Scaffali elettronici (Apple contro Amazon)

Ora che sto scrivendo questo post con un iPad, sarei tentato di dilungarmi in un’approfondita recensione di questo costoso giocattolo per trentenni iperconnessi, ma dal momento che sono arrivato relativamente tardi rispetto ai colleghi blogger americani e agli italiani che non hanno potuto fare a meno di stupire i propri connazionali con un acquisto dal Nuovo Mondo, vi risparmierò l’ennesimo giro di parole per dire: è fighissimo, costa molto, non sostituisce il computer e non sostituisce il telefono. Lo sapevate già, vero?

Per il mio primo post scritto da iPad vorrei soffermarmi invece sugli eBook. Tranquilli: non entrerò anch’io nella diatriba che vede opposti sostenitori dell’inchiostro elettronico contro i sostenitori dei display retroilluminati, né voglio spiegarvi che è difficile leggere un libro sull’iPad in spiaggia.

Parliamo di business e di sghei, invece. Apple, in qualità di distributore elettronico di contenuti che gode di un invidiaibile monopolio grazie ai suoi dispositivi (iPod, iPhone, iPad), ha sempre trattenuto una discreta gabella dagli editori sui brani acquistati tramite iTunes Music Store; è arrivata persino a far valere le proprie politiche commerciali per la determinazione dei prezzi dei brani. Con l’iPad e con l’iBook Store, Apple adesso prova a replicare quel modello di business sulla distribuzione degli ebook da leggere sull’iPad, ma deve fare i conti con Amazon che è partita con un po’ d’anticipo con il suo Kindle.

Mi sarei aspettato che la concorrenza fra Apple e Amazon si giocasse unicamente sulle piattaforme hardware: Kindle contro iPad. Una volta che scegli di leggere i libri con il Kindle li compri su Amazon, proprio come una volta che decidi di ascoltare la musica con l’iPod la compri su iTunes Music Store (nel mercato dei libri, in cui non si sono ancora sviluppata fonti piratescamente gratuite, il legame tra hardware e “store” elettronico dovrebbe essere ancora più forte).

Invece no, anzi ni. Una delle applicazioni più scaricate per iPad è Amazon Kindle, che consente di trasferire e leggere sul proprio iPad gli acquisti del Kindle. Io, che il Kindle non l’ho mai avuto, provo a scaricare l’applicazione e mi accorgo con grande sorpresa che posso acquistare libri direttamente con il mio account di Amazon. Per l’acquisto l’applicazione ti reindirizza verso una pagina web di Amazon (altrimenti sfruttando il meccanismo dell’in-app-purchase Amazon dovrebbe versare la gabella ad Apple), ma devo dire che su un dispositivo come l’iPad fare un acquisto via web non è così scomodo come potrebbe esserlo sul piccolo schermo dell’iPhone.

E così mi sono comprato in un minuto The Year of the Flood di Margaret Atwood senza passare dall’iBook Store di Apple. La distribution fee è andata direttamente ad Amazon senza che Apple ne abbia visto un centesimo.
Ora, questo è stato un acquisto di prova, ma la prossima volta che dovrò comprare un libro in formato elettronico, andrò sicuramente a comparare i prezzi fra i due negozi. Suppongo che le case editrici, dovendo scegliere dove e come far distribuire i propri contenuti, riusciranno a mettere in concorrenza sulle distibution fee Amazon ed Apple più di quanto non siano riuscite a fare le case discografiche.

Mi chiedo come mai Apple, che ha il pieno controllo sulle applicazioni che si possono installare sui suoi dispositivi, abbia permesso un attacco del genere al suo collaudato modello di business. Una spiegazione potrebbe essere la deterrenza suscitata da autorità per la concorrenza sempre più severe nei suoi confronti, ma forse ci potrebbe essere anche una motivazione più sottile. Il Kindle di Amazon è sicuramente un dispositivo migliore per la lettura dei libri (se non altro perché è stato progettato per fare solo quello), ma permette di leggere solo i contenuti acquistati da Amazon (e i PDF/Ebook gratuiti). Apple potrebbe pretendere alla lunga una sorta di reciprocità e pretendere di far sbarcare iBook Store sul Kindle.

Insomma, dopo neanche 24 ore di utilizzo, questo costoso giocattolino per trentenni iperconnessi mi ha già fatto capire quanto cambieranno i modelli di business. Sul come, nessuno lo sa.

(posted by WordPress for iPad)

P.S. Chi ha detto che è scomodo scrivere su quest’affare?

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