Post indebiti /1

Con provvidenziale tempismo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha pubblicato la scorsa settimana una tripletta di documenti riguardanti la crescita e il debito pubblico nei paesi del G7: Long-Term Trends in Public Finances in the G-7 Economies, Fiscal Space e Default in Today’s Advanced Economies.
La stampa italiana ne ha riportato subito le principali conclusioni cercando di ricavare dal freddo linguaggio accademico alcuni titoli ad effetto. La prassi è quella di leggere l’executive summary di questi documenti e dare un’occhiata sommaria agli istogrammi per cercare di capire chi ce l’ha più lungo o corto (parlo delle colonne del grafico). Così, dopo aver letto alla meno peggio i tre paper, si guarda con ammirazione il grafico che riporta per ciascun paese del G7 gli aggiustamenti necessari da apportare al deficit/avanzo primario di bilancio (la differenza tra entrate e uscite prima della spesa per interessi) per stabilizzare il debito pubblico ai livelli del 2010 (colonna celeste) e per riportarlo al target del 60% entro il 2030 (colonna in rosso):

aggiustamenti

Meraviglia delle meraviglie. L’Italia è il paese messo meglio. Ce l’ha più corto di tutti (la barra blu) ed è seconda solo alla Germania per quanto riguarda la barra rossa. In altre parole l’Italia è uno dei paesi che dovrà fare meno sacrifici degli altri per stabilizzare il debito pubblico. Buono, no? Sì, per carità, ma si tratta di previsioni elaborate con criteri che favoriscono molto la particolare struttura del deficit di bilancio italiano (si veda al riguardo quello che scrivevo qui). L’Italia ha un deficit primario migliore degli altri paesi (anzi, avrà persino un avanzo nel 2010) perché ha da sempre dovuto fare i conti con un elevato stock di debito pubblico a cui ha corrisposto un’elevata spesa per interessi. Per farvi fronte (e mantenere il deficit finale su livelli accettabili) l’avanzo primario italiano si è sempre dovuto collocare a livelli superiori alla media (è una reazione normale, come si analizza in questo paper). Essendo calato marcatamente il costo del debito (allo stato costa il 3,7% indebitarsi a 10 anni, mentre dieci anni fa costava il 5,25%) l’avanzo primario, che prima serviva completamente la spesa per interessi, può essere ora utilizzato per una riduzione più rapida dell’indebitamento. Ma i tassi di interesse saranno sempre a questo livello? La crisi del debito sovrano di qualche mese fa ha mostrato quanto i mercati siano volubili al riguardo. E i governi riusciranno a mantenere quest’avanzo primario? Sembra che Tremonti sia stato in grado di mantenere la disciplina, ma non credo che riuscirà a rimanere a via XX settembre fino al 2050.

Per arrivare al nostro avanzo primario superiore alla media l’Italia ha dovuto spremere i suoi cittadini. Siamo il paese con la maggiore pressione fiscale dopo la Francia (la tabella con i dati dettagliati da cui ho elaborato il grafico è nel primo paper dell’IMF) e quello in cui negli ultimi quarant’anni la pressione è cresciuta di più (due volte e mezzo la media del G7):
pressione1
Eredità della Prima Repubblica? Sarà, ma anche tra il 2005 e il 2007 (anno in cui la scure della crisi non aveva ancora colpito) l’Italia è il paese in cui la pressione fiscale è cresciuta di più (+2,4% contro una media G7 dell’1%).

Questo non è un dato affatto trascurabile. Aggiustare il deficit di bilancio in un paese in cui non è possibile alzare la pressione fiscale (sia per opportunità politica, sia perché si è già al colmo) si può fare in un solo modo: riducendo la spesa. E ridurre la spesa in un paese in cui l’invecchiamento demografico e la mancanza di una politica di regolarizzazione dei flussi migratori fanno prevedere un aumento della spesa per pensioni non è per nulla facile (negli ultimi 40 anni la spesa per pensioni ha contribuito ad un aumento dell’incidenza della spesa pubblica sul Pil dell’8,7% in Italia, mentre la media del G7 è stata del 2,4%).

Ergo, sarà anche vero che l’Italia nei prossimi quarant’anni l’Italia dovrà correggere il proprio avanzo primario “solamente” di 5 punti percentuali contro una media dell’8% nel G7 (addirittura 11% negli Stati Uniti) ma farlo sarà molto più difficile nel Bel Paese che negli Stati Uniti. Questo gli istogrammi non lo dicono, ma ci si aspetta che lo dica un buon giornalista che non si fermi ai grafici e all’executive summary.

C’è poi un altro aspetto da considerare. Il meccanismo di riduzione del rapporto tra indebitamento e PIL è funzione di due variabili: l’avanzo primario (come abbiamo visto sopra), ma anche la differenza tra tasso di crescita del PIL e tasso di interesse sul debito. Quanto più è alto questo valore, tanto più è facile ridurre il debito. Il meccanismo viene illustrato da un grafico che manderebbe in solluchero i Krugman:

gdpgr

La linea nera del grafico mostra l’evoluzione dell’indebitamento in uno scenario in cui il deficit/avanzo primario viene lasciato ai livelli del 2010 (senza gli aggiustamenti raccomandati) e la crescita viene mantenuta al 3% annuo. Senza le correzioni auspicate nell’avanzo primario e a tassi di crescita costanti l’indebitamento medio dei paesi del G7 arriverebbe al 200% nel 2031 e al 441% nel 2050.
La linea blu mostra invece cosa succede se solo si aumenta il tasso di crescita del PIL dal 3% al 4%. Il miglioramento è evidente e le conclusioni semplicissime: stimolare la crescita è il metodo più indolore e veloce per uscire dalla spirale del debito.
E da cosa può dipendere una maggiore crescita? Dall’andamento delle precipitazioni? Dalla buona sorte? Forse, ma soprattutto da questa roba qui citata nel paper (vorrei che il ministro per lo sviluppo che non c’è e il presidente della Consob che non c’è se la leggessero giorno e notte):

Achieving higher potential growth will require reforms in product markets, labor markets, financial markets, and the public sector. Immigration policies will also be critical in the context of low population growth.

L’Italia ha sufficiente spazio per fare queste riforme e stimolare l’economia? Lo vediamo al prossimo post su questo paper.

Categoria:
Articolo creato 1724

2 commenti su “Post indebiti /1

  1. Tempo fa scrissi un post nel quale misi a disposizione uno spreadsheet di Google Docs che simulava l'andamento del debito pubblico al mutare di crescita del PIL e avanzo primario (insieme o tenendo fermo l'uno o l'altro – per semplicità ho preferito tenere fermi i tassi d'interesse), e di conseguenza portare su grafici i vari scenari. Fu molto istruttivo, anche per me che pure avevo Giavazzi alle spalle, vedere “visivamente” come un grande avanzo primario possa poco se il PIL è tremendamente lento (figurarsi nel caso in cui sia piccolo), ma soprattutto evidenziare quanto la nostra finanza pubblica sia in una situazione difficile.

    (Non so se ho scritto un doppio post, coi js disattivati le cose sono meno semplici 🙂 )

  2. Tempo fa scrissi un post nel quale misi a disposizione uno spreadsheet di Google Docs che simulava l'andamento del debito pubblico al mutare di crescita del PIL e avanzo primario (insieme o tenendo fermo l'uno o l'altro – per semplicità ho preferito tenere fermi i tassi d'interesse), e di conseguenza portare su grafici i vari scenari. Fu molto istruttivo, anche per me che pure avevo Giavazzi alle spalle, vedere “visivamente” come un grande avanzo primario possa poco se il PIL è tremendamente lento (figurarsi nel caso in cui sia piccolo), ma soprattutto evidenziare quanto la nostra finanza pubblica sia in una situazione difficile.

    (Non so se ho scritto un doppio post, coi js disattivati le cose sono meno semplici 🙂 )

I commenti sono chiusi.

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto