Credit Crunch 2.0

E’ noto il meccanismo con cui le crisi dei titoli sub-prime e di Lehman si sono trasmesse alla cosiddetta economia reale. Il crollo di quei titoli e il fallimento di un importantissimo intermediario internazionale hanno colpito severamente i bilanci delle banche, che poi hanno cominciato a chiudere i rubinetti del credito. Il fenomeno non si è limitato solo alle banche esposte su quei titoli tossici, ma su tutto il sistema bancario. In mancanza di chiarezza su quali banche fossero più esposte a perdite, i vari istituti finanziari sono stati molto riluttanti a trattare con altre controparti bancarie e il mercato interbancario ha semplicemente smesso di funzionare. Ciò si è tradotto in un’impennata dell’Euribor, che misura il costo a cui le banche si prestano fondi l’un l’altra e che è il parametro di riferimento a cui vengono indicizzati i prestiti a imprese e famiglie.

Uno dei pericoli più grandi della crisi del debito pubblico greco è che si ripetesse lo stesso copione, con i bilanci delle banche europee nuovamente ammaccati da perdite su titoli greci (o di altri paesi finanziariamente poco solidi) e quindi un nuovo credit crunch su scala ancora più grande. Scongiurare quello scenario era uno degli obiettivi principali dell’intervento “nucleare” di inizio maggio da parte dell’Unione Europea e della BCE.

Eppure, l’Euribor è salito marcatamente da quel giorno, superando i livelli di inizio anno senza che dalla BCE siano arrivati segnali di rialzo dei tassi.

I piani di austerity funzionano e non hanno impatti negativi sulla crescita solo quando sono accompagnati da politiche espansive sul fronte monetario (una svalutazione dei cambi, un’abbassamento del costo del denaro). Per il momento il mercato dei cambi (l’Eur/Usd) sta aiutando una parte d’Europa. Una parte, perché a beneficiare di una svalutazione sono soltanto le economie particolarmente orientate all’export (e.g. Germania, Italia). Sulla politica monetaria c’è da dire che i tassi sono già molto bassi e difficilmente si potrà essere ancora più accomodanti (Zero-bound). Ma è preoccupante che non solo non si riesca a far scendere i tassi, ma che questi stiano salendo. Stiamo assistendo a una lenta politica restrittiva su quel fronte, con le banche che ricominciano a razionare la liquidità sul mercato interbancario. Se l’Euribor dovesse continuare con questo trend, in un contesto in cui i governi d’Europa si imbarcano in piani di austerity, bye bye crescita, welcome back depressione.

euribor

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