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L’asilo europeo
Inserito da danybus | giugno 18, 2010
I summit di Bruxelles somigliano sempre più all’ora di ricreazione di un asilo di ventisette scalmanati.
L’Unione Europea deve (dovrebbe) affrontare urgentemente diversi problemi che ne stanno minando il fondamento stesso: i gap di competitività tra paesi del nord e paesi mediterranei; i deficit delle finanze pubbliche; la crescita stagnante; la debolezza del sistema finanziario; gli squilibri tra flussi di capitale.
Il gran fermento di riunioni tra ministri dovrebbe essere indirizzato alla stesura di nuove regole e nuovi meccanismi che diano un nuovo slancio all’Unione (si parlava di un accelerazione del processo di integrazione fiscale e governance economico-politica), invece l’interesse dei diversi governi sembra quello di far emergere i problemi degli altri, anziché risolvere quelli comuni.
La Germania vuole rigore sui conti pubblici (suo punto di forza)? Ecco che l’Italia insiste per regole che tengano anche conto del debito privato con l’unico scopo di far vedere quanto gli altri siano messi peggio. Quanto a debito privato la Spagna è messa malissimo, ma dispone di un sistema bancario in grado di resistere meglio alla recessione, grazie agli accantonamenti anticiclici che le regole della banca centrale spagnola hanno imposto alle banche iberiche durante i periodi di vacche grasse. Ecco quindi che la Spagna insiste perché l’Unione Europea pubblichi i risultati dei cosiddetti “stress test” sulle banche europee, così da mostrare quanto siano messe male le banche regionali tedesche e le banche italiane esposte molto sulle PMI in difficoltà. A Londra si scambiano grossi quantitativi di CDS che segnalano al mercato le aspettative degli operatori sulla sostenibilità del debito emesso da pesi e aziende? La Francia allora, che è il paese più esposto al debito dei paesi cosiddetti periferici, vorrebbe delle regole che limitino e supervisionino il trading di questi strumenti danneggiando Londra e le sue banche, che dal trading di quegli strumenti guadagna non poco in commissioni di intermediazione.
In tutto ciò, dai ministri dell’Unione non si è spesa neanche una parola su come risolvere il problema più grande dell’Unione Europea: stimolare la crescita in modo omogeneo tra i suoi ventisette scalmanati.
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