Indefiniti deficit

Qui sotto riporto uno di quei grafici che fa piangere di gioia Giulietto:

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Sull’asse delle ordinate è rappresentato il posizionamento di alcuni paesi del G20 in base al loro saldo di bilancio primario cyclical-adjusted (strutturale). Più si è in alto, meglio è. E l’Italia, con un avanzo primario dell’1%, è posizionata molto più in alto rispetto a Germania, Francia, Stati Uniti e paesi “Pigs”.

Ma cos’è questo avanzo primario? E’ la differenza tra entrate e uscite prima del pagamento degli interessi sul debito. Se la differenza tra entrate e uscite è negativa ancor prima del pagamento degli interessi, si può star certi che il debito scenderà molto difficilmente.

E cosa significa esattamente “cyclical adjusted”? E’ una rettifica del deficit calcolata con tanti buoni propositi per far sì che si valuti la politica fiscale del governo senza tener conto del ciclo economico. Pessime manovre fiscali in tempi di vacche grasse potrebbero non destare allarmi perché le entrate sono gonfiate da un periodo di crescita eccezionale. Allo stesso modo, i frutti di una politica fiscale virtuosa potrebbero non essere immediatamente evidenti a causa di eccezionali programmi di stimolo all’economia per contrastare periodi di recessione. Ecco quindi che si è introdotta questa misura, sulla quale non sono mancate alcune perplessità:

In un paper della Banque de France, ad esempio, si dice:

Unfortunately, the estimation of the structural deficit is subject to wide margins of uncertainty. For example, evaluations of the French «structural» deficit for 1997 by international organizations range from
0.8% of GDP for the IMF to 1.7% for the OECD and 2.3% for the European Commission. Traditional methods cumulate uncertainties related to the evaluation of the size of the output gap (i.e. deviations of GDP from its potential level) and uncertainties related to the sensitivity of the budget balance to fluctuations in economic activity.[…] The so-called structural deficit is usually no more than a budget deficit corrected for the impact of the output gap. It provides a rough evaluation of the current fiscal stance but is a relatively poor indicator of the medium-term sustainability of fiscal policy.

A pagina 49 della Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza Pubblica si riportano alcuni dati che rappresento qui sotto in una forma più chiare per capire come si arriva a un avanzo primario strutturale dell’1% rispetto a un deficit di bilancio di -5,3% nel 2010.

saldiitaly

Sul saldo primario “strutturale” dell’Italia emergono due cose:

1) Una buona parte delle rettifiche in positivo sul deficit (il 2,3%) si basa su assunzioni e calcoli del tutto opinabili che hanno poco valore nel medio termine (come dice lo stesso paper della Banca di Francia). Davvero l’output gap in Italia nel 2009 è stato del 4,3% con effetti negativi straordinari per un 2,3% sul deficit? E se parte di questo “output gap” fosse diventato strutturale a causa della crisi? Il correttivo in negativo che tiene conto delle una tantum di cui ha beneficiato il bilancio del 2010 (0,6%) mi sembra invece un dato oggettivo e inopinabile. Quindi, a voler fare confronti su dati incontrovertibili senza aggiustamenti da alchimista, direi che l’Italia ha avuto un saldo primario negativo di -1,2% (punto). Poi ognuno legge il dato che vuole, tanto alla fin fine si arriva sempre a un deficit di 5,3% a fine 2009.

2) Gli interessi. Nel 2009 l’Italia ha speso il 4,7% del PIL per pagare gli interessi sul proprio debito (70 miliardi di euro, praticamente il doppio di quello che paghiamo ogni anno per il personale dipendente nella sanità che oggi è in sciopero). Nonostante i tassi siano scesi marcatamente, nei prossimi tre anni l’Italia spenderà una cifra pari al 5% del proprio PIL per far fronte agli interessi sul debito. E gli altri pagano così tanto?

Vediamo un po’:
interessi

Nel 2009 la malconcia Spagna (campione del mondo) ha pagato interessi pari all’1,9% del proprio PIL e la maggior parte dei paesi del grafico (molti dei quali hanno saldi primari peggiori dell’Italia) non arriveranno a pagare più del 3% nei prossimi anni. Praticamente, sempre che i tassi di interesse non salgano nei prossimi anni, rispetto alla maggior parte dei paesi UE sborseremo strutturalmente il 2% in più in termini di PIL per servire il pagamento degli interessi sul nostro debito.

Quindi – è vero – siamo bravi perché abbiamo un avanzo primario, ma è una virtù di necessità che non ci porta ad alcun beneficio finale e, anzi, ci impedisce di mettere in atto misure per stimolare la domanda.
Alla fin fine abbiamo pensioni più povere, un welfare state sgarrupato, una crescita anemica (il tasso di crescita potenziale è del 0,2% per ammissione stessa del MEF) e l’austerity che incombe per far sì che Giulietto possa bearsi di un bellissimo saldo primario positivo e pagare gli interessi.

Per carità, sempre meglio che un saldo primario negativo associato a interessi del 5% sul PIL, ma cerchiamo di non vantarci per quei grafici colorati.

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2 commenti su “Indefiniti deficit

  1. Il secondo grafico mi stupisce: perche' nel 2009 c'e` una differenza cosi` grande fra gli interessi pagati dall'Italia e quelli della malconcia Spagna? Ancora piu` strano mi sembra il fatto che la Germania paghi di piu` di Spagna e UK…?

  2. Il secondo grafico mi stupisce: perche' nel 2009 c'e` una differenza cosi` grande fra gli interessi pagati dall'Italia e quelli della malconcia Spagna? Ancora piu` strano mi sembra il fatto che la Germania paghi di piu` di Spagna e UK…?

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