Cedolare secca, cedolare monca

affittasiSalvo futuri e liberi imprevisti, con l’approvazione del quarto decreto attuativo sul federalismo fiscale il governo darà il via liberà alla cedolare secca sugli affitti, che potrebbe entrare in vigore già dal 2011.

Spiego brevemente ai non addetti ai lavori cosa cambia. Se oggi avete un appartamento da cui percepite ogni anno 15.000 Euro di affitti, quei soldini verranno tassati con la vostra aliquota marginale IRPEF: si parte dal 23% se campate solo con quei 15.000 Euro fino ad arrivare al 43% se già dichiarate 75.000 euro di reddito annuo. Ovviamente ci sono tutta una serie di escamotage più o meno semplici per evitare livelli alti di tassazione (o evitarla tout court). Se il canone mensile non è esorbitante, ci si fa pagare ogni mese con fruscianti banconote e nessuno si accorge se poi dimentico di dichiarare quelle entrate; se gli importi sono più consistenti e la mia aliquota marginale è alta, posso sempre intestare l’immobile a mio figlio bamboccione che non percepisce altri redditi e viene tassato con l’aliquota marginale minima. A voler essere più sofisticati si possono intestare gli immobili e i relativi contratti di locazione a una persona giuridica (una spa o una srl) il cui reddito viene tassato al 27,5%.
Ecco. Per evitare questa pantomima e semplificare il tutto, dal 2011 quei famosi 15.000 euro verranno tassati al 25% a prescindere dallo scaglione di reddito (proprio come le rendite finanziarie vengono tassate con una cedolare secca del 12,5% a prescindere dalla fascia di reddito).

Verrebbe da sobbalzare sulla sedia. Ma come: il dentista che ormai fa il palazzinaro e campa di rendita verrà tassato con la stessa aliquota di un metalmeccanico che magari è suo inquilino? Proprio così, ma una tassazione di questo tipo dovrebbe consentire l’emersione di un’intricata selva di locazioni in nero. Questo almeno è ciò che prescrive una vecchia teoria secondo cui più bassa e semplice è la tassazione, meno è forte l’incentivo all’evasione. Per rafforzare ancora di più l’intento “emergente” di tale riduzione, la cedolare secca sugli affitti verrà accompagnata da un inasprimento dei controlli e delle sanzioni sulle locazioni in nero. Dal momento che già adesso sono rimasti solo pochi onesti fessi che pagano aliquote del 43% sui redditi da affitti, una cedolare al 25% non dovrebbe essere una grossa perdita per le casse dello stato e anzi potrebbe portare a maggiori entrate derivanti dalla regolarizzazione del nero. In più si prendono due piccioni con una fava destinando gli introiti della cedolare secca ai comuni in cui insistono gli immobili avvicinandosi sempre più al Santo Graal del federalismo fiscale.

Questo, per sommi capi, è il ragionamento dei promotori della cedolare secca sugli affitti. E che ne pensa Dany-Log?

A mio avviso, così com’è, la cedolare è monca e rischia di mandare ai contribuenti segnali sbagliati.

Si parla da una vita di alzare la tassazione delle rendite finanziarie per poter alleggerire la pressione su dipendenti (che non possono evadere) e imprese. Al di là dell’equità sociale (termine che suona, ahimè, sinistramente ridicolo), bisogna considerare che alla crescita economica e alle attività produttive contribuiscono dipendenti e imprese, non le cedole dei BTP o gli affitti dei palazzinari. Così dopo tanto parlare e tante teorie, non solo le rendite finanziarie restano tassate a uno dei livelli più bassi d’Europa (12,5%), ma si sancisce il favor fiscale per le rendite immobiliari. Non c’è poi nessuna assicurazione che chi oggi percepisce affitti in nero si affretti a regolarizzare la situazione per poter pagare il 25% di aliquota marginale e mondarsi la coscienza di contribuente.

Tuttavia una semplificazione della tassazione delle rendite immobiliare rimane opportuna e necessaria, dal momento che l’attuale imposizione con aliquote marginali IRPEF non funziona ed è di forte incentivo ad un’evasione incontrollabile e perciò tollerabile. Per esser completa, più equa ed efficace, la riforma manca d’un pezzo: la controparte del contratto di locazione, il conduttore.
Una cedolare secca sugli affitti va verso una buona strada, ma dovrebbe essere accompagnata dalla deducibilità (fino a certe fasce di reddito, diciamo 35.000 euro annui) dei canoni d’affitto pagati dalla base imponibile degli inquilini. Questo sarebbe un ottimo incentivo affinché siano gli inquilini stessi a richiedere un contratto regolare e alleggerirebbe molto la pressioni fiscale sulle fasce di reddito meno abbienti, senza dover andare a ritoccare il delicato equilibrio delle aliquote IRPEF.

La deducibilità dei canoni di locazione renderebbe la tassazione degli affitti al 25% meno odiosa, meno iniqua e più “presentabile”. Così come pensata ora è solo un enorme trasferimento di risorse da fasce deboli a fasce più agiate. Da contribuenti che non possono evadere (dipendenti), a contribuenti fiscalmente creativi. Manda anche un pessimo messaggio: non riesco a controllare e a tassarti come si deve, quindi ci rinuncio, ti abbasso la tassazione (dopo averti fatto ripulire tutte le tue attività con condoni e scudi vari) e poi speriamo che paghi.

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2 commenti su “Cedolare secca, cedolare monca

  1. 1. In parte anche l'affitto è deducibile, anche se solo per cifre ridicole
    2. Girando l'incasso ai comuni, dovrebbe venire da questi il controllo ed essendo il loco è più facile scovare gli evasori

  2. 1. In parte anche l'affitto è deducibile, anche se solo per cifre ridicole

    2. Girando l'incasso ai comuni, dovrebbe venire da questi il controllo ed essendo il loco è più facile scovare gli evasori

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