel mostrare dei documenti in cui la data risale al 13/9, giorno in cui lo spazio aereo fu riaperto. Altro elemento che desta scalpore è il fatto che a questi Sauditi non siano state poste domande e siano stati fatti partire senza problemi. Il rapporto ufficiale della commissione sull’11 settembre dice proprio il contrario affermando che 20 di loro risposero ad una lunga serie di domande prima di essere stati autorizzati a lasciare gli Stati Uniti.

4) Guerra e finanza. Negli Stati Uniti c’è un fondo d’investimenti Carlyle che finanzia numerose imprese impegnate nel settore della difesa. Moore punta il dito contro il fatto che i sauditi e bush abbiano insieme investito in questo fondo senza però dire al telespettatore che numerosi sono gli investitori di Carlyle tra cui anche molti democratici ed opponenti di Bush come Soros.

5) Iraq, una terra felice. Moore dipinge un Iraq prospero e felice nei giorni che precedono immediatamente l’invasione della coalizione: le immagini mostrano gente in festa, matrimoni, commerci prosperi ed una popolazione gaia. E’ forse per questo che un sesto della popolazione nel 1993 era scappata dall’Iraq e che l’ONU insieme ad Amnssty International hanno condannato le ripetute violazioni dei diritti umani da parte delle leggi irachene. Sempre parlando della campagna in Iraq, in una sequenza ironica e spiritosa Moore beffeggia la coalizione di liberazione elencando i piccoli paesi che la componevano oltre agli Stati Uniti: Islanda, Marocco, Romania, Guinea. Peccato che Moore non nomini per niente paesi come Australia, Italia, Gran Bretagna e Giappone che facevano parte della coalizione.

Che l’opinione mondiale e americana sia stata manipolata dopo l’11 settembre è pacifico. Nessuno mette in dubbio che l’amministrazione Bush abbia mentito e nessuno vuole toglierele le responsabilità per una terribile e fatale inefficienza dei servizi segreti americani e della difesa. Ma Moore utilizza gli stessi mezzi subdoli e non è passando da una manipolazione all’altra che il telespettatore avrà una visione d’insieme profonda e veritiera.

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