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La Cina non è cretina. L’Europa sì.
Inserito da danybus | luglio 17, 2010
Qualcuno avrà notato negli ultimi giorni l’intensificarsi dei commenti provenienti da Pechino sullo stato dell’Unione Monetaria Europea. Prima l’acquisto di 1 miliardo di bond spagnoli da parte del SAFE (l’autorità cinese che gestisce le riserve in valuta estera), poi le esternazioni del premier Wen Jiabao che, durante una visita di stato in Germania, ha commentato la politica di ripartizione delle riserve valutarie cinesi (tema sul quale la Cina tende ad essere misteriosa ed omertosa) dichiarando che nonostante le recenti turbolenze sui mercati del debito sovrano degli stati europei, la Cina continuerà ad investire sostanzialmente in titoli di stato europei.
Risultati. Grazie ai soldi e alle parole di Pechino, i rendimenti sul decennale spagnolo si sono assestati sotto quota 4,5% e le tensioni sui mercati del debito sovrano europeo si sono calmate. Il cambio Eur/Usd è risalito dai minimo di 1,18 fino a quota 1,30 (+10%) in un mese e mezzo.
Bene. Attenzione però. Il voto di fiducia cinese sembra avere ragioni opportunistiche. Dal momento che il valore del CNY (Remimbi-Yuan) è agganciato all’USD, il calo dell’Euro nei confronti dell’USD ha comportato un parallelo calo dell’Euro nei confronti del CNY e, di converso, una rivalutazione dello stesso nei confronti dell’Euro (15% da inizio anno).

Nel frattempo, cedendo (o facendo finta di cedere) alle pressioni dei propri partner commerciali, la Cina ha avviato una lentissima rivalutazione del CNY nei confronti dell’USD. Alla risonanza mediatica dell’annuncio, non è corrisposta un’ampiezza dei movimenti valutari. In due mesi lo Yuan non è sceso di neanche l’1% nei confronti del dollaro.

Riassumendo. Le nostre esportazioni verso gli Stati Uniti saranno meno competitive per il rafforzamento dell’Euro. Le importazioni cinesi in Europa riprenderanno ad essere competitive grazie alla svalutazione del CNY nei confronti dell’Euro (che è il risvolto della rivalutazione dell’Euro nei confronti dell’USD) e in Cina dovremo fare i conti con imprese americane che nel prossimo futuro beneficeranno di una svalutazione moderata e progressiva del CNY nei confronti dell’USD.
Si è letto che la miniripresa in Europa è stata trainata negli ultimi due trimestri dagli incentivi governativi, dall’export e da una politica monetaria accomodante. Il giro di boa del secondo semestre si presenta con costi del debito per imprese e famiglia (euribor) in netto rialzo, piani di austerity generalizzati (bye bye incentivi e buste paga rimpolpate per stimolare i consumi) e mercato dei cambi meno favorevole per l’export.
Preoccupa il fatto che gli stati europei sembrano avere politica monetaria e fiscale totalmente in balia degli eventi e di forze esterne. Speriamo che Wen Jiabao gestisca il tutto con equilibrio.
P.S. stupisce che, mentre negli Stati Uniti ci si lamenta della politica monetaria cinese (vista come sostegno improprio ai suoi esportatori), qui in Europa siamo tutti contenti se la Cina compra bond spagnoli e fa apprezzare l’Euro.
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