Gli agrumi israeliani della Gdo italiana

ShowThumbnail.jpegEra parecchio che non scrivevo nulla su Israele e quell’antipatica amalgama tra terzomondismo e antisemitismo che avviluppa l’opinione pubblica e la stampa di molti paesi europei. Non che in questi mesi non mi sia mai capitato di imbattermi in episodi censurabili e spiacevoli da questo punto di vista, ma la presunzione di parzialità e partigianeria mi fa partire con un handicap d’autorevolezza; l’appartenenza alla religione ebraica non mi permetterebbe di esprimermi distaccatamente su tutto ciò che riguarda il medioriente. Ne prendo atto e limito al minimo le mie esternazioni scritte sulla questione. Questo almeno finché non mi capita di leggere le dichiarazioni di un “Direttore Qualità di Coop Italia” su un articolo di Corriere.it, articolo che sembra uscito più dalla piuma di José Bové che da quella di un giornalista.

L’articolo riguarda la decisione di Coop Italia e Conad di non importare più la frutta di un noto esportatore israeliano: la Agrexco. La Agrexco non è nuova alle cronache. Come per tutto ciò che è Made in Israel, anche la Agrexco è da tempo bersaglio di una serie di iniziative promosse da consumatori responsabilmente attivi che ritengono di poter risolvere la questione mediorientale boicottando i prodotti dei cattivi israeliani (come se danneggiare l’agricoltura israeliana possa davvero aiutare le due popolazioni a convivere pacificamente). I promotori di questo tipo di campagne si diranno immancabilmente pacifisti e a favore della pace, eppure ogni loro iniziativa è diretta non a favorire dialogo e pace, non a sollevare la parte palestinese da miseria e segregazione, ma solo ed esclusivamente a danneggiare la parte israeliana.

Che ci siano in circolazione degli scalmanati che si rifiutano di comprare arance israeliane è deprecabile ma plausibile nell’ambito delle scelte idiote (nel senso greco dell’aggettivo) che ognuno di noi può liberamente prendere. Che un colosso della grande distribuzione decida invece di cedere alle pressioni di quegli scalmanati privando la propria clientela dei prodotti provenienti da una delle aziende d’export agricolo più note al mondo è bizzarro e deplorevole. Ancor più quando dietro parole capziose e viscide si nasconde una patente scelta di carattere politico, se non ideologico.
Ci si ripara dietro al paravento politicamente corretto della tracciabilità:

Maurizio Zucchi, direttore Qualità di Coop Italia, spiega come sui prodotti dei marchi Agrexco non sia specificata la provenienza precisa (Israele o Territori palestinesi), sottolineando come «questa modalità di tracciabilità commerciale non risolva l’esigenza di un consumatore che voglia esercitare un legittimo diritto di non acquistare prodotti di determinate provenienze, in quanto l’informazione – pur seguendo il prodotto dal punto di vista doganale e fiscale – non è tuttavia presente in etichetta». Conseguentemente, «abbiamo deciso di sospendere gli approvvigionamenti di merci prodotte nei territori occupati e quindi valutare se esistano possibilità di specificare maggiormente l’origine del prodotto, al fine di consentire per il consumatore finale una reale distinzione tra i prodotti made in Israel e quelli eventualmente provenienti dai territori occupati».

Ora, qualcuno spieghi a Zucchi che in quel piccolo lembo di Terra Promessa fra Giordano e Mediterraneo esiste un solo stato: Israele. Viene battuta una sola moneta: il Nuovo Shekel Israeliano. C’è quindi una sola area doganale: Israele. E’ spiacevole, lo scrivo con sincerità, ma è così. I Territori oggi sotto l’amministrazione dell’Autorità Palestinese (Gaza, Cisgiordania, West Bank) facevano parte un’area amministrativa che era stata affidata all’OLP dopo gli accordi di Oslo, senza che però si sia mai formato uno stato con un proprio apparato (infatti si parla di “Autorità Palestinese”, non di “Stato Palestinese”), un proprio esercito, una propria moneta e una propria area doganale. Agrexco dichiara che solo un 5% dei suoi prodotti viene coltivato in Cisgiordania (come se poi fosse un crimine che un’azienda israeliana coltivi terreni – pagandoli – in un territorio palestinese dando lavoro prezioso in un’economia depressa dalla disoccupazione). Niente da fare, però: Zucchi pretende che la Agrexco si inventi un’area doganale e specifichi chiaramente in etichetta quali arance sono stata coltivate in Cisgiordania e quali in Israele. Come farebbe altrimenti il consumatore a scegliere consapevolmente e a schierarsi nello scacchiere politico internazionale quando beve una spremuta? Non si fa, piuttosto non importo nessun prodotto di Agrexco.
Tanta premura verso il consumatore è davvero encomiabile. Quasi quasi ne approfitto per chiedere alla Coop di eliminare tutte le mele Melinda dagli scaffali. Io che sostengo la causa degli indipendentisti del Sud Tirolo voglio capire da dove provengono quelle mele e non mi basta la dicitura Italia. Che dire poi delle aziende francesi che esportano agrumi etichettandoli come agrumi francesi? Io che sostengo la cause dei corsi, voglio sapere se le aziende francesi mi stanno rifilando arance provenienti da colonizzazioni in Corsica.

I toni enfatici dell’articolo pubblicato da Corriere.it destano qualche sospetto e la firma “www.redattoresociale.it” in calce lascia pensare a un proclama ufficiale più che a un articolo d’informazione. Per capirci qualcosa, conviene andare sulla stampa specializzata. Germano Fabiani, responsabile acquisti di Coop Italia ha subito smentito il collega Maurizio Zucchi dichiarando ad Eurofruit Magazine:

There had been no change to the group’s procurement arrangements with regard to Israeli produce. Imports and purchases of goods from the occupied Palestinian territories are suspended, but not goods from the whole of Israel.

Territori occupati? West Bank e Cisgiordania vengono comunemente definiti Territori dell’Autorità Palestinese, ma suppongo che l’espressione “Territori Occupati” possa aiutare a rendere meno gravi le esternazioni Zucchi.
Anche Gianluca Covilli di Conad, interpellato da Eurofruit, corregge il tiro sul boicottaggio :

We do not currently have any Israeli products in our range, but talk of a boycott is wrong

Ecco ora lo sapete e potete fare le vostre scelte da consumatori consapevoli: se volete esser ragionevolmente certi di non comprare agrumi proveniente dai “Territori Occupati”, potete andare tranquillamente alla Coop. Se invece volete esser certi di non comprare alcun frutto israeliano (non essendo specificato in etichetta quali agrumi vengono dai Kibbutz israeliani e quali dalla Cisgiordania), lasciate perdere la Coop (che ne è piena) e andate alla Conad che non importa agrumi israeliani per non sbagliarsi, pur non partecipando al boicottaggio, s’intende.

Io, per me, continuerò a fare la spesa dove posso scegliere la frutta migliore al costo migliore riservandomi eventualmente di non acquistare prodotti che vengono da aziende che non mi piacciono, senza che la GDO mi imponga le scelte di alcuni scalmanati. Bye bye Conad, bye bye Coop (la prossima volta curate meglio le relazioni esterne evitando di far parlare i vostri responsabili qualità con redattoresociale.it )

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5 commenti su “Gli agrumi israeliani della Gdo italiana

  1. L'antisemitismo nascosto (?) è ancora vivo e vegeto, e boycottare gli agrumi israeliani ne è semplicemente una manifestazione subdola e stupida.
    Sono sempre stato stupito di vedere quanto gli stessi musulmani sono considerati vittime (di Israele) in Palestina e insopportabili prepotenti quando arrivano in Italia. e vorebbero minaretti…
    Ho amato molto l'immagine del colonialismo francese in Corsica…

  2. NOTA STAMPA

    Bologna, 25 maggio 2010 – In merito alle notizie apparse sulla stampa circa la denuncia da parte di alcune organizzazioni umanitarie relativa alla commercializzazione di prodotti che sarebbero stati coltivati nei Territori Occupati della Palestina, Conad puntualizza quanto segue:

    – non è in atto alcuna attività di boicottaggio da parte di Conad; a lanciare campagne di boicottaggio sono le associazioni delle diverse parti in causa che vorrebbero coinvolgere e condizionare Conad, come ben si evince dalle oltre 600 pagine web;

    – come già precisato nella nota diffusa ieri alle agenzie, Nordiconad non intrapreso alcuna azione di boicottaggio, ma ha solo richiesto informazioni al fornitore;

    – quanto sia strumentale questa vicenda lo testimonia il fatto che il prodotto in questione – il pompelmo proveniente da Israele – ha una sua stagionalità che, come ben sanno gli operatori, si è conclusa ad aprile; quando le produzioni di pompelmo saranno nuovamente disponibili, le forniture proseguiranno regolarmente;

    – Conad, contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di informazione, non ha mai sospeso forniture di prodotti – ortofrutta o altro – da Israele.

    Diffidiamo pertanto ogni soggetto dal lanciare o riportare notizie imprecise, non veritiere e già destituite da ogni fondamento.

    Conad si riserva infine di tutelare il proprio nome e gli interessi della catena in ogni sede competente.

    Ufficio stampa Conad
    HOMINAPDC Comunicazione Relazioni Pubbliche
    Via Del Monte, 10 – 40126 Bologna
    Tel. +39.051.264744 / Fax. + 39.051.222190

  3. Hanno aggiornato l'articolo originale sul Corrierone. A giudicare dalla chiosa finale sui boicottaggi anti-israeliani direi che il redattoresociale ha colpito ancora…

  4. 1. In una società dove il consumo è una parte tanto importante dell'agire sociale, il boicottaggio come non consumo mi pare un diritto sacrosanto; 1.1 Se fosse idiota lo sarebbero anche gli embarghi (boicottaggi che gli Stati vorrebbero che tutti rispettassero): da Cuba, al Sudafrica fino a quello minacciato all'Iran 2. Israele, che e' un ente politico, considera come propri territori anche quelli che non sono suoi secondo risoluzioni onu o sono formalmente di guerra. Territori dove si verificano insediamenti illegali, che non sono solo un caso estremo di abusivismo edilizio, perche' i coloni hanno la simpatica abitudine di cistruire fattorie. 3 Condivido comunque la tua perplessita', la COOP per coerenza dovrebbe boicottare tutta quella paccottiglia (scarpe, abbigliamento, utensili) che vende nei propri supermercati prodotti in molti casi in spregio ai piu' elementari diritti umani.

  5. 1. In una società dove il consumo è una parte tanto importante dell'agire sociale, il boicottaggio come non consumo mi pare un diritto sacrosanto; 1.1 Se fosse idiota lo sarebbero anche gli embarghi (boicottaggi che gli Stati vorrebbero che tutti rispettassero): da Cuba, al Sudafrica fino a quello minacciato all'Iran 2. Israele, che e' un ente politico, considera come propri territori anche quelli che non sono suoi secondo risoluzioni onu o sono formalmente di guerra. Territori dove si verificano insediamenti illegali, che non sono solo un caso estremo di abusivismo edilizio, perche' i coloni hanno la simpatica abitudine di costruirci fattorie. 3 Condivido comunque la tua perplessita', la COOP per coerenza dovrebbe boicottare la paccottiglia (scarpe, abbigliamento, utensili) che vende nei propri supermercati prodotta in molti casi in spregio ai piu' elementari diritti umani.

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